LE IMPRESE

Macchine per granite e gelati Spm
«Ricerca, qualità e innovazione: ecco la ricetta del nostro successo»

SPILAMBERTO (Modena)

«LA NOSTRA è un’azienda nata quasi 60 anni fa dal coraggio di mio padre Umberto. A lui venne l’idea di fare distributori di bevande partendo da un garage con tanti debiti», racconta Massimo Grampassi, direttore commerciale estero di Spm Drink Systems S.p.A. Dal garage degli anni 60 a oggi, l’azienda ha fatto tanta strada. In oltre 50 anni la gamma delle macchine prodotte si è ampliata, partendo dai primi refrigeratori, ai frigobibite, passando ai distributori automatici fino alle macchine per le granite («che sono ancora il nostro core business»). Anche il vertice aziendale si è modificato con l’ingresso, nel 1996, dei 3 figli (Monica, Massimo ed Enrico). La seconda generazione ora è a capo di un azienda internazionale presente in 90 Paesi che, a colpi di investimenti e acquisizioni, oggi va alla conquista del mercato del gelato.

Come spiega il vostro successo?

«Abbiamo scelto di puntare tutto sulla qualità. Poi, armati di determinazione e competenze, abbiamo approcciato multinazionali alimentari e importanti aziende produttrici di preparati e semilavorati per il settore Ho.re.ca. Un altro elemento chiave è essere presenti alle più importanti fiere del settore, come Host a Milano. Ma l’aspetto più importante è stato il passaparola e oggi siamo orgogliosi di essere partner di prestigiosi marchi nazionali e internazionali. Poi ci somno tutti i nostri collaboratori che credono e sono parte di questo successo».

Come avete fatto a battere i vostri concorrenti?

«Mantenendo altissimi standard qualitativi, investendo in ricerca e innovazione, concentrandoci sulle esigenze del nostro cliente per fornire un servizio unico. Per essere ancora più vicini ai nostri clienti abbiamo creato una società ad hoc (KService), che segue il post vendita e si occupa di assistenza tecnica e ricambistica per il mercato nazionale. Soltanto noi garantiamo un tale servizio di qualità in tempi rapidi».

La crescita di questi anni non ha allentato il rapporto con il territorio?

«Produciamo tutto qui, in provincia di Modena. Siamo molto legati al nostro territorio. Qui abbiamo ampliato la gamma e siamo diventati leader di mercato anche grazie agli erogatori di bevande calde. L’investimento sulle attrezzature per l’erogazione di orzo e ginseng è stato fondamentale per farci emergere».

E la ricerca?

«Siamo stati i primi a sviluppare e brevettare la vasca di contenimento a doppia parete per le macchine da granite, che offre notevoli vantaggi. La nostra attenzione è anche verso soluzioni che mirino al rispetto dell’ambiente».

Gli investimenti?

«Per sancire ufficialmente il nostro ingresso nel settore delle macchine per il gelato soft, a inizio anno, abbiamo acquisito la quota di maggioranza di Klimagel, un’azienda in provincia di Bari. Questa acquisizione ci ha permesso di completare la gamma delle attrezzature per il gelato soft, dandoci la possibilità di offrire macchine ad alta capacità produttiva (fino a 600 coni all’ora). Le nuove macchine hanno ottenuto un riscontro molto positivo e questo ci ha permesso di entrare in nuovi mercati».

E sulle strutture?

«Il nostro è uno stabilimento di oltre 10mila metri quadri ma la crescita è talmente forte che gli spazi sono stretti. Per questo stiamo realizzando un nuovo stabilimento, sempre a Spilamberto, tutto dedicato alle macchine da gelato soft da banco. La previsione è di inaugurarlo entro la fine dell’anno. Vorrei ringraziare l’amministrazione comunale di Spilamberto e il sindaco che si sono sempre dimostrati molto disponibili in tale iniziativa»

Come va con la ricerca del personale?

«Facciamo un po’ di fatica a reperire personale con competenze frigo-tecniche adeguate. Le scuole professionali dovrebbero concentrarsi nella formazione di competenze fortemente specialistiche, oggi difficili da trovare».

Che consiglio si sente di dare ai giovani?

«La qualità più importante per svolgere questo lavoro è la modestia. Oggi tutti pensano di poter fare l’export manager e che sia sufficiente la competenza linguistica, ma non è così. Questa figura rappresenta una cultura, una tradizione, i valori legati ad un paese e quelli dei prodotti che stai vendendo. Tanti ragazzi pensano di sapere già tutto. Io, all’inizio ho fatto molti errori ma ne sono grato perché è così che ho imparato. Quello che mi sento di consigliare ai giovani è sapersi proporre ed essere propositivi sempre, c’è sempre qualcuno che ti può insegnare qualcosa».

Alberto Pieri

Tendenze Senza uova né latte: volano coni e coppette vegani

MILANO

UN GELATO SENZA UOVO né latte. Sembra un controsenso, ma la moda vegan ha toccato anche il mondo dei dolci gustosi. Lo spiega una ricerca dell’Osservatorio della Federazione internazionale pasticceria, gelateria e cioccolateria (Fipgc) che ha analizzato le tendenze relative alle preferenze e ai consumi di gelato in Italia e nel mondo. In Italia si è registrato nelle ultime settimane un vero e proprio boom del gelato senza uova e senza latte: +30% nei consumi. Ancora una nicchia, d’accordo, ma in decisa crescita, in linea del resto con le nuove mode salutiste, sempre più diffuse fra i consumatori, soprattutto i più giovani. «Il nostro gelato è qualitativamente il migliore del mondo – è sicuro Roberto Lestani, presidente della Fipgc –, non solo perché il gelato moderno lo abbiamo inventato noi, ma soprattutto perché nel tempo siamo stati capaci di perfezionarlo e innovarlo».

DUNQUE, era solo questione di tempo perché la domanda di prodotti senza derivati animali lambisse anche questo remunerativo settore. «L’aumento delle intolleranze e la diffusione della scelta veg – spiega ancora Lestani – ha spinto molti artigiani a trovare soluzioni valide dal punto di vista dell’equilibrio e del sapore». Le alternative al latte più ricorrenti sono il latte di soia e il latte di riso. Al posto delle uova invece (che fungono da emulsionante e addensante naturale) si utilizzano proteine a base di soia e naturali che ricreano la medesima struttura del gelato.

Di |2018-10-02T09:24:26+00:0006/07/2018|Focus Agroalimentare|