LA TAVOLA DELLE FESTE

L’export alimentare cresce ancora
«Ma serve un sistema Paese
per valorizzare il Made in Italy»

Fabrizio Ratiglia
ROMA

CENTOQUARANTA miliardi di fatturato, pari all’ 8% del Pil del Paese, 385mila occupati, 5.600 aziende rappresentate, seconda manifattura dopo la meccanica. Federalimentare è una realtà fondamentale dell’Italia che per quattro anni sarà guidata non più da manager ma da un industriale: il presidente di Molini Industriali Ivano Vacondio, che ora chiede con forza al governo gialloverde un deciso cambio di passo.

Di cosa avete bisogno?

«La deriva antindustriale che si sta affermando in una parte del paese è preoccupante e per noi imprenditori è anche mortificante. Per recuperare l’entusiasmo abbiamo bisogno di un riconoscimento ».

Quale?

«Fare impresa è l’elemento trainante della crescita e deve essere messa al centro dello sviluppo del paese. Noi, tra mille difficoltà, creiamo ricchezza e ritengo che sia un merito che deve esserci riconosciuto e non certamente una colpa».

Oltre al riconoscimento, cosa chiedete al governo? Più investimenti in infrastrutture?

«E’ ovvio. Il trasporto delle merci è diventato un’odissea e un’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture autostradali, portuali o ferroviarie è ineluttabile. Mi rendo conto però che questi investimenti non abbiano un ritorno immediato in termini politici e troppo spesso sono sacrificati a favore di altre misure che, seppur legittime e comprensibili, hanno un effetto moltiplicatore inferiore sul reddito nazionale».

Sta accusando il nostro governo?

«Assolutamente no. Mi limito a evidenziare che troppo spesso, nel nostro Paese, la classe politica ha privilegiato la sistematica e quasi ansiosa ricerca del consenso rispetto allo sviluppo di strategie a lungo termine. I nostri politici dovrebbero prendere esempio da Helmuth Kohl, un visionario che unì le due Germanie, assumendosi mille rischi in un’operazione che poteva rivelarsi disastrosa ».

L’impressione è che la Lega sia più vicina alle vostre istanze rispetto al M5s…

«L’equilibrio e la pacatezza dovrebbero sempre essere considerati fondamentali. Mi auguro ovviamente di poter incontrare rapidamente il ministro Di Maio e avviare con lui un confronto pragmatico per garantire il pieno sviluppo dell’industria alimentare nazionale».

Sgravi e defiscalizzazione sarebbero serviti di più del reddito di cittadinanza?

«Se i soldi non ci sono è inutile chiederli. Molto più proficuo è organizzarsi al meglio per creare un sistema paese in grado di valorizzare il Made in Italy. Mi riferisco, per esempio, alla mobilitazione avvenuta per le etichette a semaforo in ambito Onu. Un esempio virtuoso di come si dovrebbe muovere la politica nella difesa degli interessi nazionali».

Ci faccia un altro esempio concreto.

«In questo momento si devono fare accordi bilaterali per incrementare la nostra quota di export dove abbiamo margini di crescita enormi soprattutto in paesi, come la Cina o la Russia, dove per noi è impossibile arrivare».

Ciò nonostante l’agroalimentare continua a crescere. Quali sono i dati del 2018?

«L’anno si chiuderà con una crescita dell’export del 3,5%. Purtroppo però i consumi interni sono ancora deboli. E non dobbiamo sottovalutare l’impatto negativo di una disinformazione fuorviante e allarmistica – sugli aspetti nutrizionali e relativi alla sicurezza alimentare – che ha generato una riduzione dei consumi per alcune tipologie di prodotto».

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA
A NATALE VINCE LA QUALITÀ

ANALIZZARE i consumi degli italiani nell’occasione delle festività di Natale e fine anno permette non solo un interessante percorso di valutazione di come sono cambiati i loro gusti e preferenze, ma in generale di capire l’evoluzione dei comportamenti sociali ed economici delle famiglie. Saranno, per esempio, probabilmente due italiani su tre a festeggiare tra le mura domestiche o a casa di amici o parenti, con una spesa stimata superiore ai due miliardi e mezzo di euro, di cui oltre una metà per allestire il cenone di Capodanno. Cifre importanti che non devono stupire se confrontate con quanto esprime in termini economici l’agro-alimentare italiano: oltre 300mila imprese agricole, con il nostro Paese leader in Europa con oltre 300 prodotti di qualità riconosciuti dall’Ue e che incidono per oltre il 21 % del totale dei prodotti a marchio di origine in tutta Europa. Un patrimonio che negli ultimi vent’anni si è moltiplicato di 5 volte, seguito, si pensi, a una certa distanza, dalla Francia, Spagna, Portogallo e Grecia. Altrettanto importante il fatturato dell’industria alimentare, un comparto strategico per l’economia italiana, che supera i 130 miliardi di fatturato ed esporta quasi un terzo, con prospettive crescenti, occupando mezzo milione di addetti e coinvolgendo oltre 60mila imprese. In questo quadro un discreto miracolo lo ha compiuto il vino, con un valore di oltre 10 miliardi, di cui più della metà esportati.

GLI ITALIANI mostrano una escalation di preferenze in queste occasioni per i prodotti associati ad un certificato di qualità e, di conseguenza, connessi ad un legame con il territorio. A titolo di esempio la Regione sul gradino più alto del podio del food si trova l’Emilia Romagna con oltre 40 marchi di origine, seguita dal Veneto, Campania, Lombardia, Toscana e Piemonte. Ma ogni territorio vanta un prodotto che è di scena sulla tavola degli italiani ed è legato ad una tradizione di famiglia- Altra caratteristica che si è recentemente evoluta nelle preferenze alimentari si conferma sempre più essere la ricerca salutistica dei cibi. Il biologico, certamente, ma più, in generale, la ricerca di fattori ritenuti, spesso a ragione, come strumenti preventivi per una vita sana. Rientrano nel contesto, cibi con livelli più bassi di zuccheri e grassi, l’attenzione alla dieta mediterranea, i propositi di movimento e passi giornalieri che sempre più diventano argomento di conversazione nelle tavole dove, al termine, ci si sente peccatori. Anche quest’anno protagonista saranno le bollicine, stimate presenti in oltre l’80% delle case che festeggeranno le feste di Natale a fine anno. Salteranno oltre 60 milioni di tappi e questo è un altro miracolo italiano. Per ogni reddito, per ogni livello di competenza ed interesse, ci saranno bottiglie pronte a ricordare l’evento tutte legate ad un territorio di origine.

Davide.gaeta@univr.it

Di |2018-12-24T10:40:33+00:0024/12/2018|Focus Agroalimentare|