LA TAVOLA DELLE FESTE

Caviro e Terre Cevico uniti per Bolé
«Abbiamo riportato in Romagna
la tradizione dello spumante»

Sara Servadei
FAENZA (Ravenna)

UN GRUPPO di giovani e due realtà concorrenti che si alleano per ridare lustro alle bollicine della propria terra, la Romagna. È la storia di Bolé, lo spumante del marchio collettivo Novebolle Doc che mette insieme due importanti cooperative del territorio: Caviro e Terre Cevico. Capo progetto è Nicole Poggi, 32 anni, tornata nella sua Romagna dopo anni di lavoro all’estero.

Poggi, cosa troviamo stappando una bottiglia di Bolé?

«Al momento al 95% Trebbiano, e per il 5% il Famoso, che dà note più profumate. E’ una bollicina semplice, che vuole valorizzare le uve del nostro territorio, e che in futuro arriverà anche con il Sangiovese e in versione rosè. E’ uno spumante che descriverei con tre parole: visione del territorio, sinergia e coraggio».

Come è nata l’unione tra Caviro e Terre Cevico, realtà concorrenti?

«Tutto è nato perché le due aziende esattamente un anno fa, a fine 2017, hanno capito che l’unico modo per fare qualcosa per il territorio era mettersi insieme, con una società ad hoc al 50% Caviro e al 50% Cevico. I soci delle due cooperative in totale sono 21mila famiglie, praticamente in ognuno dei 21mila chilometri quadrati della Romagna c’è l’uva di un socio. Le due aziende sono sempre state nemiche nell’ambito della grande distribuzione, ma qui la grande distribuzione non c’entra: sono i portavoce a far conoscere il vino. E’ stata una scelta coraggiosa: sarebbe stato più facile produrre una bollicina di diverso profilo per la grande distribuzione, ma si è voluto coinvolgere il territorio».

Chi sono i portavoce?

«I ristoranti migliori della Romagna, che abbiamo coinvolto proponendo il nostro prodotto. La produzione per ora è ristretta: 50mila bottiglie, come una piccola azienda agricola, solo a pochi ambasciatori tra cui anche enoteche e negozi ».

Quindi un prodotto dalla Romagna per la Romagna?

«Anche».

Romagna e spumante: un binomio inedito?

«No. A inizio ‘900 la Romagna era culla di produzione anche di spumanti, come a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli dove c’è una cantina molto importante, ma anche nel Faentino. Poi altri territori e paesi sono stati più bravi di noi a promuovere i loro prodotti, e gli spumanti romagnoli sono passati in secondo piano. Bolé vuole riprendere quella tradizione e valorizzare la Romagna».

Le feste sono periodo da spumante. Come sta andando questo primo Natale-Capodanno per Bolé?

«Abbiamo aumentato le attività che lo vendono e aggiunto al calendario più eventi dedicati. Questo fine settimana ad esempio saremo a Passatelli in Bronson, a Madonna dell’Albero (Ravenna), e sabato a Santarcangelo».

E i romagnoli come l’hanno presa?

«Bene, i feedback sono molto positivi. Certo, ci sono ristoratori contrari al prodotto delle cooperative, e con loro non ha senso discutere… Ma i consumatori apprezzano, e sui social abbiamo ottenuto buone risposte in termini di visualizzazioni. Da inizio anno abbiamo coinvolto anche un artista milanese, Alessandro Cripsta, che realizza per noi due illustrazioni al mese dedicate a Bolé».

Si discute tanto delle cooperative, e Bolé è un prodotto lanciato su un mercato diverso, che punta alla qualità. Pensa che sia questa la ricetta per le cooperative in futuro?

«Anche. La maggior parte dei soci ha due ettari di vigna, quantità con cui non si può fare nulla da soli. La cooperativa unisce, dando peso a ognuno. Nessun socio avrebbe potuto produrre Bolé da solo».

L’acquisizione Il fondo Assietta conquista il controllo di Mix

MODENA

MIX Srl, azienda di Cavezzo (Modena) leader in Italia e in Europa nella progettazione di macchinari speciali per la miscelazione di ingredienti alimentari in polvere e granuli, ha ceduto una quota di maggioranza da parte dei tre soci fondatori (Guglielmo Pellacani, Ermes Prati e Loris Marchesi) ad Assietta Private Equity, importante fondo specializzato negli investimenti in Pmi nel panorama finanziario italiano. Assietta PE garantirà all’azienda l’apporto dei capitali necessari per realizzare un ambizioso piano di sviluppo industriale, già avviato dai soci fondatori, finalizzato a un ulteriore salto di qualità e di crescita dimensionale. L’obiettivo è uno sviluppo organico attraverso la crescita in nuovi mercati esteri e nuovi settori applicativi, da sostenere magari anche con qualche acquisizione mirata, finanziata dai capitali messi a disposizione dal Fondo.

L’ACQUISIZIONE di Mix conferma il crescente interesse da parte dei Private Equity nazionali e internazionali nei confronti del distretto meccanico emiliano. Nell’operazione Mix è stata assistita da SRI Group NPV, filiale italiana del gruppo SRI Group Global fondato e guidato da Giulio Gallazzi (nella foto), specializzata in advisory e consulenza strategica e leader nel segmento Pmi. «Siamo molto orgogliosi di poter rivestire un ruolo chiave nel processo di valorizzazione delle Pmi – ha commentato Massimo Domini, partner e responsabile del business in Italia – Questa operazione è un ulteriore esempio di come l’unione fra imprenditoria locale e mondo finanziario costituisca un processo virtuoso, che garantirà al tessuto economico italiano la capacità economica e manageriale necessaria per competere a livello globale».

Di |2018-12-24T10:35:27+00:0024/12/2018|Focus Agroalimentare|