LA STORIA

Vestiti di seta pregiata dalle bucce d’arancia
La scommessa siciliana ha convinto Ferragamo

LA RIVOLUZIONE circolare della moda parte dagli scarti della spremitura delle arance. Orange Fiber è una fibra tessile nata dall’idea di due giovani siciliane, Adriana Santanocito ed Enrica Arena, che in collaborazione con il Politecnico di Milano hanno ridato nuova vita alle bucce d’arancia residuo dalla spremitura, il cosiddetto ‘pastazzo’. Dai tessuti setosi e leggeri così ottenuti Salvatore Ferragamo ha lanciato l’anno scorso, in linea con il suo motto ‘responsible fashion’, una capsule collection omaggio alla creatività mediterranea, che ha sedotto le first lady al G7 di Taormina ed è finita anche al Victoria and Albert Museum di Londra, in una grande mostra sul rapporto fra la moda e il mondo della natura. «Ora la sfida è l’industrializzazione del processo di produzione, per ottenere un tessuto competitivo», spiega Enrica Arena, una delle due fondatrici.

Come nasce l’idea di Orange Fiber?

«Il progetto nasce dall’intuizione di Adriana, convinta di poter creare un tessuto senza impatto ecologico, partendo da un materiale di scarto, in questo caso i residui delle arance spremute. Adriana ha studiato Fashion Design all’Afol Moda di Milano e, nel 2012, ha deciso di dedicare la sua tesi conclusiva all’esplorazione di nuovi tessuti sostenibili da utilizzare nel settore. Con l’aiuto della sua professoressa, che l’ha introdotta ai colleghi del Politecnico di Milano, Adriana è riuscita a testare la realizzabilità della sua idea nei laboratori del dipartimento di Chimica industriale. Da qui è partito lo spunto per il brevetto e poi per il lancio della startup nel 2014».

È stata dura?

«Non è stato facile, ma per fortuna attraverso la scuola Adriana è venuta a conoscenza delle opportunità offerte alle startup da vari acceleratori e, quando abbiamo vinto un bando di ‘Trentino sviluppo’, l’avventura di Orange Fiber è cominciata. Qui abbiamo ricevuto un primo investimento di 200mila euro, che ci ha consentito di aprire la società: tutti i primi passi li abbiamo fatti nell’acceleratore di Trentino sviluppo, dove siamo rimaste per tre anni».

Due siciliane in Trentino…

«Adriana e io siamo entrambe catanesi e la scelta delle arance come punto di partenza rivela un forte legame con il territorio. Il pastazzo è un materiale di scarto che ormai la Sicilia produce al ritmo di 700mila tonnellate all’anno. Abbiamo stretto delle partnership con gli spremitori, in modo da creare una sinergia virtuosa e una crescita davvero sostenibile. Al tempo stesso ci è piaciuta l’idea di raccontare una Sicilia diversa, imprenditoriale e femminile, anche se non è stato facile. Questa prima fase in Trentino è stata molto importante per capire come procedere».

Come si arriva al prodotto finito?

«Dal sottoprodotto riusciamo a ottenere della cellulosa attraverso la nostra tecnologia. La cellulosa passa poi a un’azienda specializzata nella produzione industriale di filati da quella materia prima: l’abbiamo trovata in Spagna, perché in Italia non si fa più. Da lì, il filato dev’essere trasferito a Como, dove un’altra azienda specializzata lo trasforma in tessuto».

Il vostro tessuto viene al 100% dai residui delle arance?

«Il filato deriva al 100% dalle bucce, ma se ne può fare quello che si vuole: usarlo da solo, ottenendo un tessuto setoso di alto livello, con costi analoghi a una buona seta italiana, oppure mischiarlo con altri materiali, dal cotone alla seta».

Elena Comelli


Dai mutamenti del clima all’e-commerce bio
Il blog di Unipol racconta il futuro che cambia

UN BLOG e un magazine. Internet e carta. Un mix utilizzato per approfondire temi che vanno dal cambiamento climatico all’e-commerce, dal futuro bio delle città alla terza età. Toccando argomenti non legati direttamente all’attività delle assicurazioni. Il gruppo Unipol sta utilizzando questo doppio canale di comunicazione, inaugurato alla fine del 2016 con un blog (indirizzo changes.unipol.it) e allargato all’inizio del 2018 con la rivista. Il nome è lo stesso: Changes (significa ‘cambiamenti’ in inglese). «È un approccio diverso alla comunicazione– racconta il direttore del blog e della testata, Fernando Vacarini –, uno strumento che si aggiunge alla classica attività di presentazione dei nostri servizi, delle nostra attività e dei nostri numeri e dati di bilancio. Ai comunicati stampa, alle conferenze coi giornalisti, alla presenza sui social, abbiamo prima aggiunto il blog e poi la rivista».

E CON UN OBIETTIVO preciso. «Esiste una correlazione, ed è provato da diverse ricerche – continua il direttore– tra il valore di un’azienda e quello che la stessa azienda fa per la collettività sociale. E noi, nel blog e nella rivista, affrontiamo temi di sviluppo del nostro Paese, offrendo appunto risorse e strumenti per affrontare i cambiamenti economici sociali del futuro». Da qui discendono gli argomenti per arricchire le pubblicazione, notizie che nella loro scelta sono legate al mercato assicurativo, secondo l’analisi dei macro trend condotti dall’osservatorio Reputational and emerging risk del Gruppo Unipol. Insomma, non si parla direttamente di assicurazioni ma di tematiche nelle quali l’assicurazione può diventare uno degli aspetti fondamentali proprio perché viene presentato il livello di rischio che si affronta. «È importante – sottolinea Vacarini – offrire contenuti di alta qualità ed è per questo che ci avvaliamo di firme importanti». Ad esempio, nel primo numero cartaceo di Changes, spiccavano contributi di Grammenos Mastrojeni, diplomatico e coordinatore per l’eco sostenibilità della Cooperazione allo Sviluppo, e di Serge Latouche, economista e filosofo francese.

MA QUAL È la risposta dei lettori? «Positiva sicuramente – risponde – perché la comunicazione di Changes è percepito come innovativa, oltre che interessante». E il percorso non è finito, anzi. «Vogliamo crescere ancora – osserva Vacarini –: già il passaggio alla carta è stato un passo importante. La rivista dà la possibilità di un maggiore approfondimento, si rivolge a un pubblico maturo che non sempre riusciamo a raggiungere col blog. È un prodotto che ha una cura particolare, dalla copertina alle fotografie, dal tipo di carta utilizzato all’impostazione degli articoli. Sarà semestrale, il primo numero è uscito a inizio 2018, il secondo dopo l’estate».

Di | 2018-06-26T12:50:35+00:00 26/06/2018|Dossier Sostenibilità|