Da Lisbona a Tokyo
un unico grande mercato
Addio dazi per un miliardo
Il Sol Levante apre le porte

Davide Nitrosi
BOLOGNA

«APARTIRE da marzo la più grande azienda commerciale giapponese calerà il prezzo del vino italiano del 10 per cento». In alto i calici, il primo febbraio è nata la più grande area di libero scambio al mondo: Unione Europea e Giappone hanno siglato un accordo che rimuove dazi per un miliardo di euro all’anno e riduce, se non azzera, orpelli normativi che rendevano più complicati gli scambi commerciali. Una rivoluzione con conseguenze immediate, come nel caso del vino italiano citato dal console generale del Giappone a Milano, Yuji Amamiya nel corso di un recente seminario organizzato da Bper Banca, Regione Emilia- Romagna e Fondazione Italia Giappone a Bologna.

L’ACCORDO di partenariato economico è stato firmato a Tokyo lo scorso luglio dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal premier nipponico Shinzo Abe. La trattativa fra Tokyo e Bruxelles è durata anni. E’ stata la politica aggressiva di Trump paradossalmente ad accelerare le conclusioni. Il premier Abe, temendo di lasciare alla Cina il primato di paladino del libero mercato e di vedere il Giappone isolato dalla nuova linea americana, ha deciso di stringere l’accordo con l’Europa. L’Unione Europea e il Giappone formano insieme un mercato di oltre 600 milioni di persone «che vale un terzo del Pil mondiale e quasi il 40% dell’import export globale», annota la Fondazione Italia Giappone presieduta dall’ambasciatore Umberto Vattani, che si è speso in prima persona per promuovere l’accordo.

«SPARISCONO circa un miliardo di dazi pagati ogni anno dalle nostre imprese che esportano in Giappone – spiega anche l’Istituto Miltom Friedman in un recente report – oltre all’eliminazione di una serie di barriere regolamentari in diversi settori, tra cui quello delle automobili (anche se i dazi verranno eliminati progressivamente in un periodo di 7 anni)». In totale, l’accordo potrebbe portare a un aumento delle esportazioni verso il Giappone del 13,2% (circa 13,5 miliardi di euro).

PER L’ITALIA è un’occasione d’oro. Da gennaio a novembre 2018 la bilancia commerciale tra Giappone e Italia è stata di 10,6 miliardi di dollari. L’Italia è il secondo esportatore dell’Unione europea nel Sol Levante. Quasi 15mila aziende italiane esportano i loro prodotti verso il Giappone e oltre 88mila posti di lavoro in Italia dipendono direttamente da questa relazione commerciale. «Il Giappone è un paese chiave per l’Italia – dice il ministro plenipotenziario Stefano Nicoletti – L’accordo dovrebbe portare ad un incremento potenziale dell’export italiano di 1,3 miliardi entro il 2021».

«SPERIAMO che il mondo ci venga dietro», commenta Marco Chirullo, vice capo negoziatore per la Commissione europea, il funzionario di Bruxelles che ha seguito passo passo le trattative per concludere l’accordo con Tokio. «Dal primo febbraio è stato azzerato il 91% delle linee tariffarie giapponesi e alla fine del periodo transitorio saranno completamente liberalizzate il 97% delle tariffe. Tokyo ha anche voluto anticipare al 2 aprile il secondo taglio tariffario che era previsto dieci mesi dopo». Nell’accordo, sottolinea Chirullo, rientra il riconoscimento da parte di Tokyo di 200 indicazioni geografiche europee, di cui 42 sono italiane. «Prima l’approccio giapponese era legato ai marchi, ora con il riconoscimento delle indicazioni geografiche c’è un vero cambiamento culturale», fa notare il negoziatore. L’accordo è una manna per molti produttori dell’agroalimentare. Il commercio del prosciutto, ad esempio, che ha subito dazi fino al 30% , dopo un periodo transitorio sarà totalmente liberalizzato. «Per pasta, cioccolato, biscotti e caramelle i dazi saranno eliminati progressivamente in dieci anni – continua Chirullo –. E tutti i prodotti industriali sono liberalizzati. Per la calzature i dazi scendono dal 30 all’11 %». Una svolta epocale, se si pensa che all’inizio del negoziato con il Giappone esistevano anche 72 barriere di tipo non tariffario: norme e regolamentazioni severe, standard unici al mondo che rendevano difficile l’ingresso nel mercato nipponico.

L’INTESA apre alle aziende europee anche il mercato degli appalti pubblici giapponesi. Le imprese europee possono «partecipare agli appalti di 48 municipalità nipponiche (città sotto i 500mila abitanti), investire nel sistema ferroviario nazionale e contare su un sistema agevolato nelle normative di sicurezza sulle immatricolazioni di auto prodotte in Ue» . Infine si consente la libera circolazione dei dati tra Europa e Giappone, assimilato e considerato in tale ambito come Stato membro dell’Unione. Questo significa anche facilitazioni per i manager e le loro famiglie che si devono spostare fra Ue e Sol Levante. Una nuova era insomma. Ce ne accorgeremo presto.