LA TRADIZIONE DI RAVENNA

Terminal e magazzini di cereali
Milioni di tonnellate l’anno
da Stati Uniti e Europa dell’est

UNA TRADIZIONE che affonda le radici ai tempi di Serafino Ferruzzi «il primo esperto mondiale di logistica che fece da pioniere nello sviluppo delle co-modallità di trasporto a sostegno della produzione» come lo definiscono Marco Migliorelli, manager della logistica e presidente degli Spedizionieri ravennati, e Carlo Licciardi, trader internazionale e presidente dell’associazione nazionale cerealisti. Migliorelli e Licciardi vivono a Ravenna anche se passano la maggior parte del loro tempo in giro per l’Italia e l’Europa. Come loro Alessandro Vitiello, o Andrea Gentile, altro manager della logistica.

IL PORTO di Ravenna è leader nazionale in questo settore e deve il primato a quanto realizzato da Serafino Ferruzzi e poi da Raul Gardini che diedero un contributo importante alle infrastrutture portuali ravennati favorendone la competitività internazionale. A questa scuola di ’pensiero logistico’ si sono ispirati Migliorelli e Licciardi, con loro Gentile e Vitiello, Niccolò D’Andria e tutti coloro che hanno iniziato l’attività con Ferruzzi per diversificare gli interessi economici. Anche se nei primi tre mesi di quest’anno il trend dei cereali nel porto ravennate ha segnato un calo di alcuni punti percentuali, nel 2016 il comparto alimentare, derrate alimentari solide e prodotti agricoli, sono risultati pari a oltre 4 milioni di tonnellate, con 190 mila tonnellate in più (+4,8%), grazie soprattutto all’aumento del granoturco, proveniente perlopiù da Ucraina, e del frumento, importato principalmente da Bulgaria, Usa, Ucraina e Canada. Consistente la crescita dei concimi, con 1.606.623 tonnellate movimentate e 175 mila tonnellate in più (+12,3%); i principali Paesi di scambio sono Egitto, Ucraina e Russia.

QUESTI dati testimoniano che siamo un Paese che ha assolutamente necessità di importare cereali e sfarinati per soddisfare i consumi nazionali che non sono supportati completamente dai raccolti interni. Pertanto produzione nazionale e import non sono in contrapposizione ma si compensano. Il fabbisogno nazionale è pari a circa 37 milioni di tonnellate. Di queste, 19 milioni vengono dalla produzione nazionale (51%) e 18 dall’import (49%). Nel caso di grano, mais e orzo le percentuali sono più a favore del mercato interno (56-57%) mentre l’import si ferma al 43-44%. Le navi dal Nord e Sud America piuttosto che dall’Europa dell’Est che fanno scalo a Ravenna rispondono a questo fabbisogno interno. A Ravenna hanno sede alcune delle delle principali multinazionali del settore: Adm, Cofco, Ameropa, Bunge, Cefetra. La forte specializzazione nei cereali e la presenza ai primi posti della graduatoria dei porti italiani dello scalo romagnolo per varie tipologie di merce nazionale, porta molti manager ravennati ai vertici delle associazioni nazionali di categoria. Licciardi presiede l’associazione nazionale cerealisti (Anacer), un fatturato di circa 9 miliardi di euro, con Vitiello e D’Andria come vice presidenti, Migliorelli è nella giunta di Confetra e nel consiglio di Fedespedi, Gentile guida Assologistica.

«LA NOSTRA associazione è impegnata in una corretta informazione verso i consumatori, perché l’import di cereali è necessario, senza demagogia e senza demonizzazione» dice Licciardi. «Portiamo avanti una politica che vede in primo piano sicurezza e salubrità del prodotto. Riscontri positivi vengono sia dai crescenti controlli qualitativi e dalle misure di autocontrollo messe in atto dalle aziende sia dalle verifiche disposte dagli enti preposti. I risultati di questi controlli dicono che il consumatore può essere tranquillo. Un attestato che le imprese lavorano correttamente e che tutta la filiera rispetta i rigorosi principi di salubrità».

Lorenzo Tazzari

 

Di | 2018-05-14T13:14:41+00:00 17/05/2017|Focus Porti Adriatico|