LA STORIA

Sperlari non fa sconti alla dolcezza
«Standard etici ed eccellenze locali
Un nuovo look per la tradizione»

Giuliano Molossi
CREMONA

CI ADDOLCISCONO la vita da 182 anni, da quel giorno del 1836 quando Enea Sperlari aprì nel centro di Cremona una bottega per vendere il torrone e la mostarda che produceva. L’anno scorso, la storica azienda che porta un nome conosciuto nel mondo è passata per 47 milioni di euro dagli svedesi di Cloetta al gruppo internazionale tedesco Katjes, un colosso dei dolciumi. Quattro stabilimenti, 400 dipendenti, fatturato netto di 100 milioni, la Sperlari è il secondo player in Italia nel mercato delle caramelle e primo in quello della liquirizia e dei dolcificanti. Vanta brand affermati come Saila, Galatine, Dietor, Dietorelle. Dopo il passaggio di proprietà al timone dell’azienda c’è Piergiorgio Burei, 54 anni, ceo con grande esperienza nel campo dell’alimentare, chiamato a rilanciare azienda e marchio.

Sperlari ha recentemente affidato a Leo Burnett la nuova campagna di comunicazione. Con quali obiettivi? E quanto è importante la comunicazione oggi per un’azienda come la vostra?

«Molto importante, soprattutto in vista del Natale che, per noi, vale quasi un terzo del fatturato. Il nostro percorso di rilancio parte da qui. ‘Non c’è Natale senza Sperlari’ è stato un fortunato tormentone che riproporremo, con nuove campagne, su tutti i mezzi».

Alcuni dei prodotti che vendete oggi, come torrone e mostarda, sono gli stessi che vendeva il fondatore dell’azienda 182 anni fa. La tradizione è dunque un valore da difendere, ma come si concilia con l’innovazione, con l’esigenza di conquistare i consumatori con nuovi prodotti?

«Sono due facce della stessa medaglia. Prendiamo, ad esempio, il torrone, che è uno dei prodotti più tradizionali e che noi abbiamo reinventato, presentandolo in modo nuovo e originale. Diamo grande spinta all’innovazione per reinterpretare al meglio i gusti tradizionali».

Come sono cambiati negli ultimi tempi i gusti dei consumatori?

«Sono sempre più attenti alla qualità dei prodotti e all’origine degli ingredienti. Questo per noi è molto importante. C’è poi un altro fatto: noi italiani che siamo sempre stati visti come conservatori dal punto di vista alimentare, stiamo diventando uno dei popoli al mondo più curiosi di sperimentare nuovi gusti».

Cosa significa la parola ‘sostenibilità’ per Sperlari? Come la coniugate con il vostro business?

«Le faccio un esempio concreto. Tutta la liquirizia che lavoriamo è una liquirizia prodotta in Calabria. E la produciamo ancora in maniera sostanzialmente artigianale, con lo stesso scrupolo che mettiamo nella lavorazione delle nocciole e delle mandorle e con la stessa grande attenzione alla scelta delle materie prime. Sostenibilità è un impegno che prendiamo nei confronti del consumatore. Siamo molto severi nella scelta dei fornitori, lavoriamo solo con quelli di prima classe che sono in grado di rispettare i nostri standard etici».

Si riescono a fare prodotti di alta qualità mantenendo i prezzi competitivi?

«Se lei mi domanda: lavorate sul prezzo? Le rispondo di sì. Se mi chiede: è una delle leve più importanti della nostra offerta? Le dico di no. Quella dei prezzi è una trappola ben presente al mondo della grande distribuzione italiana, queste rincorse al prezzo più basso ci lasciano indifferenti perché abbiamo scelto una strada diversa, che è quella di prodotti speciali, diversi dagli altri, che hanno in comune una particolare attenzione alla qualità».

Qual è il prodotto Sperlari che riscuote il successo maggiore?

«Il torrone e il torroncino sono i due prodotti che hanno il peso maggiore sul fatturato, però l’azienda cresciuta acquistando altre imprese centenarie, come ad esempio Saila o Scaramellini, e ciascuna di loro è leader nel proprio segmento. Penso ad esempio a Dietor, leader nel mondo dei dolcificanti, Dietorelle in quello delle caramelle senza zucchero, ma anche Saila o Galatine sono prime nelle rispettive categorie ».

La sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori di prodotti meno calorici ha influito negativamente sul vostro business?

«È avvenuto il contrario. Nel nostro portafoglio abbiamo alcuni marchi come Dietor o Dietorelle che sono i battistrada dei prodotti senza zucchero e che sono la dimostrazione che si possono fare cose buone anche riducendo considerevolmente l’apporto calorico»

Se uno mi chiedesse: quali parole le evoca la parola Sperlari, io risponderei cofanetto. E lei?

«Se dovessi riassumere Sperlari in una parola sola, sceglierei la parola ‘bontà’».

Di |2018-10-02T09:24:16+00:0001/10/2018|Imprese|