Innovazione, qualità e tracciabilità
Finittica punta sull’allevamento
delle ostriche a chilometri zero

Lorenzo Pedrini
GORO (Ferrara)

PRELIBATEZZE ricercate fin dall’antichità, raccolte o allevate nelle acque del territorio e frutto, con tanto di certificazione bio, della visione di chi punta su innovazione, qualità e tracciabilità. Parliamo dei molluschi, fulcro delle attività di Finittica, il polo industriale che, guidato da Enrico Bertaglia, fa della sede ferrarese di Goro il cuore di una filiera cooperativa ramificata almeno quanto il Delta del Po.

Bertaglia, di che cosa si occupa precisamente Finittica?

«Siamo una società giovane, sorta nell’agosto dello scorso anno dalle ceneri della storica Ittica San Giorgio e dedicata alla depurazione, al confezionamento e alla distribuzione di vongole veraci e cozze, che rappresentano il nostro vero core business, ma anche di numerosi altri molluschi bivalvi, dai lupini alle ostriche, e crostacei. Tutti, beninteso, di provenienza locale e certificata, che coinvolge numerosi altri soggetti e si estende ben più lontano».

Parliamo di prodotti raccolti in natura o di animali allevati?

«Un tempo avremmo trattato il 100% di prodotto pescato, ma ora, con i nostri molluschi duramente provati da pesca intensiva ed effetti dell’inquinamento, è sempre più necessario integrare con l’allevamento in cattività, che ormai vale il 70% dei nostri volumi totali, commercializzati, fra grossisti e grande distribuzione, in tutta Italia e in vari altri Paesi europei».

Nel vostro caso, però, si tratta di allevato ‘fatto in casa’.

«Questo è ciò che ci rende unici, perché Finittica, nonostante i 14 milioni di euro di fatturato, è solo l’anello finale di un progetto molto più ampio, basato sull’apporto delle cooperative di allevatori della zona e sul lavoro di ricerca biologica e cure veterinarie di Naturedulis Srl, il contraltare scientifico di Finittica attivo, sotto la stessa gestione, dal 2016».

Un sistema che ha pochi eguali, nato per monitorare ogni fase di vita dei molluschi.

«In Italia non esiste niente di simile, grazie a una filiera produttiva che lega lo ‘schiuditoio’ e le vasche riproduttive di Naturedulis agli specchi d’acqua dove gli animali vengono ‘seminati’ e portati all’età adulta dagli addetti delle coop. Da qui, il filo corre agli stabilimenti di Finittica, dove vongole, cozze e tutto il resto vengono depurati e sottoposti a controllo, prima di finire, a 30 mesi dal momento della fecondazione iniziale, su banchi e scaffali».

Un grande lavoro, nonostante si parli di creature tanto piccole.

«I molluschi sono un settore delicato, nel quale servono investimenti importanti, competenze specifiche e tanta attenzione. In queste direzioni, quindi, vanno gli 1,8 milioni appena spesi da Finittica per rinnovare macchinari spesso creati o modificati ad hoc, la presenza, in Naturedulis, di cinque tra biologi marini e veterinari specializzati e uno sforzo costante per garantire trasparenza».

La prova, almeno per l’ultimo punto, sta in un ampio ventaglio di certificazioni.

«Innanzitutto, siamo stati i primi in Italia a poter definire il nostro un prodotto ‘bio’, ma non è secondaria la qualifica di ente di ricerca certificato che Naturedulis si è meritata, occupandosi, accanto ai fini produttivi, anche di rendere e più sano e sostenibile un alimento tanto prezioso».

Spaghetti allo scoglio e insalate di mare, con la novità delle eleganti ostriche.

«Mentre le vongole veraci e le cozze sono state un punto di forza della molluschicoltura veneta, per le ostriche ci si doveva rivolgere, più che altro, ai Paesi del Nord Atlantico, ma ora, in collaborazione con l’Università di Ferrara, stiamo contribuendo alla nascita di una nuova ostrica italiana, sempre a chilometro zero».

Tonno rosso Un tavolo al ministero per sviluppare la filiera

ROMA

Un tavolo di confronto con le associazioni di categoria sul tonno rosso per sviluppare una filiera italiana. A convocarlo per il 24 luglio è il sottosegretario alle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Franco Manzato (nella foto). «Con i decreti a mia firma del 16 e 30 maggio scorso – spiega Manzato – sono state introdotte importanti innovazioni al sistema della pesca del tonno rosso non fini a se stesse, ma parte di un progetto di medio-lungo periodo. Il tavolo – aggiunge – ha anche l’obiettivo di mettere insieme tutte le idee in maniera chiara per arrivare preparati al meeting dell’Iccat del prossimo autunno, la Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico».

OBIETTIVO di questo percorso, precisa Manzato, è «sviluppare il sistema della pesca del tonno e condividere con le associazioni la prospettiva di nascita e sviluppo di una filiera italiana destinata al mercato interno europeo». Manzato punta a «concordare parametri e modalità da recepire successivamente in atti e indirizzi puntuali, per stimolare la cooperazione tra le associazioni, con il sostegno concreto del Ministero e con l’auspicio di portare nel mondo una nostra eccellenza del Made in italy». Secondo il sottosegretario, si tratta di «un’occasione di sviluppo per gli imprenditori, per i territori coinvolti, soprattutto in termini di lavoro, crescita, valorizzazione delle ricchezze culturali, turistiche, agroalimentari enogastronomiche, in linea con la nuova mission del Mipaaft voluta dal ministro Gian Marco Centinaio».