LA STORICA AZIENDA MARCHIGIANA

Giampaoli, un secolo alle spalle
«Il gusto per l’innovazione
è il nostro elisir di lunga vita»

ANCONA

«SIAMO antichi, non vecchi». Paolo Giampaoli sceglie poche parole – ma incisive – per descrivere la sua azienda: la Giampaoli, quartier generale ad Ancona, esiste dal 1900 ed è un’azienda specializzata nella produzione di biscotteria, panettoni, torroni, uova pasquali, colombe e gelati. Antica, in questo senso. Non vecchia, ovvero innovativa. Lo dice la storia: la realtà marchigiana è stata la prima a realizzare biscotti integrali e la prima a lanciare sul mercato il panettone al cioccolato. «L’innovazione di prodotto – aggiunge Giampaoli – per noi è importantissima: siamo sempre pronti a interpretare gusto e abitudini dei consumatori e proviamo ad assecondarli…». Oggi Giampaoli è una realtà sana, tra quelle di riferimento nel suo settore, 8 milioni di euro circa di fatturato, 25 dipendenti fissi che arrivano anche a 60 nei periodi di picco. Una storia lunghissima, cominciata nel 1900, tutta legata alla famiglia Giampaoli: Ettore, garzone di una storica pasticceria di Ancona, vince un terno al lotto e decide di aprire una sua attività con l’aiuto della moglie Savina; i figli Alberto, Aldo e Alfredo contribuiscono a far diventare quella che era una pasticceria un’azienda vera e propria che ‘supera’ due guerre mondiali. Durante la seconda, i violenti bombardamenti del 1943 distruggono Ancona, ma Ettore ha messo in salvo tutti i macchinari. E riparte, più forte. Tra fine anni Cinquanta e Sessanta entrano in azienda i nipoti: Ettore e il fratello Paolo. Colui che oggi guida la Giampaoli e l’ha saputa innovare e rinnovare.

ANCHE la sua è una storia particolare. «Facevo il calciatore professionista – ricorda – con diverse presenze in Serie C, anche con la maglia dell’Ancona. Quando mi sono diplomato avevo davanti tre strade: l’università, giocare a calcio o entrare in azienda. Scelsi la seconda strada. Ero giovanissimo. Poi, prima dei trent’anni, capii che una realtà creata da mio nonno e plasmata da mio padre era ciò di cui dovevo e potevo occuparmi. Non fu semplice, ma decisi di fare l’imprenditore lasciando lo sport. La cosa più difficile? Far capire a tutti che anche un calciatore poteva stare dentro un’azienda…». Arrivano gli anni Settanta e il ruolo di Paolo – oggi affiancato dal figlio Gabriele e dalla nipote Gioia – diventa sempre più importante. «Rispetto a quel periodo – dice – è cambiato tutto. Dopo le guerre, per persone che avevano conosciuto la fame, anche il più semplice dei dolci era qualcosa di speciale. Oggi c’è più ricercatezza, gusti più sofisticati, ma anche più attenzione alla salute». Un esempio? Otto famiglie italiane su dieci comprano almeno una volta l’anno un prodotto biologico. E Giampaoli ha lanciato il panettone bio. «Una nicchia di mercato che potrebbe restare tale anche per una questione di costi dei prodotti che inevitabilmente sono più alti e quindi non alla portata di tutti». C’è anche il dolce di Natale senza glutine e senza lattosio.

IL LEGAME con il territorio è forte. Per questo sono nati i panettoni al vino, al gusto di Rosso Conero, Verdicchio, Vernaccia di Serrapetrona o Moscato; con lo stesso metodo di preparazione Giampaoli ha creato anche i panettoni con il gusto dei più famosi liquori delle Marche: il Varnelli e la Moretta di Fano. «I riscontri sono stati ottimi». Dal torrone ai biscotti, passando per gli stessi panettoni, «il 2017 è stato un anno positivo: aspettiamo i giorni a ridosso del Natale per un bilancio definitivo. Prevediamo una crescita». Per il 2018 le aspettative sono buone, «l’obiettivo è il consolidamento in Italia. L’estero resta una parte residuale del nostro business, nella nostra categoria non è facile imporsi lontano dall’Italia perché in ogni Paese il gusto è differente». In un mercato in cui i competitor sono diversi e agguerriti, «ciò che fa la differenza è la qualità, con grande attenzione alle materie prime». Per quanto riguarda i panettoni, Paolo Giampaoli si fa portavoce di una battaglia. «Non è possibile – dice – che se ne trovino in commercio anche a meno di 2 euro. Così si svende e si svaluta un prodotto tipico della tradizione italiana che al produttore stesso costa di più. È necessario che ci si muova a livello istituzionale per risolvere il problema. Intanto noi andremo avanti perla nostra strada, puntando sempre sulla qualità e sull’innovazione». È la storia della Giampaoli, azienda antica ma non vecchia. Con oltre un secolo di vita alle spalle.


Arriva il Natale Gli italiani spenderanno 6 miliardi per i dolci

BOLOGNA

SI ATTESTERÀ sui 6 miliardi di euro la spesa per i dolci natalizi artigianali in previsione delle prossime festività, con il panettone a farla da padrone e a trionfare «sulle tavole di tutto il mondo, a partire dal Giappone». È quanto stima l’Osservatorio Sigep, il salone internazionale del dolciario artigianale in programma alla Fiera di Rimini, dal 20 al 24 gennaio prossimo. «Ci sono prodotti – osserva il maestro Iginio Massari – che sono intimamente legati alla nostra storia, alla nostra memoria, prodotti che vanno oltre il valore del cibo stesso. Il panettone classico è uno degli esempi più luminosi. Se verrà a scomparire questa simbologia, vorrà dire che andremo a perdere quanto abbiamo costruito e tramandato nel corso dei secoli». Ad accompagnare il panettone, viene spiegato dal Sigep, ci saranno «i prodotti tipici, le consuetudini tramandate di generazione in occasione delle feste: da Nord a Sud, sono innumerevoli i dolci proposti dai più affermati maestri pasticcieri». Anche per il maestro Gino Fabbri, presidente dell’Associazione maestri pasticceri italiani, «si possono creare dolci incredibilmente buoni rinnovando la tradizione, ma senza stravolgerla. All’azzardo di innovazioni sconcertanti, preferisco il rinnovo che sappia valorizzare l’eccezionale qualità delle materie prime. Proponiamo quindi un classico rinnovato, sempre con uvetta e canditi, ma anche – per esempio – con una parte in burro liquido, un mix di vaniglie anziché un’unica varietà».

Di | 2018-05-14T13:14:16+00:00 19/12/2017|Focus Agroalimentare|