LE ECCELLENZE DEL MADE IN ITALY

Grandi bottiglie in piccole quantità
««Niente chimica, tutto naturale
Facciamo il vino come una volta»

Matteo Donelli

MONTECCHIO (Reggio Emilia)

«L’ESTATE 2018 ci ha fatto saltare il 50% della produzione, per colpa della peronospora che abbiamo deciso di trattare come sempre con bassi volumi di zolfo e rame per mantenere le viti e i terreni immacolati. Così è andato in fumo il 50% del nostro incasso annuale. E per una piccola cantina come la nostra è un disastro». Eppure i fratelli Storchi tengono duro. «Non siamo alla fame – precisa Gianni Storchi – Per fortuna abbiamo anche altri lavori che ci consentono di andare avanti nonostante il crollo della produzione. Ma se si vuole fare davvero il vino di altissima qualità che noi vogliamo, non ci sono alternative. Ogni anno lavori tanto ma sai che se sposi la cultura del vino totalmente naturale puoi rischiare tutto per una malattia trattata soltanto con prodotti naturali».

UNA PICCOLA cantina, vero gioiello dell’enologia italiana, situata nella zona storica del Reggiano, a Montecchio Emilia, nel cuore delle terre di Matilde di Canossa. In tre ettari i fratelli Gianni e Marco Storchi dal 1999 hanno deciso di adottare una politica radicale, estremista, quasi a livello militare. Dalla cura del terreno, la vite, la vinificazione e l’imbottigliamento. Regole ferree. A supporto enologhi di fama internazionale come l’amico Guido. Introdotto sin dall’inizio il metodo piemontese, niente irrigazione, niente trattamenti invasivi e ingaggio, nei periodi necessari, di potatori maestri. Potatori che per i costi assomigliano di più a parrucchieri di boutique milanesi. Tutto questo per ottenere il ‘vino naturale’. «Altro che certificazione biologica – aggiunge Gianni Storchi – o altri attestati di marketing che le aziende corrono a prendere. Noi abbiamo sposato una filosofia in modo totalitario. Quella di arrivare ad una produzione biodinamica concreta in ogni fase utilizzando solamente la nostra uva e che tutti i processi avvengano secondo natura a partire dalle fermentazioni spontanee con i propri lieviti indigeni. Non vogliamo scorciatoie, non vogliamo raccontare i nostri vini con slogan solo di facciata e poca sostanza».

TRE ETTARI. Davvero poca roba. Qualità come unico obiettivo. Quindicimila bottiglie nel 2017; l’anno prima furono undicimila. Nell’annata 2018, a causa della peronospora, rischiano di scendere sotto le 10mila unità. Potevano salvare parte della vendemmia con trattamenti chimici, «ma avremmo compromesso il lavoro di mantenimento in purezza del terreno – chiarisce Marco Storchi – Così avremo grandi bottiglie per poche quantità. Il vino in purezza, quello vero, quello che ambiamo ogni anno a fare noi, si ottiene solo così, curando ogni fase fino alla fermentazione spontanea in bottiglia».

LA CANTINA Storchi oggi fa parte dell’elite dei vini naturali: le cantine che fanno parte di questa nicchia raggiungono appena il 4% dell’intera produzione annua di vino nazionale. Professore di musica Marco, mentre Gianni è alla guida di una piccola agenzia grafica. «Piuttosto che abbassare la qualità e iniziare con il ‘doping chimico’ per aumentare la produttività – affermano i fratelli Storchi – siamo disposti a fare due, tre o addirittura anche quattro altri lavori per vivere e non pesare sui bilanci della cantina». È stato il padre, commerciante di bestiame a comprare quei terreni ciottolosi e argillosi negli anni Ottanta. Terreni speciali e un microclima unico grazie alla vicinanza del fiume Enza. «Nostro padre – racconta Marco – si metteva le mani nei capelli a vedere che tagliavamo grappoli per farli cadere a terra nonostante fossero perfetti, così potevamo concentrare le risorse e le energie della pianta in quei pochi rimasti; era per lui come buttar via il pane». I fratelli Storchi decisero che quei terreni avrebbero ospitato la tradizione del lambrusco ma anche sarebbe stato soprattutto un grande laboratorio sperimentale con l’introduzione di vitigni internazionali come cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc. Vitigni a guyot senza essere irrigati e concimati in primis e poi equilibrati solamente con trattamenti biodinamici a base di corno letame e corno silicio.

CONTADINI romantici che in punta di piedi vogliono essere parte di un ambiente e di una storia. Senza stravolgerla. Con eleganza e rispetto, consapevoli che la dignità di dare il meglio nella bottiglia non potrà mai essere barattata da nessun super fatturato.

Di |2019-02-12T09:52:22+00:0012/02/2019|Dossier Agroeconomy|