L’aeroporto al bivio

Il futuro del ‘Raffaello’
Una cordata privata
per salvare lo scalo

FALCONARA (Ancona)

LA PARTITA più delicata per una serie di ragioni, sotto il profilo delle infrastrutture regionali, è sicuramente la vicenda del ‘Raffaello’, l’aeroporto di Falconara. Da più di una decina di anni lo scalo è in forte perdita e da una decina di anni, visto che le quote di maggioranza della società di gestione Aerdorica sono in mano alla Regione, l’ente oggi guidato da Luca Ceriscioli deve ripianare i rossi di bilancio. Milioni di euro che tutti gli anni vengono messi nei conti della società. Nonostante questo, il debito accumulato è di circa 40 milioni di euro. L’8 marzo è previsto il primo incontro davanti ai giudici del tribunale di Ancona perché il gup ha chiesto il fallimento della società. Da una parte questo; dall’altro lato c’è appunto la Regione che invece vorrebbe evitare questa drastica decisione, per cui dovrà presentarsi davanti ai magistrati con un piano di risanamento dei conti. Scelta non facile anche questa perché si parla di mettere sul piatto 20 milioni di euro al fine di scongiurare il fallimento. Una decisione politica non facile perché sarà poi molto arduo andare a dire alle popolazioni terremotate e con migliaia di persone in condizioni di vita drammatiche, che i soldi dell’ente regionale vanno a finire dentro i conti dell’aeroporto. Mentre accade questo si profila una cordata privata. Questo almeno è quello che ha in animo di fare, chiamando a raccolta gli imprenditori della regione, la Fondazione Merloni che potrebbe rendere noto un documento proprio finalizzato all’aeroporto Raffaello. Ma sembra di capire che il rovescio della medaglia di questa ipotetica cordata, possa essere il problema del personale: eccessivo rispetto al rapporto voli-passeggeri. Lo scalo di Falconara, che da anni è al centro di possibili cordate private, alcune delle quali al limite della truffa, viaggia su una quota di circa 400mila passeggeri, la metà dei quali arriva attraverso i voli che fanno scalo ad Ancona, da parte dei vettori della compagnia aerea Ryanair. Vettore che ha accettato di fare base sulla scorta di una sovvenzione di circa una milione di euro.

UN SISTEMA PUNTELLATO con soldi pubblici ed anche pieno di incongruenze come i voli diretti verso Bruxelles che partono da tre aeroporti vicini, tutti lo stesso giorno e tutti con rientro lo stesso giorno. Se molte forze, soprattutto imprenditoriali, sono per salvare l’aeroporto dal possibile fallimento a tutti i costi, altri invece sostengono l’esatto contrario, andando a guardare la struttura di Rimini, che dopo il fallimento, ha ora 12 persone assunte, due società di gestione ed i conti in attivo con 200mila passeggeri. Ancona presenta circa 140 dipendenti e perdite che tutti gli anni si aggirano intorno ai 5 milioni di euro. Una situazione difficilissima, la classica patata bollente nelle mani della politica. Una politica spesso assente nella sorveglianza perché ex amministratori della struttura sono finiti anche sotto processo. Ora, dopo una lunga serie di cambi di guardia, al vertice di Aerdorica la responsabilità è nelle mani di una commercialista Federica Maffei che si ritrova a gestire questa difficile e delicata vicenda.

m.g.

 

Di | 2018-05-14T13:14:51+00:00 01/03/2017|Focus Logistica|