Una spesa di 197 miliardi per pagare le pensioni
Regge ancora la barriera di 18 milioni di assegni

Claudia Marin

LA BARRIERA delle 18 milioni di pensioni erogate regge ancora. Sotto non si scende. Così come non si sale sopra i 750 euro mensili per sei assegni su dieci: il 63,1%, ossia 11,3 milioni. Una quota che arriva addirittura a 7,5 trattamenti su dieci, il 76,5 per cento, per le donne. L’età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini), Ma tra un anno e l’altro l’età media alla decorrenza della pensione è invece aumentata, passando da 62 anni e 7 mesi a 63 anni e 2 mesi, sempre considerando nel loro insieme le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate. E’ questa l’ultima macro radiografia aggiornata messa a punto dall’Inps sullo stato dell’arte della previdenza pubblica in Italia, la cui spesa viaggia sui 197,4 miliardi di euro.

GLI ULTIMI DATI (senza le gestioni dei dipendenti pubblici ed ex Enpals) dell’Istituto guidato da Tito Boeri, fino a gennaio 2017, indicano inoltre che nel 2016 sono state liquidate poco più di un milione di nuove pensioni, delle quali oltre la metà (53,2 per cento) di natura assistenziale, per un importo totale pari a 9,4 miliardi di euro. Mentre, come accennato, l’importo complessivo annuo delle prestazioni erogate è invece pari a 197,4 miliardi di euro. Una cifra che, in termini di spesa pensionistica rispetto al Pil, porta il rapporto all’attuale 11,3 per cento, in calo negli ultimi tre anni (mentre dal 2004 al 2014 si è registrato un andamento crescente, andato dal 9,5 all’11,8 per cento).  Significativo l’effetto sull’andamento delle prestazioni della riforma Fornero. Nel complesso, il numero delle pensioni è in discesa: negli ultimi cinque anni, infatti, è diminuito del 2,7 per cento. A partire dal 2013 si assiste, conferma l’Inps, «ad una inversione di tendenza»: mentre da gennaio 2004 a gennaio 2012 il numero delle prestazioni pensionistiche è aumentato mediamente dello 0,7 annuo per un complessivo 6,1, negli ultimi cinque anni è cominciato a decrescere mediamente dello 0,6 annuo, con un calo complessivo, appunto, del 2,7.

È l’effetto dell’aumento dell’età pensionabile e della stretta sui requisiti per l’accesso alla pensione anticipata, introdotti dalla legge Fornero. Su questo fronte, infatti, nel 2016 sono state liquidate ai lavoratori del settore privato 84.988 pensioni di anzianità/anticipate rispetto all’età di vecchiaia, con un calo del 46,4 per cento rispetto al 2015 (quando erano state 158.589). Dal 2016 per uscire dal lavoro prima dell’età di vecchiaia sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

TORNANDO al quadro complessivo, all’inizio dell’anno le pensioni vigenti risultano per l’esattezza 18.029.590, di cui 14.114.464 di natura previdenziale, derivanti cioè da un effettivo versamento di contributi, mentre il resto è costituito dalle prestazioni di natura assistenziale, ossia invalidità civile, pensioni sociali e assegni sociali, erogate a chi si trova in una situazione di invalidità o di basso reddito. Guardando agli importi, se in totale sono 11.374.619 le pensioni con sotto i 750 euro, di queste solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, come integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.

Pensioni: risponde l’esperto

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Nato nel ’61, al lavoro dal ’77 Con quarant’anni di contributi quali sono le norme nel mio caso E quando andrò in pensione?

Mi chiamo Cristian. Sono nato nel febbraio 1961. Ho cominciato a lavorare come dipendente dal 1977. Vorrei sapere quando potrò andare in pensione.

IL CASO indicato ci dà la possibilità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1961. Diciamo subito che sono uguali per uomini e donne, lavoratori pubblici e privati. Ebbene, ai nati nel 1961 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per uscire riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2016 (2017 per le donne) e il 2029, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 2 mesi nel corso del 2029 o del 2030 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 ottobre 1961. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro il contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 anni e 9 mesi, nel corso del 2025-2026 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 marzo 1961.

Nata nel ’69, lavoro dall’86 Quando potrò andare via?

Mi chiamo Annalisa T. Sono nata nell’ottobre del 1969. Sono dipendente di un’impresa privata e lavoro da quando avevo 17 anni. Ho cominciato nel 1986, più di trent’anni fa. Vorrei sapere, in relazione a normative vecchie e nuove, quando potrò andare in pensione.

LA DOMANDA della signora Annalisa offre l’opportunità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1969. Ebbene, ai nati nel 1969 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per uscire riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2027 (2026 per le donne) e il 2038 quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 69 anni nel corso del 2038. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 65 anni e 8 mesi o di 65 anni e 10 mesi nel corso del 2034-2035, a seconda che siano nati prima o dopo il 30 aprile 1969

Sono un pensionato in attesa di buone notizie Quando e come verrà pagata la quattordicesima?

Mi chiamo Marco F. Sono un pensionato e ho sentito parlare di un aumento della cosiddetta Quattordicesima. Sarebbe certamente cosa gradita per noi pensionati. Vorrei capire quando tutto ciò succederà e come?

LA QUATTORDICESIMA, estesa con la legge di bilancio anche ai pensionati ultrasessantaquattrenni con redditi tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo, arriverà a luglio. Lo conferma l’Inps, con un messaggio nel quale dà le indicazioni per l’applicazione della normativa che aumenta l’importo per chi già lo percepiva portandolo fino a 655 euro. La somma aggiuntiva, corrisposta una volta all’anno, spetta ai pensionati con più di 64 anni con un reddito complessivo individuale annuo fino a 13.049,14 euro (due volte il trattamento minimo, circa 1.000 euro al mese). Non conta quindi il reddito del coniuge né i beni che dovesse avere il pensionato se non danno reddito. Chi oggi ha un assegno di circa 752 euro al mese per 13 mensilità vedrà aumentare l’importo a 437 euro se ha fino a 15 anni di contributi, a 546 euro se ha da 15 a 25 anni di contributi e a 655 euro se ha oltre 25 anni di contributi (28 se si tratta di un lavoratore autonomo). I pensionati che hanno un reddito tra 9.786,87 euro e 13.049,14 euro riceveranno una somma variabile tra 336 euro (se hanno fino a 15 anni di contributi) e 504 euro (con più di 25 anni di contributi). Ai pensionati che hanno tra i 15 e i 25 anni di contributi verranno corrisposti 420 euro. In tutto sono circa 3,4 milioni i pensionati interessati. La quattordicesima sarà corrisposta insieme all’assegno di luglio se l’interessato compie 64 anni nel primo semestre, per gli altri sarà erogata a dicembre 2017