LA STORIA

Muraglia, dalla finanza al frantoio
«Sono testardo e ho cambiato vita
Ma alla qualità non rinuncio mai»

Nino Femiani
ANDRIA

SAVINO MURAGLIA, 39 anni, guida il «Frantoio Muraglia ». Il suo motto, ‘L’azienda che veste il buon olio’, riesce a coniugare un prodotto di alta gamma con un outfit di classe, realizzato dai ceramisti pugliesi. Quarantacinque ettari di ulivi, fatturato di 4 milioni di euro e 60% di export: l’olio di Frantoio Muraglia ha ricevuto premi e ordini internazionali. Una vera eccellenza italiana, che dall’Unità d’Italia è prodotta ad Andria da un’azienda che si è saputa conquistare nicchie di mercato in 46 Paesi e la stima di chef stellati come Cristina Bowerman e Felix Lo Basso.

Cinque generazioni, qual è il filo rosso che le unisce?

«La tradizione, la coerenza valoriale e la reputazione. Quest’ultima è un’identità a cui tengo più di tutto perché contraddistingue il nostro brand e la nostra famiglia. Sulla qualità non si scende a patti e il mercato, prima o poi, te lo riconosce».

La Xylella, batterio che uccide gli ulivi, è un pericolo vero o, come dice qualcuno, è una bufala?

«No, sta devastando il meravigolioso paesaggio del Salento. La temo perché cause e rimedi sembrano ancora misteriosi, ci si è mossi in ritardo, è stata sottovalutata. Davanti all’attacco della Xylella è emerso quanto siamo inermi, per questo dobbiamo reagire. Con la onlus ‘Save the Olives’, di cui fa parte anche il premio Oscar Hellen Mirren, stiamo cercando di risvegliare le coscienze rispetto a un’apocalisse che si sta abbattendo sulla cultura mediterranea».

Avere un frantoio di proprietà è tutto: sembra una frase di Verga. Invece è uno dei vostri segreti. Ce lo spiega?

«In un mondo in cui tutti tendono ad esternalizzare per avere una profittabilità maggiore, avere la produzione all’interno significa, sì, aumentare la complessità, ma anche tentare di fare il miglior olio sul mercato. Ecco perché il frantoio, insieme a qualche segreto, è tutto. In questo modo garantisco al mio consumatore un prodotto a filiera controllata».

Savino oggi lei è managing director di Frantoio Muraglia, ma ha un passato nella finanza. Come nasce il suo amore per l’olio?

«Mi occupavo di ‘merger and acquisition’ prima in Francia, poi a Roma e Milano. Una decina di anni fa sono tornato nell’azienda di famiglia, ma è come se non fossi mai uscito da una storia che sentivo mia fin da bambino. Pensi che a otto anni guidavo il muletto per raccogliere le olive, ma questo non lo scriva. Quando sono tornato, Frantoio Muraglia era ingessato nell’ingrosso e mi sono accorto che quel segmento di mercato non ci riconosceva il premio per la qualità che facevamo. Da qui il passaggio al canale specializzato, per difendere l’eccellenza e il consumatore ».

La definiscono una capatosta. Perché?

«Capatosta significa portare avanti idee non semplici, ma che hanno valore aggiunto. Un esempio su tutti è quella degli oli aromatici. Finora si pensava che questa gamma prendesse polvere sugli scaffali. Le mie produzioni aromatiche, invece, sono già sold out. Qual è la differenza? Gli altri usano aromi, noi frangiamo prodotti dop con le olive, il limone igp calabrese, il sedano di Castel del Monte. Capatosta significa questo: credere nelle sfide con determinazione ».

Vi preoccupa la guerra dei dazi visto che il mondo è il vostro mercato?

«La frammentazione del mercato è l’unico strumento che ho per tutelare la mia azienda. Vendere in 46 mercati è il modo di proteggermi. È una situazione che abbiamo già conosciuto con le sanzioni in Russia o con la svalutazione del dollaro. Con il ping pong dei dazi non ci guadagna nessuno».

Oltre ai dazi cosa la preoccupa sul piano internazionale?

«Gli oli taroccati, la contraffazione, etichettare come extravergine italiano un olio realizzato con miscele provenienti dai paesi del Mediterraneo ».

Trasformare la vendita dell’olio in una sorta di collezionismo. Come vi è venuta l’idea di vendere in orci artistici?

«Quando ci siamo affacciati al canale specializzato scontavano un ritardo trentennale. La ceramica pugliese mi ha permesso di accorciare questo gap, creando una linea di orci, tutti plasmati e decorati a mano da ceramisti pugliesi: nella ceramica poi l’olio respira meglio e non incontra problemi di ossidazione».

Assitol «Scarsa conoscenza dei benefici dell’olio, serve una campagna del gusto»

ROMA

PROMUOVERE una maggiore cultura sull’olio d’oliva tra i consumatori, per combattere fake news e semafori rossi. È la ricetta indicata da Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia contro il susseguirsi di notizie tendenziose e proposte di ‘bollini’ contro la dieta mediterranea, che colpiscono anche il condimento più amato dagli italiani. Prima il semaforo nutrizionale del Regno Unito, poi il sistema nutriscore proposto dalla Francia, poi la notizia, subito smentita, di una messa all’indice dell’extravergine da parte dell’Oms, hanno preoccupato il settore dell’olio d’oliva. «Questi episodi dimostrano che manca del tutto una cultura dell’olio e del consumo consapevole – spiega Anna Cane (nella foto), presidente del gruppo olio d’oliva di Assitol –. Anche per questa ragione, i consumi sono in diminuzione. Ecco perché è sempre più urgente promuovere una vera e propria educazione all’assaggio, una sorta di viaggio alla riscoperta dei nostri prodotti, da realizzare sia in Italia che all’estero, come strumento contro la disinformazione ed i bollini».

SECONDO I DATI del Coi, il Consiglio oleicolo internazionale, si è passati da 13 chili l’anno di consumo pro-capite nel 1997 ai 10,5 chili circa di oggi. E, nonostante il successo del nostro export, l’olio d’oliva rappresenta appena il 4% dei consumi di grassi da condimento nel mondo. Davvero poco, per quello che è considerato il ‘grasso buono’ per eccellenza. I primi ‘colpevoli’ della situazione, purtroppo, sono gli italiani.

«I CONSUMATORI di casa nostra mostrano una scarsa conoscenza dell’olio extravergine – continua Cane – e danno ormai per scontata la sua presenza a tavola, trascurando il sapore inimitabile di questo prodotto e le virtù salutari straordinarie di questo alimento». Assitol ha avviato una campagna di sensibilizzazione sulla dieta mediterranea dedicata a ‘Pane e olio’ e intende accrescere la cultura dell’extravergine con il sostegno della filiera e delle istituzioni.

Di |2018-10-02T09:24:21+00:0031/07/2018|Focus Agroalimentare|