LA STARTUP INFORMATICA

Salvare i dati gratis in rete
Cubbit inaugura l’era
del cloud distribuito

Giuseppe Catapano
BOLOGNA

QUATTRO ragazzi bolognesi, tutti under 28. Preparati, ambiziosi. E complementari, nel senso che ognuno – con la propria preparazione – ha portato il suo contributo perché un’idea trovasse concretezza e applicazione. Così tre anni fa è nata Cubbit, startup bolognese del settore informatico che oggi è una realtà globale, se si considera che è già stata finanziata da Techstars, Barclays e dalla Commissione europea, che vanta una collaborazione con il Cern di Ginevra e che offre una tecnologia attiva in dieci Paesi. Ma di cosa si occupa Cubbit? «Di riciclare internet» sintetizzano i quattro soci. Loro, «prima di tutto amici», sono Stefano Onofri (amministratore delegato), Alessandro Cillario (direttore operativo), Marco Moschettini (che dirige lo sviluppo della tecnologia) e Lorenzo Posani (direttore della sicurezza). Gli ultimi due hanno una formazione informatica, Cillario è esperto di diritto e Onofri di economia.

RICICLARE internet, quindi. In un linguaggio più tecnico, la novità è il cloud distribuito. Un servizio simile a quello di Dropbox o Google, «ma cambiando quello che c’è dietro». Un cloud appunto: perché i dati vengono salvati in rete «senza abbonamenti mensili da pagare, con un sistema di tutela della privacy più avanzato e sicuro e con un impatto ambientale dieci volte inferiore rispetto ai metodi tradizionali. Vuol dire – precisano i quattro soci bolognesi – non più datacenter costosi, hackerabili e inquinanti, ma una rete di dispositivi – le Cubbit Cell – connessi in peer-to-peer nelle case degli utenti. Il servizio di Cubbit è più veloce della blockchain, e molto più sicuro del cloud tradizionale ». Il software della Cubbit Cell è la vera innovazione: il dispositivo sfrutta la connessione internet per salvare i dati in cloud non solo all’interno del dispositivo stesso, ma nello ‘sciame’ di Cubbit Cell. «Così il dato è sempre disponibile e al sicuro, anche in caso di disconnessioni o blackout».

ONOFRI, Cillario, Moschettini e Posani non temono la concorrenza agguerrita. «Non siamo nati in un garage, come molte startup della Silicon Valley, ma in un Airbnb: la casa di un nostro parente che usavamo come ufficio di giorno e che affittavamo alla notte » ribadisce Cillario. La portata dell’innovazione è da ricercare nelle parole di Onofri: «Con Hotmail abbiamo smesso di pagare le email, con WhatsApp i messaggi: con Cubbit smetteremo di pagare per avere i dati salvati in rete». Privati e aziende saranno i futuri clienti della startup. Che, con l’ultima campagna di crowdfunding avviata su Kickstarter, ha fatto il ‘pieno’: oltre 460mila dollari raccolti da 1.700 partecipanti. L’obiettivo minimo iniziale di 50mila dollari è stato raggiunto in meno di un’ora. Risorse che serviranno a Cubbit – che nel frattempo ha aperto anche una sede a Tel Aviv – per entrare nel mercato. Lanciando la sfida ai giganti del web. Una sfida che parte da Bologna.

Di |2019-05-13T10:15:06+00:0013/05/2019|Imprese|