LE FIBRILLAZIONI DEI LISTINI

Crescita strutturale e bilanci sani:
meglio puntare su azioni di qualità
«Prudenza sui mercati emergenti»

Matteo Naccari
BOLOGNA

GERGELY Majoros è membro del Comitato investimenti di Carmignac, uno dei principali attori europei dell’asset management.

Majoros, quali sono le sue aspettative per l’economia mondiale?

«Siamo entrati nella fase di rallentamento del ciclo globale. Ancora più insolita però risulta essere l’attuale divergenza del momentum economico tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. La politica economica dell’amministrazione del presidente Trump è riuscita a prolungare il ciclo economico del paese, mentre le altre aree economiche del mondo – Europa, Giappone e mercati emergenti – stanno assistendo a un calo del proprio momentum economico».

Come valuta la situazione italiana? Suggerisce di investire in questo Paese?

«La nostra principale preoccupazione per gli asset italiani riguarda la sostenibilità del significativo debito pubblico del Paese in un contesto economico che presenta segnali di deterioramento. I principali indicatori economici evidenziano un ulteriore rallentamento dell’economia. Al tempo stesso, la visibilità sulla futura politica economica del nuovo governo resta relativamente limitata».

In generale, come suggerisce di investire nel 2019? E’ meglio una posizione aggressiva o difensiva?

«I mercati finanziari si trovano ancora in una situazione molto particolare. Infatti, il ciclo economico e quello monetario stanno per giungere al termine contemporaneamente. Preferiamo rimanere prudenti nonostante le recenti correzioni. In particolare, la riduzione della liquidità è un fattore da monitorare molto attentamente, perché si prevede che le Banche centrali riducano ulteriormente l’apporto di liquidità per i mercati. Per non subire l’impatto dell’inversione di rotta della traiettoria della liquidità, preferiamo evitare i segmenti di mercato che negli ultimi anni hanno beneficiato di abbondante liquidità, come i mercati del credito corporate ».

Azioni o obbligazioni?

«In questa fase, preferiamo investire in azioni di qualità, ovvero società che offrono una crescita strutturale e bilanci sani. Inoltre, in questa fase molto avanzata del ciclo, in cui è atteso un ulteriore incremento delle pressioni salariali e quindi l’inflazione potrebbe sorprendere al rialzo, un elemento fondamentale del nostro approccio di stock picking è selezionare aziende dotate di potere di determinazione dei prezzi (pricing power). Ci concentriamo quindi su società in grado di proteggere la propria marginalità facendo ricadere l’aumento dei costi sul cliente finale. Negli Stati Uniti vediamo un’analogia tra la situazione attuale e gli anni ’60, quando le cosiddette società ‘Nifty Fifty’ hanno ampiamente sovraperformato i mercati azionari. Si trattava di società dotate di pricing power, che quindi erano in grado di sostenere la crescita degli utili in un contesto di crescente inflazione, paragonabile a quello che ci aspettiamo per i prossimi trimestri. Adottiamo un atteggiamento cauto per quanto riguarda i nostri prodotti obbligazionari, poiché si sta verificando un cambiamento globale nel rapporto domanda- offerta nel reddito fisso. Stiamo assistendo a un calo della domanda a causa della riduzione del programma di acquisto di asset da parte delle Banche centrali, mentre l’offerta è in aumento, poiché molti Paesi necessitano di finanziamenti per futuri stimoli fiscali. Un mercato in cui si registra una così netta crescita dell’offerta non ci sembra interessante ».

E sulle valute?

«Negli ultimi mesi il dollaro è stato principalmente influenzato dalla relativa forza dell’economia statunitense rispetto alle altre regioni e dal ritmo crescente della riduzione del bilancio da parte della Fed. Riteniamo che queste tendenze siano state in gran parte state scontate dai mercati. Oggi siamo meno ottimisti sul dollaro, in quanto vediamo maggiore visibilità sulla normalizzazione della politica monetaria della Bce rispetto a quella della Fed. L’aumento dei twin deficit negli Stati Uniti dovrebbe iniziare a gravare anche sulla valuta statunitense».

Cosa ci può dire dei mercati emergenti?

«I venti contrari di tipo top down, in particolare il rallentamento della crescita e la riduzione della liquidità a livello globale, sono ancora presenti. Di conseguenza, nonostante la riduzione delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e il fatto che le valutazioni siano diventate più interessanti, riteniamo che sia ancora prematuro aumentare significativamente l’esposizione ai mercati emergenti ».

Fondi pensione Gli avvocati investono nelle infrastrutture

ROMA

NELL’ULTIMA classifica mondiale della competitività stilata dal World Economic Forum, alla voce ‘infrastrutture’ l’Italia figura al ventunesimo posto, preceduta in Europa non soltanto da Germania, Francia e Gran Bretagna, ma anche da Paesi le cui economie pesano meno della nostra all’interno dell’Ue come Olanda, Spagna e Belgio, per citare soltanto i più importanti. Il deficit infrastrutturale è per definizione un freno allo sviluppo e alla produzione di ricchezza, ma nel mondo rappresenta una grande opportunità, soprattutto per gli investitori istituzionali. Secondo l’Official Monetary & Financial Institutions Forum, un gruppo di ricerca indipendente basato a Londra, i grandi fondi hanno in programma a livello globale investimenti in infrastrutture per 130 miliardi di dollari entro i prossimi due anni. Molti fondi pensione americani hanno deciso di raddoppiare la quota di questa tipologia di investimenti nel loro portafoglio. «Ma anche per gli investitori istituzionali italiani, in primo luogo per i fondi pensione, gli impieghi nell’economia reale aprono spazi virtuosi», commenta il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello (nella foto).

IN PARTICOLARE gli investimenti in infrastrutture sono attraenti perché il loro rendimento non è legato all’andamento dei mercati finanziari, di cui non subiscono la volatilità, e nemmeno all’andamento dei cicli economici. «In Italia – ha sottolineato Corbello – sono già state realizzate, o stanno per esserlo, iniziative che appaiono paradigmatiche. La Cassa Forense ha sottoscritto un importante impegno con il Fondo Europeo per gli Investimenti che opera a sostegno delle piccole e medie imprese; l’Ania, l’Associazione delle imprese di assicurazione, sta promuovendo la realizzazione di un fondo infrastrutturale per le proprie associate»

Di |2018-12-03T14:41:34+00:0003/12/2018|Dossier Economia & Finanza|