Jeckerson, l’arte sulla toppa
Pantaloni e magliette d’autore

«Sul mercato prodotti esclusivi»

BOLOGNA

DI SOLITO la toppa sul vestito è un tratto negativo, il buco da coprire repentinamente. Che un marchio di abbigliamento sia partito da lì e da lì riparte per tornare decisamente in auge incuriosisce, al di là degli obiettivi. Più che una toppa è un panno giustapposto sulla coscia del pantalone, che nelle intenzioni originarie serviva ai giocatori di golf per asciugarsi il sudore, quando fu pensato e ideato ventidue anni fa. Da elitario a identitario, il passaggio c’è stato negli anni scorsi, con qualche su e giù societario; ma chi ha avuto o ha un pantalone Jeckerson comunque va fuori dalla massa, è l’uomo che «cerca la sua strada per stare in piedi da solo e l’unica cosa che conta sono i pantaloni che sono la sua anima», come recita lo spot nella hompage dell’azienda. «La toppa non è imitabile ed è protetta legalmente», sostiene Gian Maria Argentini, dal 2013 amministratore delegato della società di proprietà del fondo inglese Stirling square capital partners.

PER ACCENTUARE l’elemento identitario la Jeckerson, miracolosamente rimasta in piedi in virtù di un concordato in continuità che ha consentito di salvare la produzione, i posti di lavoro e i punti vendita, nonché di non deprimere il fatturato, sta affidando a dei calligrafi, Luca Barcellona e Daniele Tozzi, di realizzare esclusive grafiche dipinte a mano sulla pluridecorata toppa in Alcantara del pantalone cinque tasche. Nella collezione autunno/inverno 2017 le originali pitture in colori antracite, nero, verde militare in edizioni limitate. Quel processo che serve per meglio passare dal prodotto al marchio, per esaltarlo e coniugare il pantalone con i suoi dovuti accessori, t-shirt, giacche e camicia anch’esse spazio per l’arte in esclusiva. «Questa è la strada del nostro piano industriale nei prossimi cinque anni – osserva l’amministratore delegato – . Per portare il fatturato stabilmente a 40 milioni. Faremo inviti anche ad altri artisti».

JECKERSON oggi è ad uno passaggio chiave. Grazie al concordato in continuità chiesto per fronteggiare una preoccupante situazione debitoria sono stati salvati 180 posti di lavoro, 36 punti vendita, tutto il lavoro delle piccole aziende nell’indotto che materialmente producono gli esclusivi capi. Dal Veneto alla Basilicata, «ci siamo anche in Sicilia», aggiunge Argentini. Trentacinque posti di lavoro sono a Bologna, la città dove i pantaloni per golfisti sono stati creati nel 1995 dai fratelli Chionna. Il brand ha bisogno di riconquistare spazi, non solo in Italia dove è acquistato da sempre in maniera prevalente. Lo snodo cruciale nei prossimi mesi sarà gioco forza Milano, centro della moda, accogliente, ma anche tagliente e spietato. «Trasformeremo in un evento il rifacimento del nostro negozio in Corso Matteotti», annuncia GianMaria Argentini. Mercoledì scorso, sempre a Milano l’azienda ha illustrato le operazioni di marketing e di tendenza alla stampa specializzata e si prepara con una campagna mirata ad investire tra il milione e il milione e mezzo di euro, con un occhio di riguardo alla capitale della moda, ma anche a Bologna, il luogo da cui tutto è partito. «Con il concordato i fornitori avranno il 100% dei loro crediti – dice con soddisfazione l’amministratore delegato –. Per noi è stato un passaggio cruciale. Altre soluzioni avrebbero fermato la produzione».

E NON STIAMO parlando di poca cosa. Sul cinque tasche non Denim Jeckerson vanta la leadership sul mercato italiano, primato che vuole mantenere e consolidare. In valore assoluto si tratta di 500mila pezzi ogni anno, e solo di pantaloni. Il nuovo corso prevede la crescita anche dell’accessorio, a partire da camicie e magliette con la firma d’autore. Vedremo come andrà a finire.

f. l.


Eli Lilly Il polo tecnologico cresce nelle aule del liceo di Sesto

Sandra Nistri
FIRENZE

CON TUTTA probabilità si tratta di una operazione unica al mondo. Per espandere ulteriormente il proprio impianto produttivo italiano inglobando l’unica zona ancora disponibile confinante con l’azienda, la multinazionale farmaceutica Eli Lilly Italia acquisirà l’area, a Sesto Fiorentino, hinterland di Firenze, su cui attualmente si trova una scuola superiore il «Liceo Agnoletti» e gli edifici dell’istituto. Un’operazione dal costo di 7 milioni di euro che coinvolge più attori: ai primi di settembre sarà infatti sottoscritto un protocollo di intesa tra Città metropolitana di Firenze, Regione Toscana, Comuni di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio (che ospita la sede distaccata del liceo), Università di Firenze e la stessa Eli Lilly. Il progetto prevede che, con la cospicua cifra versata dall’azienda farmaceutica, sia acquisita un’area all’interno del polo scientifico e tecnologico di Sesto e venga realizzato su questa specifica porzione di terreno il nuovo liceo che, stando al cronoprogramma annunciato, dovrebbe essere attivo a partire dall’anno scolastico 2021-2022.

GRAZIE all’investimento comunque Eli Lilly potrà raggiungere nella sede italiana la massima capacità produttiva: attualmente il sito è presente con diversi edifici su una superficie di 55mila metri quadrati ed impiega circa 1200 dipendenti. L’espansione, in particolare, riguarderà lo stabilimento per la produzione di analoghi dell’insulina umana da Dna ricombinante e dispositivi di somministrazione inaugurato nel settembre 2009 con un investimento totale di 465 milioni di euro in 11 anni.

IL PROGETTO che prevede l’acquisto delle aree della scuola e gli obiettivi di sviluppo saranno illustrati in una giornata che vedrà arrivare oggi nella sede di Sesto Fiorentino di Eli Lilly ospiti prestigiosi chiamati a confrontarsi sul tema della «collaborazione pubblico privato come volano per la competitività del paese»: saranno presenti il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, il direttore generale AIFA Mario Melazzini, il presidente Farmindustria Massimo Scaccabarozzi e il governatore della Toscana Enrico Rossi.