LA STORIA

L’Africa alza gli occhi al cielo
Ethiopian Airlines guida il boom
delle nuove compagnie aree

AVEVA RAGIONE Plinio il Vecchio: «Dall’Africa arriva sempre qualcosa di nuovo». Prima via mare e via terra, adesso direttamente dai cieli. Cieli immensi, affascinanti, stellati, e ora solcati dalla nuova scommessa del continente più giovane e dinamico del pianeta: in Africa infatti, più che altrove, il rilancio dell’economia passa dal boom delle compagnie aeree e del trasporto par avion. Qui aumenta ogni anno la domanda di trasporto da parte dei potenziali passeggeri. E ad approfittarne sono soprattutto le compagnie locali. Non quelle estere, spesso appiedate dal blocco dei fondi da parte di nazioni colpite dalla crisi: nel 2017 sono stati congelati 1,2 miliardi di dollari di ricavi, per far fronte al crollo delle entrate fiscali in nove Paesi africani le cui economie dipendono dal petrolio e da altre materie prime. Secondo la Iata, l’associazione mondiale per il trasporto aereo, in Africa il numero di passeggeri trasportati per ogni chilometro volato è aumentato in un anno del 6,3%. Il traffico è cresciuto del 7,5%. Un dato positivo che però vale solo metà della domanda. In ogni caso, le previsioni parlano di un aumento medio del 5,9% annuo del numero di passeggeri africani, passando da 100 milioni oggi a 300 nel 2026. Il triplo. Un balzo in avanti, considerando che il continente ospita il 16% della popolazione mondiale ma conta appena per il 2,2% del mercato aereo.

L’ASSOCIAZIONE AFRICANA per l’aviazione, Afraa, stima che bisognerà almeno raddoppiare il numero di velivoli da 600 a 1.200, per cogliere ‘al volo’ queste opportunità di crescita. All’ultimo Farnborough International Airshow di luglio, la più importante fiera mondiale del settore in Inghilterra, i governi di Nigeria e Uganda, ad esempio, hanno reso noti i piani per rilanciare le proprie compagnie di bandiera. L’Uganda ha ordinato due Airbus e prevede un nuovo hub internazionale entro il 2021, mentre Lagos ha presentato il progetto per rifondare da dicembre, come Nigeria Air, il vettore nazionale che non vola più da sei anni. E anche Tanzania e Rwanda hanno allargato le loro flotte. Ma il vero campione di questo boom è Ethiopian Airlines, membro del network Star Alliance e leader continentale con South African Airways e Kenya Airways. È tra le poche a raggiungere regolarmente anche Europa, Asia, Sudamerica e Stati Uniti. Il colosso guidato dal ceo Tewolde Gebremariam ha chiuso l’anno fiscale con la cifra record di 10,6 milioni passeggeri trasportati e si sta accreditando come il colosso del volo made in Africa: ha appena rilevato quote importanti nelle compagnie fallite di Guinea, Ciad, Zambia, Guinea Equatoriale e Mozambico. Africa First, non a caso, è la scritta che campeggia sulle fiancate dei suoi aerei. Ma l’accordo più importante e simbolico è quello politico-diplomatico con l’Eritrea: la fine dei vent’anni di crisi tra le due nazioni ‘sorelle’ passa anche dalla riapertura della tratta Addis Abeba-Asmara.

LA SCOMMESSA non si ferma al trasporto passeggeri: dopo la partnership con Dhl, colosso mondiale delle spedizioni e della logistica, Ethiopian Airlines ha appena aperto la prima rotta esclusivamente commerciale tra l’Africa e lo scalo internazionale di Miami, porta d’ingresso agli Usa e al Sudamerica. Su Miami punta anche Royal Air Maroc: dal 3 aprile 2019 partirà da Casablanca il primo volo passeggeri non stop dall’Africa alla Florida. I mercati, dunque, sono due: quello interno e quello internazionale. All’ambizione non c’è limite: il presidente ugandese Yoweri Museveni ha chiesto alla Cina, ormai onnipresente nel continente africano, di aprire i suoi cieli alla rinata compagnia di Kampala. Nel 2017 sono nate 14 nuove compagnie e solo una, la Fly County keniana, è fallita. Ma molte sono confinate al trasporto locale o regionale. Gli Stati africani hanno cercato di imitare il modello europeo dei «cieli aperti», creando un mercato unico del trasporto aereo che ha anche favorito la creazione di compagnie low cost.

IL PROSSIMO PASSO è però rendere effettivi questi accordi: la Iata stima che se i 12 Paesi chiave del continente aprissero concretamente i loro mercati e le infrastrutture, si creerebbero almeno 155mila nuovi posti di lavoro e 1,3 miliardi di dollari di Pil in più ogni anno. Gli investimenti più urgenti sono quelli in sicurezza e nella formazione dei piloti e degli assistenti di volo. Poche compagnie africane possono già competere con quelle europee e americane. Il deficit strutturale medio è ancora molto ampio: sulle 126 compagnie aeree nella blacklist europea, bandite o comunque soggette a restrizioni, ben 87 sono africane.

Di |2018-09-10T13:27:56+00:0010/09/2018|Imprese|