LE FIBRILLAZIONI DEI MERCATI

Buoni del Tesoro, febbre da spread
Occhi puntati sulle agenzie di rating
«Italia fuori dall’Euro? Ipotesi remota»

Andrea Telara
MILANO

L’UNICA COSA sicura, almeno per adesso, è che sui mercati ci sarà grande volatilità. Lo pensa pure Oliver Blackbourn, gestore per le strategie multi-asset della casa d’investimenti internazionale Janus Henderson. Come molti suoi colleghi, anche Blackbourn segue da vicino le cronache finanziarie degli ultimi giorni, che hanno avuto come protagonisti i Btp, cioè i Buoni del Tesoro italiani di scadenza medio lunga. Dopo il braccio di ferro sulla manovra economica ingaggiato dal governo di Roma con le autorità di Bruxelles, le quotazioni dei Buoni del Tesoro sono colate a picco, facendo crescere i loro rendimenti e lo spread Btp/Bund, cioè il differenziale d’interesse tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi. Questo perché gli investitori temono un deficit italiano più alto del previsto e una rottura tra l’esecutivo di Roma e l’Europa, che potrebbe addirittura portare il nostro Paese al di fuori dell’Eurozona. È una prospettiva credibile? Blackbourn non crede che questo scenario possa avverarsi e che, alla fine, «prevarrà il pragmatismo». Anche perché, è bene ricordarlo, il fatto che il debito italiano possa diventare insostenibile a causa dell’uscita dall’euro è un’ipotesi contro cui tutti fanno gli scongiuri, visto quel che è successo negli anni scorsi in Grecia, un Paese la cui economia non ha certo la stessa importanza di quella italiana.

CERTO, i rischi che gli investitori si trovano attualmente di fronte non vanno sottovalutati, per una ragione molto semplice: «Entro fine anno l’Italia deve collocare sul mercato 90 miliardi di euro di titoli di Stato per rifinanziare il suo debito – dice Blackbourn – e altri 277 miliardi saranno collocati nel 2019». Si tratta di cifre significative che spingono i gestori dei fondi a stare in guardia e a mettere in conto tutti i possibili rischi. Non va dimenticato, infatti, che il debito italiano potrebbe subire presto un declassamento da parte delle agenzie di rating che, per il momento, assegnano ai Btp una valutazione attorno alla tripla B, il giudizio che fa da spartiacque tra i titoli di qualità e i cosiddetti junk bond, le obbligazioni spazzatura. Un possibile abbassamento del rating del nostro Paese o una multa dell’Europa all’Italia per deficit eccessivo avrebbero dunque come effetto principale un ulteriore calo dei prezzi dei Buoni del Tesoro, seguito poi da un successiva fase di alti e bassi. Meglio dunque muoversi con prudenza, anche se i rendimenti dei Btp sono oggi allettanti: quelli con scadenza sopra i 10 anni, per esempio, danno un interesse di circa il 3% lordo (2,5% circa al netto di tutte le tasse, compresa l’imposta di bollo).

TUTTAVIA, non va dimenticato che i titoli di lunga scadenza subiscono notevoli fluttuazioni nei prezzi, non appena ci sono turbolenze sui mercati. Per questo gli esperti di Ubs Global Wealth Management consigliano di acquistare soltanto Buoni del Tesoro con vita residua breve, inferiore a due anni, un arco di tempo entro il quale l’ipotesi di un fallimento dell’Italia è assai remota. Il rendimento di questi titoli con scadenza corta è oggi interessante, attorno all’1,6-1,7% annuo, che corrisponde all’1,4-1,5% al netto delle imposte. Certo, si tratta di poca cosa rispetto alle cedole ben più generose che le obbligazioni regalavano fino a qualche anno fa. Vista l’aria che tira, però, è meglio accontentarsi anche perché i titoli di Stato considerati più sicuri come i Bund tedeschi o gli Oat francesi danno un rendimento inferiore all’1% anche nelle scadenze medio-lunghe. Ben più generosi sono i Treasury bond, le obbligazioni governative degli Stati Uniti, dove i tassi d’interesse hanno già ripreso da tempo a crescere e sono tornati sopra il 2%. Chi acquista i Treasury, ovviamente, deve mettere in conto il rischio di cambio essendo titoli denominati in dollari.

Di |2018-10-08T13:43:06+00:0008/10/2018|Dossier Economia & Finanza|