LA TRASFORMAZIONE DIGITALE

Eolo, la fabbrica del wi-fi superveloce
Nuovi investimenti per 300 milioni
«Colmeremo lo speed divide italiano»

Giuseppe Catapano
BUSTO ARSIZIO (Varese)

E’ IL PRINCIPALE operatore italiano nel fixed wireless ultra broadband. Per chi ha scarsa dimestichezza col gergo tecnico, ciò che fa Eolo è portare una connessione internet ultraveloce fino a 100 mega nelle zone più difficili da raggiungere e non coperte dalla fibra: borghi, piccoli centri, paesi di montagna, di lago e di mare. Un tempo tali zone soffrivano di digital divide. «Portavamo una connessione di 3 e 4 megabit al secondo laddove, fino alla metà degli anni Duemila, si navigava ancora a 56k» ricorda il fondatore e presidente Luca Spada. Se il digital divide è stato quasi azzerato, oggi Eolo si propone di risolvere un altro problema: lo speed divide. Garantendo, attraverso la banda ultra larga wireless per il mercato residenziale e delle imprese, «una velocità di 30 mega quasi ovunque. Lo streaming ha cambiato tutto, perché ha portato le famiglie a chiedere una grande quantità di dati. Il nostro cliente medio consuma 120 giga al mese».

NON SOLO: grazie al supporto del fondo d’investimento Searchlight capital partners, entrato recentemente nella compagine sociale, il nuovo piano industriale – che prevede investimenti per 300 milioni di euro – porterà Eolo a estendere la nuova rete a 100 mega in tutta Italia. «Significa – dice Spada – che 3,5 milioni di famiglie e imprese in Italia ancora oggi soggette all’anacronistico speed divide avranno accesso a internet in banda ultralarga». Il cospicuo investimento si sommerà ai 200 milioni che Eolo ha investito negli ultimi per la realizzazione della propria rete di telecomunicazioni che offre servizio a oltre 8,7 milioni di utenti. «Noi siamo di Varese – spiega Spada – e siamo partiti dalle valli dell’arco alpino, per poi espanderci. Tra il 2012 e il 2015 abbiamo cambiato passo vincendo 5 bandi pubblici per l’abbattimento del digital divide in 5 regioni del centro. Dal Nord abbiamo quindi sviluppato la nostra rete nell’area del centro Italia. Nei prossimi mesi cominceremo a crescere anche al Sud».

LA SOCIETÀ, che vanta oltre 300 mila clienti attivi, ha chiuso l’ultimo esercizio con oltre 100 milioni di ricavi, in crescita di oltre il 33% rispetto ai 75,5 milioni di euro realizzati nel precedente esercizio. Di recente è stato inaugurata la nuova sede a Busto Arsizio, un campus ultramoderno da 17mila metri quadri con tanto di zone relax, giardini e una filosofia smartworking portata avanti quotidianamente. Eolo conta 370 dipendenti (32 anni l’età media, 150 nuove assunzioni negli ultimi 24 mesi) e un network di oltre 8mila collaboratori, installatori e partner commerciali. Il piano di crescita prevede anche l’assunzione di ulteriori 120 figure professionali nei prossimi 18 mesi. I professionisti saranno accolti proprio nel nuovo quartier generale, quello che Spada definisce «la fabbrica italiana del fixed wireless». «Cerchiamo tecnici di rete, figure commerciali e operatori di call center: quest’ultimo è considerato il cuore dell’azienda, tanto che abbiamo un turn over che rasenta lo zero. Dalcall centersi può crescere fino a ricoprire ruoli di responsabilità», spiega.

EOLO è una realtà dinamica e giovane. L’azienda è nata nel 1998 e giovani sono i dipendenti: l’età media di 32 anni lo conferma. «Nessuno di noi ha ancora conosciuto la pensione» scherza Spada. I progetti per il futuro sono ambiziosi anche perché la mission di Eolo è tutt’altro che esaurita. «Il fixed wireless rappresenta in termini di connessioni broadband e ultra broadband la seconda tecnologia più utilizzata dopo il rame e si candida fra le principali tecnologie abilitanti i servizi 5G, al centro di sperimentazioni già in corso in Giappone e negli Stati Uniti, consentendo di portare prestazioni 5G anche in quelle aree dove gli operatori mobili tradizionali difficilmente faranno investimenti». Un valore aggiunto alle imprese e alle famiglie di questi centri che possono crescere, scongiurando lo spopolamento.

Banda Ultralarga Bruxelles promuove «il modello Open Fiber»

BRUXELLES

L’ITALIA NON RIUSCIRÀ a raggiungere gli obiettivi Ue per il 2020 sulla banda larga ma, se la sua Strategia del 2015 basata sul modello ‘wholesale’ portata avanti di OpenFiber sarà attuata in modo corretto, potrebbe essere sulla buona strada per centrare gli obiettivi per il 2025 sulla banda ultralarga. Sono le conclusioni a cui è giunta la Corte dei conti Ue (Eca), che ha realizzato un audit sulla diffusione della banda larga nei 28. «È poco probabile che la banda larga» da 30Mbps in Italia «sia disponibile per tutti i cittadini entro il 2020», nota il rapporto, ma c’è «un aumento significativo della copertura sin dal 2011, attraverso una combinazione di investimenti pubblici e privati». La responsabile del rapporto Iliana Ivanova sottolinea però che, «se ben attuato, il Piano italiano metterà il Paese in una buona posizione per raggiungere gli obiettivi» per il 2025 della Commissione per una banda ultraveloce dai 100Mbps sino a 1Gbps. In particolare, i revisori Ue hanno evidenziato che in Italia «le autorità hanno deciso nel 2016 di utilizzare il modello di investimento diretto per gli appalti pubblici al fine di dispiegare la banda larga tramite una rete ad accesso libero (wholesale)», la cui «conseguenza è stata l’aumentato ricorso a soluzioni basate sulla fibra ottica e dell’accesso a infrastrutture e servizi a prezzi accessibili».

PROPRIO l’investimento di 3 miliardi di euro per finanziare la banda larga in tutte le zone dove non era conveniente investire sotto il profilo commerciale effettuato dallo Stato italiano nel 2015-2017, l’adozione del modello di accesso libero wholesale e il ruolo di Infratel per il coordinamento dei fondi Ue hanno permesso all’Italia di recuperare qualche posizione. Secondo l’Eca il Belpaese ora dispone di «un contesto competitivo per la banda larga» e di un «quadro giuridico e concorrenziale adeguato». La Corte dei Conti fa alla Commissione Ue dunque promuove il modello OpenFiber anche nel resto del continente.

Di |2018-06-18T16:24:58+00:0018/06/2018|Finanza|