L’AZIENDA PIEMONTESE

La scalata del Gruppo Sant’Anna
«Noi, leader di mercato in Italia
Ora vogliamo il primato europeo»

VINADIO (Cuneo)

«SIAMO come la gazzella inseguita dal leone: se vogliamo sfuggirgli, dobbiamo correre più veloce di lui ed essere imprevedibili». Così Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sant’Anna (Fonti di Vinadio spa), sintetizza l’avventura della sua azienda che, in meno di 20 anni, ha sfidato le grandi multinazionali del beverage e ha scalato un mercato con oltre 300 marchi, arrivando alla vetta. L’acqua minerale Sant’Anna, infatti, è la preferita dagli italiani e il fatturato del gruppo in 10 anni è più che triplicato, arrivando a quasi 300 milioni di euro. Un traguardo che, a Bertone, ancora non basta: «Oggi siamo secondi in Europa, dopo la francese Evian. Ma puntiamo a diventare i primi, abbiamo le carte in regola per farlo».

Bertone, come è nata l’avventura della vostra impresa?

«Un po’ per caso. Mio padre era un imprenditore del ramo costruzioni, io ho iniziato con lui, ma volevo creare un’azienda innovativa, qualcosa di diverso da ciò che avevamo fatto prima. Valutammo un paio di imprese da rilevare. Ci fecero notare che nel cuneese c’erano fonti d’acqua interessanti: siamo andati a vedere e ci siamo innamorati di quelle montagne. Così siamo partiti da zero, abbiamo seguito l’iter della richiesta alla Regione e allo Stato, abbiamo scelto il nome Sant’Anna, del santuario più alto d’Europa, e siamo partiti. Era il 1996. Il ’98 è stato l’anno dell’ingresso dei prodotti a marchio nella grande distribuzione e della pubblicità comparativa: la nostra crescita è stata verticale, oggi siamo il primo brand nella Gdo con crescite annue del 20-30%».

Come avete fatto a competere e superare con le multinazionali del settore?

«Il segreto principale è il prodotto, abbiamo deciso di puntare su un’acqua particolarmente leggera, poi abbiamo puntato su un team di persone appassionate all’idea di imparare un mestiere diverso da quello che avevano fatto prima. All’inizio ci davano dei pazzi, ma credo che proprio essere nuovi del settore sia stato decisivo; del resto anche Elon Musk, l’ideatore di Tesla, non aveva mai fatto un’auto e oggi guida il mercato delle quattro ruote elettriche. Ecco, noi abbiamo avuto un approccio senza pregiudizi, investendo molto nell’automatizzazione delle linee produttive, senza che avessimo visto gli stabilimenti della concorrenza. Tutto questo si è rivelato vincente: quando le richieste dei nostri prodotti si sono moltiplicate, avevamo già la capacità di lavorare su tre turni con i costi di un solo turno, questo ci ha permesso di crescere continuamente. Poco più di una settimana fa siamo stati premiati all’Università Cattolica come azienda innovativa, abbiamo ricevuto molti riconoscimenti».

Quali sono le caratteristiche dell’acqua Sant’Anna?

«È un’acqua molto leggera, con 22 milligrammi/litro di residuo fisso, uno dei più bassi del mondo, è molto adatta per i bambini e viene raccomandata dal punto di vista medico. Oggi il mercato chiede acque così. Inoltre, la nostra Sant’Anna sgorga in alta montagna, in luoghi dove non c’è inquinamento, non ci sono nitrati, viene imbottigliata così com’è. Non è un caso che la pubblicità comparativa ci abbia permesso di crescere, si tratta di un prodotto di qualità superiore».

Come vi ponete con i mercati esteri? Ce n’è qualcuno a cui mirate in modo particolare?

«Siamo presenti in diversi mercati, l’export ci interessa molto e stiamo cercando di capire quali siano i Paesi più ricettivi. Stiamo guardando alla Cina e agli Stati Uniti, dove c’è una crescente richiesta di prodotti legati al benessere, ma andiamo bene anche in Germania, Francia e negli Emirati Arabi. Il nostro obiettivo ora è la leadership in Europa, ce la possiamo fare».

A livello di packaging c’è sempre più richiesta di sostenibilità ambientale. Cosa avete fatto in questo senso?

«Quindici anni fa, quando questa urgenza ambientalista non era ancora così diffusa, abbiamo inventato l’unica bottiglia al mondo nel mass market realizzata con fibre vegetali. Noi lo chiamiamo legno trasparente, perché usiamo la legnina: una volta consumato il contenuto, l’involucro si può smaltire con rifiuti organici e si dissolve in 15-30 giorni quasi completamente, il ‘collo’ della bottiglia, un po’ più spesso, ha bisogno di 53 giorni, ma stiamo cercando di ridurli. All’inizio non è stato un concetto facile da far passare, ora però ci arrivano richieste sempre più elevate, è una sensibilità che nel tempo è cambiata».


Le strategie Dal tè al succo di frutta, il nuovo Karma

VINADIO (Cuneo)

DIVERSIFICARE. È la parola d’ordine per restare leader in un mercato, quello delle acque minerali e del beverage, che punta molto sull’innovazione. Dunque, anche al gruppo Sant’Anna Fonti di Vinadio si lavora sui nuovi prodotti soprattutto per incentivare il consumo di acqua minerale fuori casa, come spiega il presidente e ad, Alberto Bertone. «Alcuni anni fa abbiamo deciso di entrare nel mercato del tè: avevamo due strade davanti, fare i prodotti con preparati solubili e avere tanti competitor, oppure utilizzare le infusioni e sfidare il leader – racconta Bertone –. Abbiamo intrapreso quest’ultima direzione e ora siamo tra il terzo e il quarto tè in Italia». Era solo l’inizio: poi è arrivato SanFruit, succo e polpa di frutta in acqua Sant’Anna, e oggi c’è Karma, «estratti di frutta e verdura nella nostra acqua, ognuno dei quali ha una caratterista peculiare e benefica contraddistinta da un colore diverso (rosso, giallo e verde, ndr) – continua Bertone –, l’idea ci è venuta visitando New York».

POI CI sono i nuovi formati: ad esempio, l’acqua ‘da borsetta’, in bottiglie da 250 ml, che «sta andando forte – insiste l’imprenditore –. Con varie misure veniamo incontro anche agli sportivi, e poi ci sono anche bottiglie esteticamente più belle, in simil vetro, da portare in tavola durante le feste di Natale o le occasioni particolari. Insomma, veniamo incontro a tutte le esigenze del consumatore». Nel futuro del gruppo, poi, ci sono le vendite online. «Vogliamo puntarci sia per vendere direttamente ai consumatori sia per veicolare prodotti che piacciono ma sono di nicchia e non possono contare su numeri enormi – spiega Bertone –. È il caso del tè al lychees, che piano piano sta crescendo e fa trend. Non ci stanchiamo di innovare».

Di |2018-05-14T13:14:19+00:0012/12/2017|Focus Agroalimentare|