L’ACQUA NEL BICCHIERE

La battaglia verde di Mineracqua
«Bottiglie in Pet con meno plastica
E raccolta riciclata fino al 90%»

Giuseppe Catapano
ROMA

cleocin 100 mg ovuli L’OBIETTIVO è ambizioso: aumentare la raccolta delle bottiglie in Pet, fino ad arrivare al 90% entro il 2025, per favorirne riciclo e riuso. A fissarlo è l’associazione europea dei produttori di acque in bottiglia (Efbw), di cui Mineracqua fa parte. Proprio la Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente è in prima linea nella battaglia finalizzata a incentivare ulteriormente l’economia circolare.

IL PET, polietilene tereftalato, è l’unica plastica riciclabile per uso alimentare al 100% ed è anche l’unica utilizzata in tutta Europa per le minerali. Non solo: tutti i contenitori usati dalle industrie europee, anche quelli in vetro o alluminio, sono già riciclabili. Ecco perché la sfida diventa aumentare la raccolta di plastica, che fa registrare percentuali molto diverse nei vari paesi dell’Unione: si passa dal 90% di alcuni Stati membri – l’Italia è nel mezzo con oltre il 50 – a meno del 20% di altri. In sostanza l’industria europea e quella italiana vogliono che le bottiglie in Pet abbiano una seconda vita. «Le aziende del settore – spiega Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua – sono da sempre impegnate nella riduzione dei rifiuti e nella trasformazione del sistema economico in chiave green e sostenibile. Utilizziamo solo Pet per le nostre acque minerali commercializzate in plastica e in questi anni abbiamo ridotto del 35% il peso delle bottiglie, contribuendo così a immettere meno plastica nell’ambiente. Già oggi più del 50% dei contenitori in Pet viene raccolto e avviato al riciclo in Italia, noi siamo pronti a raggiungere l’obiettivo di utilizzare almeno il 25% di materiale riciclato nella produzione di nuove bottiglie».

PAROLA D’ORDINE, sostenibilità. Un impegno che la Federazione porta avanti da tempo. «Siamo stati promotori di un decreto che, superando il divieto, prevede l’utilizzo di Pet riciclato fino al 50% nelle nuove bottiglie. In questo processo virtuoso sarà necessario l’impegno di tutti, partendo proprio dalla raccolta delle bottiglie che diventa così materia prima- seconda da riutilizzare». «È necessario – l’analisi di Fortuna – il coinvolgimento dei consumatori e dei consorzi interessati». MA come raggiungere l’obiettivo del 90% come media europea? Efbw e Mineracqua prevedono quattro impegni concreti da qui al 2025. Primo, «essere forza trainante di tutti gli attori coinvolti nel processo di gestione dei rifiuti». Secondo, «collaborare con l’industria del riciclo per arrivare entro il 2025 ad utilizzare, sempre come media europea, almeno il 25% di Pet riciclato nella produzione di nuove bottiglie».

L’ITALIA è avanti in tal senso, proprio grazie al decreto del 2010. «La collaborazione con la filiera del riciclo sarà quindi orientata all’incremento della disponibilità di rPet, ovvero il polietilene tereftalato riciclato». E ancora, «occorre innovare e investire di più nell’eco-design e nella ricerca dei materiali in plastica di origine non fossile e bisogna stimolare ancora di più i consumatori, che giocano un ruolo chiave, nel prevenire la dispersione di rifiuti». Non basta un pittogramma sulle etichette, insomma. È questione di cultura e abitudini: anche in questa battaglia
Mineracqua è in prima linea.

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LE PRIME SFIDE DEL NUOVO MINISTRO

FINALMENTE l’agricoltura italiana ha un nuovo Ministro, il senatore Gian Marco Centinaio, esponente leghista di collaudata esperienza politica ed amministrazione pubblica, anche se non un tecnico del settore. Probabile che voglia circondarsi, proprio per questa ragione, di persone specializzate, considerato che dovrà contemporaneamente gestire le linee programmatiche del contratto di governo redatto da Lega e 5Stelle in materia di tutela dell’agricoltura e fronteggiare le immediate contingenze internazionali: già in giugno, infatti, il neoministro sarà impegnato a Bruxelles per discutere sul bilancio di previsione, che rischia di prevedere gravi tagli al settore. Un’ occasione speciale per difendere l’Italia agricola da un’Europa che deve ridefinire il nuovo bilancio comunitario 2021-2027. La Brexit, infatti, potrebbe fortemente ridurre le risorse finanziare a disposizione (si parla di 15 miliardi di euro in meno nel bilancio Ue), comunque minacciate dalla pressione per utilizzarle per la gestione dei problemi collegati all’immigrazione. Quale sarà il taglio politico che vorrà dare il neoministro ai problemi agricoli? Sicuramente sarà ispirato dalle indicazioni che lo stesso Matteo Salvini ha più volte ribadito intervenendo a proposito di regole tra l’Italia e la Ue: una maggiore libertà di azione e di competitività delle imprese italiane e un recupero della sovranità nazionale (che, nel linguaggio politichese di Bruxelles, è spesso nascosta dietro al termine di sussidiarietà).
UN NUOVO ATTEGGIAMENTO, dunque, che coincide con ciò che si aspetta l’elettorato di Lega e 5Stelle nel difendere la sovranità, anche alimentare, del nostro Paese e nel tutelare le eccellenze del Made in Italy, nei confronti di una Ue troppo spesso a trazione nordeuropeista. A questi temi, il Ministro Centenaro dovrà aggiungere, sperando non diventino priorità di tale entità da richiedere interventi immediati, una serie di altre emergenze, apparentemente esogene al contratto, ma con cui dovrà cimentarsi. Il tema dei dazi e degli accordi commerciali con i Paesi Terzi, ad esempio, tra cui i possibili effetti e le contromisure alla decisione di Trump di estendere anche per l’Europa imposte su prodotti che coinvolgono il sistema, come l’acciaio. Analogamente, si dovrà impostare un nuovo dialogo con la Russia, come previsto dallo stesso contratto di governo, con eventuale riflessione sulle sanzioni in corso e sull’embargo. Prescindendo dal quadro internazionale, che tuttavia è spesso decisivo per i riflessi che determina sull’economia interna, il Ministro Centinaio sarà chiamato a rispondere a un tema trasversale che, da anni, l’elettorato e il sistema produttivo chiedono a gran voce: la semplificazione delle regole per chi vuole fare impresa. Un nuovo approccio, nell’accessibilità ed applicabilità delle norme, che dovrà caratterizzare il linguaggio rivolto al settore. Significativo è, in proposito, l’esempio del lavoro e degli strumenti di ingaggio della manodopera, che in agricoltura richiedono strumenti specifici di flessibilità (come i voucher). Più in generale sarà necessario riportare fiducia tra l’impresa agricola e lo Stato così come tra il cittadino e le istituzioni, attraverso un riequilibrio di diritti e doveri che garantisca la certezza del diritto, spesso la vera assente del sistema, almeno nella percezione dell’elettore.

Di | 2018-06-05T14:43:23+00:00 05/06/2018|Focus Agroalimentare|