LE CIFRE DEGLI ISTITUTI

Utili in crescita e bilanci più puliti
Intesa Sanpaolo e Unicredit
guidano la riscossa delle banche

Camilla Cresci

MILANO

nhs prednisolone 5mg buy IN POCHI lo avrebbero detto ma il 2017 è stato un anno di forte ripresa per il settore bancario italiano. Se infatti l’attenzione dei mercati è rimasta concentrata sui focolai di crisi come Siena, Vicenza o Genova, complessivamente gli istituti di credito hanno riportato risultati economici incoraggianti. I numeri presentati la scorsa settimana attestano non solo il superamento della fase critica, ma anche una complessiva tenuta del sistema. Un discorso che vale soprattutto per i due big, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno chiuso il 2017 con profitti normalizzati complessivi per oltre cinque miliardi. Le due banche hanno alle spalle storie diverse ma, stando ai risultati annunciati, entrambe sembrano storie di successo. Il bilancio di Intesa conferma una strategia seguita ormai da diversi anni: il gruppo guidato da Carlo Messina ha diversificato i ricavi, compensando con le commissioni la debolezza strutturale degli interessi netti. Questo perché, in una fase di tassi zero, il canale dell’intermediazione tradizione è poco redditizio per le banche e la ricerca di fonti alternative di reddito risulta essenziale per remunerare il capitale.

DA TEMPO Intesa si presenta quindi ai mercati come una wealth management company, un’istituzione finanziaria cioè che alterna alle funzioni bancarie tradizionali una forte presenza nel risparmio gestito, nel private banking e nelle assicurazioni (settore quest’ultimo presidiato con le compagnie di proprietà). Ecco allora che, se nel 2017 il margine di interesse è sceso del 2,5% a 7,11 miliardi, le commissioni sono salite del 5,5% a 7,74 miliardi. Anche Unicredit ha imboccato con decisione questa strada. Lo dimostra il fatto che per l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier i ricavi da commissione sono balzati del 7,1% a 6,7 miliardi, risultato che segna una forte accelerazione rispetto agli anni precedenti. Gli analisti hanno apprezzato anche il lavoro sugli oneri che, grazie soprattutto agli interventi sul personale, ha portato Intesa e Unicredit ad avere un rapporto costi/ricavi molto al di sotto del 60%. I due gruppi maggiori hanno segnato il passo anche sul fronte della pulizia degli attivi. In un anno in cui Bce ha insisto parecchio sullo smaltimento dei crediti deteriorati, le due banche hanno registrato un npl ratio (rapporto tra crediti deteriorati e impieghi) poco al di sopra del 10% con l’obiettivo di scendere però sotto l’8% già nei prossimi anni. Il piano d’impresa di Intesa ad esempio prevede che la banca si attesti al 6% nel 2021. Un aiuto verrà dal nuovo principio contabile Ifrs9 che è stato il vero protagonista di quest’ultima tornata di bilanci. Nella prima adozione il principio consente alle banche di non far passare la svalutazioni da conto economico e di spesarle a patrimonio nell’arco di cinque anni. In questo modo c’è un incentivo a concreto a smaltire subito i portafogli di crediti deteriorati, assecondando così le insistenti richieste della Bce e approfittando della liquidità presente sul mercato. Non a caso quasi tutte le banche hanno rivisto al rialzo i target di cessione.

UNICREDIT cederà quattro miliardi in più rispetto al piano, mentre Banco Bpm ha alzato l’asticella a 13 miliardi. Lo stesso potrebbe valere anche per Ubi Banca che, secondo un recente report di Equita, potrebbe smaltire 4 miliardi di npl. I conti sono insomma stati apprezzati dal mercato che, forse per la prima volta dall’inizio della crisi, vede il sistema bancario avviato sulla strada del rafforzamento. È pur vero però che, tra gli istituti di taglia medio-piccola, gli elementi di incertezza non sono scomparsi. Resta ad esempio forte incertezza sull’aumento di capitale da 700 milioni che il Credito Valtellinese dovrà lanciare nelle prossime settimane. Così come non è chiaro quanto terranno ancora i conti e soprattutto la governance di Carige. E, per ultimo, resta l’incognita di Mps: la banca senese finita sotto l’egida dello Stato ha di fronte un lungo e impegnativo percorso di risanamento. Un percorso di cui è ancora arduo prevedere l’esito.

 

Strategie del credito
Una nuova stagione di matrimoni sta per cominciare

MILANO

IL TEMA riemerge carsicamente e così, a margine della presentazione dei bilanci 2017, analisti e banchieri hanno rilanciato il risiko bancario. Ad affrontare l’argomento è stato l’ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, nel corso del convegno Assiom Forex. «Una seconda ondata di aggregazioni sarà inevitabile. Banco Bpm è partita in anticipo, proprio per essere pronta per la seconda ondata. Da fine 2019 saremo pronti per guardare a nuove opportunità», ha spiegato Castagna che proprio un anno fa teneva a battesimo la fusione tra Banco Popolare e Popolare di Milano. Le parole del banchiere hanno innescato una girandola di rumor e suggestioni, soprattutto tra le banche d’affari che si sono ingegnate a trovare le combinazioni più convincenti. E così si può immaginare un’integrazione tra il Credito Valtellinese e Credit Agricole Cariparma, tra Bper e Unipol Banca con un’incursione su Carige o ancora una fusione tra Ubi e Mps, operazione però che potrebbe interessare anche a Banco Bpm. Tutte suggestioni, ad oggi. Vero è che il quadro generale spinge con decisione verso il consolidamento. Da un lato c’è infatti una vigilanza europea sempre più rigorosa che chiede pulizia e capitale; dall’altro lato l’innovazione tecnologica e la concorrenza internazionale richiederanno nei prossimi anni un crescente volume di investimenti alle banche italiane.

DUE SFIDE da cui si potrebbe uscire solo un nuovo giro di aggregazioni. Terzo fattore da non sottovalutare è lo stress test, i cui risultati saranno resi noti a novembre. Quest’anno l’esame dell’Eba sarà particolarmente duro per gli istituti italiani e c’è chi ritiene che più d’uno potrebbe trovarsi in difficoltà. Meglio muoversi in anticipo e cercare subito una sposa. Qualcuno però ha già messo le mani avanti: Ubi è infatti tornata a smentire un deal con Siena, mentre Crédit Agricole ha lasciato intendere che fino al prossimo autunno sarà concentrata sull’integrazione delle tre casse. Insomma risiko forse, ma non subito. c.c.

Di |2018-05-14T13:14:10+00:0020/02/2018|Finanza|