LATTE E LATTICINI

Latte e cuore vanno a braccetto
I risultati di una ricerca canadese:
calano i rischi di ictus e infarto

Luigi Manfredi
BOLOGNA

LE LINEE guida per un’alimentazione sana consigliano di ridurre il consumo di prodotti lattiero-caseari ad elevato contenuto di grassi, poiché contengono grassi saturi e potrebbero influire negativamente sui valori di lipidi del sangue, incrementando le malattie cardiovascolari e la mortalità ad essere correlata. Ma i risultati di una recente ricerca scientifica internazionale vanno in controtendenza: il consumo di latticini è stato infatti associato a un minore rischio di eventi gravi di malattie cardiovascolari (che sono la principale causa di mortalità nel mondo, l’80% dei casi nei Paesi a basso o medio reddito).

E’ APPUNTO questo l’esito della ricerca condotta dall’importante Istituto di Ricerca sulla Salute della Popolazione dell’università canadese MCMaster, in collaborazione con primari atenei di tutto il mondo. Lo studio – recentemente pubblicato sull’autorevole rivista scientifica inglese The Lancet – ha analizzato gli effetti dell’assunzione di latticini – latte yogurt e formaggi – in un periodo che va dal 2003 al 2018, da parte di una popolazione di 136.384 individui tra i 35 e i 70 anni in 21 Paesi di 5 continenti. Obiettivo valutare le associazioni esistenti fra consumo totale di latticini e tipologie specifiche di prodotto sulla mortalità e le principali patologie cardiovascolari. Nel periodo in analisi sono stati registrati sul campione 10.567 eventi gravi (per infarti e ictus non mortali)/decessi che rientrano in questa categoria e che sono stati studiati con particolare attenzione.

GLI ESPERTI hanno voluto infatti analizzare i dati relativi a decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico, ictus o insufficienza cardiaca insieme ad altri parametri specifici, mettendoli in relazione con i consumi di latticini in generale, e poi con le varie categorie di latte, yogurt e formaggio suddivise in alimenti ad alto e a basso tenore di grassi. Nell’ambito di questo ampio studio sono state riscontrate associazioni inverse fra consumo totale di latticini e mortalità o eventi di malattia cardiovascolare maggiore. Il rischio di ictus rilevato era notevolmente inferiore con l’aumentare del consumo giornaliero di latticini: chi ne ha consumate più di due porzioni al giorno ha visto una riduzione del rischio del 34%. Per questi soggetti che hanno consumato una maggiore quantità di latte e derivati è diminuita anche del 22% la possibilità di un grave evento cardiaco. Sono inoltre diminuiti del 23% i casi di morte cardiovascolare e del 14% il rischio di mortalità generale.

NON è stata osservata alcuna associazione fra maggiori livelli di assunzione e infarto del miocardio. Il consumo di burro era complessivamente ridotto e non associato in maniera significativa con un aumento del rischio di malattia cardiovascolare o di mortalità. Esistono vari composti e meccanismi negli alimenti lattiero-caseari che potrebbero avere un effetto positivo sulla salute, riducendo le malattie cardiovascolari e relativa mortalità. Gli studi meccanicistici hanno dimostrato che diverse caratteristiche dei latticini influiscono su svariati fattori, come gli enzimi di conversione dell’angiotensina, l’osteocalcina, le interazioni con il microbioma intestinale come l’integrità intestinale, e l’endotossemia.

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA
IL FALLIMENTO DELLA PAC

LA crisi dei prezzi del latte, ormai endemica e recentemente riesplosa con le proteste degli allevatori della Sardegna, è l’ennesima conferma del fallimento dell’attuale Politica Agricola Comune (Pac) dell’Unione Europea e delle nostre politiche nazionali. Anzi, potrebbe essere considerata una sorta di paradigma di come sia possibile danneggiare gravemente un settore produttivo e coloro che ci lavorano per avvantaggiare una minoranza di attori, pubblici e privati, che su questo prodotto hanno lucrato e speculato. Parlando di latte, come si fa a non ricordare le quote, tecnicamente definite ‘regime di prelievo’, di produzione?. Come è noto, questo sistema è finito nel 2015. Provando a ricostruire una lunga storia, ricordiamo che l’Europa comunitaria stabilì, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un mercato di libera concorrenza, che ogni azienda zootecnica da latte avesse una quota massima di produzione, oltre la quale non poteva produrre, pena pesanti sanzioni. Insomma, se il nonno produceva quella quantità bene altrimenti il nipote non aveva prospettive né di crescita né spesso di sopravvivenza. Una logica economica che si commenta da sola. Eppure non solo fu votata, ma per anni abbiamo avuto intellettuali, deputati, organizzazioni sindacali che l’hanno difesa, salvo poi sentirli dire sottovoce che tanto nessuno avrebbe pagato le sanzioni.

IL RISULTATO disastroso di una tale politica è periodicamente sotto gli occhi dell’opinione pubblica, con picchi di attenzione in concomitanza con le proteste mediatiche più eclatanti degli allevatori. Certo è che si è creata una distorsione delle condizioni concorrenziali, la dipendenza dal latte di altri Paesi, una politica che continua a premiare i veri vincitori della Pac: la rendita fondiaria, le grandi aziende agroindustriali d’Oltralpe, la distribuzione organizzata a valle del sistema agro-alimentare; insomma come si usa dire in gergo, ci guadagnano tutti tranne l’imprenditore zootecnico. Ma le responsabilità della politica nella crisi del latte, così come in generale nelle ormai periodiche crisi dei prezzi delle produzioni agricole italiane, richiede che ci si fermi a pensare ad una meccanismo per alcuni versi impazzito, specie nelle distorsioni che crea lungo la filiera di produzione. L’occasione per ripensare ad un nuovo criterio per coniugare equità ed efficienza è una vera riforma della Pac post 2020 che garantisca maggiore sostenibilità economica, ambientale e sociale alla nostra agricoltura. Il Parlamento europeo si è fermato in attesa dell’arena elettorale. Eppure sul tavolo vi sono problemi di grande entità che dovranno essere ripresi e speriamo condotti ad una soluzione.

Davide.gaeta@univr.it

Di |2019-05-13T09:46:43+00:0013/05/2019|Focus Agroalimentare|