LA STORIA

La comunità degli ortaggi bio
Chilometro zero, fatica e baratti:
l’agricoltura urbana di Arvaia

Giuseppe Tassi
BOLOGNA

NELL’ERA dell’Industria 4.0, del digitale e del lavoro meccanizzato c’è chi ha ancora voglia di ‘sporcarsi le mani’. C’è chi ha riscoperto il gusto di togliersi la camicia, infilarsi gli stivali e andare a lavorare la terra. A grandi linee è un po’ il segreto nascosto dietro ‘Arvaia’, (che in dialetto bolognese significa ‘pisello’) una comunità fatta di 412 soci coltivatori nata nel 2013. Neanche a dirlo la città delle Due Torri, al centro della ‘Motor Valley’, della ‘Packaging Valley’ e ‘culla’ delle eccellenze meccaniche, ospita la più grande azienda italiana di questo tipo. Eh sì, perché Arvaia è prima di tutto una azienda agricola certificata bio, spalmata su 47 ettari di terreni comunali, di cui 10 dedicati a ortaggi e frutta, 30 ai cereali e 7 a elementi naturali. Ma come funziona? I soci finanziano a gennaio, a fronte del bilancio preventivo, la produzione agricola dell’anno che inizia. Si assumono così i rischi dell’impresa agricola e beneficiano di tutto quello che viene prodotto e distribuito settimanalmente in parti uguali. Gli investimenti necessari alla produzione sono resi possibili dai capitali prestati dai soci, vincolati per 3 anni e remunerati al 2% annuo, senza fare ricorso a prestiti bancari.

ARVAIA HA UN BILANCIO sociale e ambientale a cui assegna una importanza strategica e un ‘piano’ economico-finanziario necessario per conseguire i propri obiettivi strategici. Tutto questo nel 2017 si è tradotto in un bilancio economico consuntivo di 266mila euro, l’equivalente 558 quintali di ortaggi biologici (raccolti e distribuiti) e 532 quintali di cereali e legumi biologici (raccolti e trasformati). Ma il vero segreto di questa comunità è che i soci finanziano e coltivano il loro stesso cibo, garantendosi, con una quota indicativa di circa 750 euro l’anno, un approvvigionamento di frutta e verdura settimanale di 7 chili, a seconda della stagionalità, fra le 75 varietà di ortaggi, frutta e altre coltivazioni. La catena virtuosa di Arvaia però non si ferma qui, i cereali raccolti infatti, vengono raccolti e macinati da un mulino, e poi distribuiti a un forno, che si occupa di preparare il pane per tutti i soci. Il pagamento? Semplicemente un surplus di farina, una sorta di ‘baratto’ nel vero spirito della comunità. Il bello è che ringrazia anche l’ambiente: il trasporto su gomma delle merci è praticamente azzerato, il confezionamento non esiste (i prodotti convergono in casse verso i punti di raccolta dove vengono smistati fra i soci), ma soprattutto non vengono impiegati né concimi né pesticidi di sintesi chimica.

UN VERO TOCCASANA per la salute, in questo modo i fruitori si abituano a consumare prodotti stagionali, e la loro quota di fibre settimanale è di gran lunga superiore a quello della popolazione media. Inoltre, per quanto riguarda i grani antichi utilizzati per il pane, il loro contenuto di glutine è nettamente inferiore a quello dei grani moderni, con ricadute positive sul benessere intestinale. Tutto quello che rimane dalla raccolta dei cereali viene venduto con lo scopo di reinvestire nell’azienda – che attualmente conta sul lavoro di 7 dipendenti fissi, oltre a quello dei soci – entrate a cui si aggiungono i fondi europei dedicati all’agricoltura biologica. È una filosofia che va nella direzione della sovranità alimentare, di quell’indipendenza produttiva propria delle comunità agricole; in fondo ha sempre fatto parte della nostra storia, e delle nostre radici.

Finanza IDeA Agro: il primo fondo che investe nelle aziende agricole sostenibili

MILANO

DEA CAPITAL Alternative Funds Sgr ha lanciato il fondo IDeA Agro, il primo fondo di private equity italiano dedicato a investimenti in aziende della filiera agricola, localizzate nel territorio italiano e che operano in modo eco-sostenibile. In pratica, la finanza sposa l’agricoltura. Come spiega la società, il primo closing del fondo, a cui hanno partecipato vari investitori istituzionali, è pari a 80 milioni di euro. Per lo sviluppo futuro è previsto ulteriore fund raising e la possibilità di apporto di aziende della filiera agricola.

IDEA AGRO seleziona alcune filiere del settore a elevato potenziale e investe, attraverso special purpose vehicle di filiera, prevalentemente in aziende agricole produttive di media e grande dimensione (50-150 ettari). Il fondo rappresenta un’opportunità di investimento appetibile da un punto di vista economico e al tempo stesso socialmente rilevante, a sostegno di una risorsa chiave e di un’eccellenza del Paese.

«QUESTO FONDO amplia e diversifica la gamma di prodotti già offerta agli oltre 260 investitori della Sgr e va ad aggiungersi ai 10 fondi di private equity e private debt gestiti da DeA Capital Alternative Funds, che raggiunge così i 2,3 miliardi di euro in gestione con un team di 40 professionisti», ha detto Gianandrea Perco, ad di DeA Capital Alternative Funds Sgr. Continua così la strategia di DeA Capital di diversificare i fondi nelle tipologie di buy-out ed expansion, con una sovraallocazione verso operazioni di taglio medio-piccolo e special situation.

Di |2018-07-23T14:04:47+00:0023/07/2018|Focus Agroalimentare|