LADY SICUREZZA

Tank, caccia e fregate non bastano più
Il campo di battaglia del futuro è hi-tech

ROMA

CONOSCENZA È POTERE. Innovazione significa sicurezza. Se non hai sistemi elettronici più che adeguati, moderni, reattivi, continuamente aggiornati, sei destinato alla sconfitta. È la guerra moderna. Nella quale non bastano i tank, le fregate o i caccia, servono anche gli strumenti elettronici attivi e passivi che evitano che le tue forze siano distrutte al primo attacco. E servono anche sistemi che permettano a chi pianifica la battaglia di conoscere in dettaglio lo scenario, sapere dove sono le forze nemiche e agire di conseguenza per prevalere.

NELLA TOP TEN mondiale della difesa elettronica c’è anche una azienda italiana, il gruppo Elettronica, una azienda poco nota al grande pubblico e che è composta di tre società: la capofila Elettronica, nata nel 1951, con sede a Roma, ELT gmbh in Germania che si occupa di homeland security e la nuova nata CY4GATE dedicata al contrasto delle minacce cyber. Elettronica è controllata dalla famiglia Benigni, anche se nella compagine azionaria ci sono giganti come Leonardo e Thales. A guidarla come presidente e ceo c’è l’ingegner Enzo Benigni, che è nipote del fondatore, l’ingegnere marchigiano Filippo Fratalocchi. In questi anni Elettronica si è ritagliata un ruolo importante nella difesa europea occupando una nicchia strategica. Solo per citare i sistemi, è presente nei programmi Eurofighter Thyphoon, Tornado, Mirage 2000. Negli elicotteri NH90, HH101 Caesar e A129 Mangusta. Negli aerei da trasporto C130J e C27J, a bordo della portaerei Cavour delle fregate Fremm e Horizon, dei Lhd e Ppa della Marina Militare, nelle corvette Baynunah, nei sommergibili classi Todaro e HDW. Per produrre sistemi ad alta tecnologia in concorrenza con i giganti del settore la parola chiave è l’innovazione che si garantisce attraverso due elementi. Il primo sono gli investimenti in ricerca e sviluppo, il secondo quelli nel capitale umano. Per questo gli oltre 800 dipendenti del gruppo sono di alto profilo – 47% ingegneri, 43% tecnici, 10% staff, con una media di 60 assunzioni all’anno – e vengono ‘coccolati’ per evitare che qualche concorrente non glieli ‘scippi’.

NEL LORO (RISERVATO) catalogo ci sono delle vere chicche. È il caso del Dirqm (Direct InfraRed Contermeasure), un sistema per l’identificazione e la netralizzazione dei Manpad, i missili spaleggiabili responsabili di molti abbattimenti di aerei ed elicotteri a bassa quota in scenari di conflitto e pericolosissimi se usati da gruppi terroristici. Elettronica ha recentemente annunciato un accordo con gli spagnoli di Indra per la produzione di un sistema di nuova generazione completamente europeo per l’autoprotezione da questo tipo di missili. Altro prodotto di punta è il sistema Adrian (Anti Drone Interception Acqusition and Netralization) pensato per proteggere aree e infrastrutture critiche dalla minaccia di droni ostili. Sempre in tema di droni, Elettronica partecipa a un sistema integrato per svolgere missioni di intelligence, surveillance e target acquisition nel contesto del programma strategico europeo italo- franco-tedesco-spagnolo Male (Medium altitude Long Endurance).

C’È VIRGILIUS, una multipiattaforma pensata per essere utilizzata in sistemi radar di controllo antiaereo con artiglieria, missili terraaria ed aria-aria, avvertimenti early warnings. E c’è Edge, una piattaforma di disturbatori elettronici (i jammer) pensata per eliminare le difese aeree nemiche e aumentare le capacità di riuscita di una attacco aereo, creando un corridoio elettronico libero. O D-Sint, un sistema di intelligenza artificiale che analizza dati strutturati in arrivo e coadiuva i responsabili della guerra elettronica. Oltre ai prodotti, Elettronica si muove anche nella fornitura di servizi. Basti pensare alla Electronic warfare academy per la formazione e l’addestramento alla guerra elettronica, alla quale partecipano militari di 5 Paesi. Perche anche se hai la migliore tecnologia, poi devi sapere usarla. E al meglio.

Alessandro Farruggia

IL DENARO NON DORME MAI
UN AUTUNNO BOLLENTE CI ASPETTA

NON ERA DIFFICILE da prevedere, ma l’autunno in arrivo rischia di essere veramente caldo. E, forse, addirittura irrisolvibile, un vicolo cieco. Gli elementi che portano a questa conclusione sono sotto gli occhi di tutti. La congiuntura sta rallentando, un po’ perché ci sono alti e bassi, ma soprattutto perché la politica protezionistica di Trump, con le relative reazioni dei Paesi coinvolti (a partire dalla Cina) hanno come effetto ultimo quello di frenare gli scambi e quindi il giro d’affari complessivo. E questo su un Paese sostanzialmente esportatore come l’Italia si farà sentire. Il secondo elemento è dato dai mercati, che sono diventati già oggi molto nervosi e che, quindi, si guardano intorno con apprensione. Questo significa che misurano con sospetto la situazione italiana, dove vedono un governo che annuncia continuamente grandi cose (dalla flat tax al reddito di cittadinanza) in evidente contrasto con le risorse disponibili, che sono modestissime. Segnale chiarissimo di queste preoccupazioni sui mercati è l’andamento dello spread a 10 anni, che, di colpo, si è messo a salire verso livelli inquietanti (quasi quota 260 contro quota 100 della Spagna e 30 della Francia). La morsa che rischia di regalarci un autunno complicato è proprio questa.

DA UNA PARTE rallenta la crescita (e quindi diminuiscono le risorse a disposizione), dall’altra (con la salita dello spread) aumentano le necessità finanziarie per far fronte al nostro indebitamento (2.300 miliardi). Sopra tutto questo c’è un governo che ha fatto molte promesse ai propri elettori, ma che non avrà i mezzi finanziari per mantenerle. In più, il rallentamento congiunturale impedirà che ci siano sostanziali progressi nel campo dell’occupazione, con la quota dei senza lavoro che rimarrà di fatto immutata, se non peggiorata. E con qualche difficoltà per corrispondere gli aiuti alle famiglie più bisognose (soprattutto al Sud). Sono già ora prevedibili, quindi, tensioni nel governo in preparazione della legge di bilancio per l’anno prossimo. Qualcuno vorrà tener fede agli impegni comunitari, altri diranno di lasciar perdere e di reperire comunque i mezzi necessari per uscire dall’immobilità. Su entrambi gli schieramenti peserà il giudizio dei mercati che, già da oggi, ha dato segno di essere tanto portati a fare sconti e che stanno mostrando una crescente diffidenza nei confronti del nostro Paese.

Di | 2018-08-06T15:15:05+00:00 06/08/2018|Primo piano|