LE AMBIZIONI DI UNA METROPOLI

Il nuovo miracolo a Milano
La città ridiventa capitale
grazie a un triangolo d’oro

Ema, la delusione è passata

Luca Zorloni

MILANO

I PRIMI inquilini arriveranno a gennaio. Il loro ufficio sarà Palazzo Italia, il cubo di cemento mangiasmog che durante i sei mesi dell’Esposizione universale di Milano del 2015 è stato la vetrina del Belpaese. Nelle sale che ospitavano proiezioni dei monumenti più suggestivi del Belpaese e un plastico del Mediterraneo privato dello Stivale si inizierà a lavorare a Human Technopole, il centro della ricerca sanitaria e genetica che il governo Renzi, due anni fa, ha stabilito come l’attività traino dell’area Expo, dopo che il sipario era calato sul grande evento. Ci sono voluti 24 mesi per aver una bozza di progetto. L’hanno firmata gli australiani di Lendlease, che a Londra si stanno occupando di costruire nell’ex villaggio olimpico. «L’obiettivo è di presentare entro la seconda metà del 2018 il progetto definitivo ai soci», ha spiegato Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo, la spa pubblica che possiede i terreni su cui si è svolta l’Esposizione universale. La futura cittadella arriverà ad accogliere 50mila persone al giorno. Alla periferia nordovest di Milano, oltre a Human Technopole, si trasferirà l’ospedale ortopedico Galeazzi. L’università Statale sta cercando i fondi per traslocare a Expo le sue facoltà scientifiche. E già cinquanta aziende, tra cui nomi come Abb, Bayer e Novartis, hanno manifestato l’interesse ad aprire uffici nell’area Expo. Whirlpool ha giocato d’anticipo e ha occupato un edificio poco distante, per anni quartier generale della società che ha organizzato l’evento. MILANO cresce a ovest. Expo è l’ultimo anello di una sfilza di investimenti immobiliari che stanno ridisegnando il volto della metropoli. Prima è stato completato il quartiere di Porta Nuova, caratterizzato dalla guglia aguzza della torre di Unicredit e dal Bosco Verticale di Stefano Boeri. Ora entra nel vivo il quartiere di CityLife, che incombe sulla vecchia fiera di Milano. La compagnia di assicurazioni Allianz sta trasferendo nel grattacielo di 50 piani, disegnato dall’architetto giapponese Arata Isozaki, i suoi 2.800 dipendenti degli uffici milanesi. Generali occuperà la torre di Zaha Hadid, che si avvita su se stessa. All’appello manca il terzo grattacielo, disegnato da Daniel Libeskind, con il suo taglio curvo. Nei giorni scorsi ha aperto i battenti anche un centro commerciale che si estende ai piedi delle tre torri, con cento negozi distribuiti su 32mila metri quadri, che ne fanno il distretto commerciale urbano più grande dello Stivale, con un potenziale di clienti di 700mila persone.

IL PROSSIMO passo è l’Expo. Perché Lendlease ha affidato a Carlo Ratti, l’architetto che lavora alle città del futuro in uno dei laboratori del Massachussets Institute of Technology, di immaginare le funzioni e le necessità di una cittadella che tale diventerà tra una decina d’anni. L’architetto torinese ha costruito una città dove viaggiano solo macchine a guida autonoma. «Expo sarà il primo distretto di queste dimensioni al mondo concepito come driverless», ha dichiarato Ratti presentando la bozza del mxiprogetto di Lendlease. La città sarà farcita di tecnologie digitali. I parcheggi occuperanno spazi variabili, a seconda delle necessità. Chi fa sport contribuirà alla produzione di energia con la propria attività fisica. E i giardini saranno dotati di orti verticali per contribuire al fabbisogno alimentare del quartiere.

IL DECUMANO, che nei sei mesi di Expo era l’arteria principale del sito, si trasformerà in un lungo parco lineare, tagliando in due il quartiere e dividendo il versante nord, dove saranno collocate le funzioni di ricerca, come l’ospedale, Human Technopole e le facoltà della Statale, dal sud, che invece sarà occupato dagli uffici delle aziende e da 30mila metri quadri di edilizia residenziale. Il costo dell’operazione è di due miliardi di euro, secondo la stima di Lendlease, che ha una concessione di 99 anni. Poco più a sud di Expo sta nascendo un altro quartiere. L’area di Cascina Merlata presenta già un manipolo di torri, che nei sei mesi dell’evento hanno funzionato come villaggio dei delegati. Ora quelle palazzine sono state riconvertite in case e altre se ne aggiungeranno, per raggiungere una capienza di 12mila-13mila persone. A fianco, nel 2019, sarà inaugurato il più grande ipermercato di Milano. Crescono città nelle città. D’altronde, secondo il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia, Milano ha bisogno di nuove case per ospitare i futuri abitanti. Il centro studi stima nel 2035 la città conterò un milione e 780mila abitanti, il 31 per cento in più rispetto al 2017.

Di |2018-10-02T09:24:55+00:0012/12/2017|Primo piano|