Cantine Giorgi, brand da premio
«La famiglia fa la differenza
Ma il territorio deve crescere»

Sono numeri da grande azienda, un milione di bottiglie prodotte ogni anno e 30 dipendenti. «Ma i ruoli cardine sono tutti in mano ai Giorgi».

E’UNO tra i brand dell’Oltrepò pavese più noti in Italia, ha numeri da ‘grande’ e qualità testimoniata dai premi, come i Tre bicchieri del Gambero Rosso e i Cinque grappoli dell’Ais assegnati al Metodo Classico Docg Giorgi 1870.

Le cantine Giorgi restano un’azienda a conduzione familiare?

«Non è un caso – risponde Fabiano Giorgi – che tante grandi aziende sul mercato nazionale siano legate a una famiglia, cha mantiene i ruoli cardine. In un settore come quello vitivinicolo, la tradizione e la passione della famiglia fanno davvero la differenza. Se vengono esteriorizzati i ruoli cardine dell’azienda non è più la stessa cosa. Noi comunque abbiamo più di 20 dipendenti, 30 con la campagna. Ma c’è ancora mio padre che sovrintende a tutto, ci sono io che mi occupo più dell’aspetto commerciale di marketing e promozione, mia sorella Eleonora, laureata in Economia e commercio, e mia moglie Ileana, che insieme a mia sorella cura in particolare i rapporti con l’estero».

Quante bottiglie all’anno producete?

«Più di un milione all’anno di bottiglie. È già un formato grande per un’azienda del nostro territorio, anche perché ci rivolgiamo di fatto a un mercato un po’ di nicchia, con prodotti che mantengono un livello di prezzi non basso. Abbiamo tre enologi, uno ‘resident’ e 2 consulenti, ogni settimana vengono fatte riunioni in cui si scelgono le strategie aziendali, perché il mercato va aggredito, non ci si può mai accontentare».

Quanto conta il mercato nazionale e quanto quello estero?

«Noi siamo al 70% Italia e al 30% estero. Siamo presenti in 59 Paesi esteri, ma abbiamo voluto fare un passo alla volta. Ritengo che sia un piccolo sbaglio guardare all’estero, come in tanti hanno fatto in un periodo di difficoltà del mercato nazionale, senza avere delle solide basi in Italia. Noi abbiamo una rete di vendita nazionale che conta ormai quasi 150 agenti di commercio: prima si deve far conoscere il proprio marchio in Italia, poi si può aggredire anche il mercato estero».

Con vini diversi a seconda delmercato di destinazione?

«Sì, certo, fa parte della strategia. In Italia abbiamo puntato molto sul Metodo Classico, ma anche sullo spumante Metodo Charmat, che con la qualità può mettersi in concorrenza con il Prosecco. All’estero vendere spumanti è invece difficile, anche per una questione di tassazione sulle bollicine, che porta ad avere bottiglie in vendita a prezzi troppo elevati per il mercato. Però abbiamo il Pinot nero vinificato in rosso che è molto apprezzato a livello internazionale».

Quanto ilmarchio Giorgi è legato al territorio dell’Oltrepò pavese?

«Purtroppo l’immagine del territorio oltrepadano non è ancora all’altezza. Personalmente credo molto nel binomio vino-territorio, inscindibile. La qualità del prodotto è essenziale, ma bisogna essere bravi anche nella promozione. Per questo mi sono sempre impegnato in prima persona anche al di fuori della mia azienda, ad esempio con il Club del Buttafuoco storico, ero stato vice-presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò pavese, ora sono presidente del Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò pavese. Lo faccio per interesse? Certo, perché l’interesse della mia azienda è lo stesso interesse che ha tutto il territorio».