Voucher, soluzione Sacconi
Tetto a 2mila euro l’anno e torna il lavoro a chiamata
Assunzione dopo 400 giorni

Raffaele Marmo

CANCELLATI e finiti in cascina i voucher a colpi di decreto legge, il governo si dovrà muovere – sulla scorta di un confronto annunciato dal ministro Poletti con i sindacati – per riempire il vuoto di regolazione che si è determinato per i lavori occasionali. Ma non è detto che la soluzione arriverà in tempi ragionevoli. A non attendere le calende greche della trattativa è l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, insieme con altri senatori (Serafini, Berger, Formigoni e Panizza), ha messo a punto un agile disegno di legge che mira a garantire l’introduzione di una nuova formula di lavoro breve e il rilancio del lavoro intermittente liberalizzato. «L’abrogazione di tutte le disposizioni relative ai buoni prepagati – spiega Sacconi – ha lasciato un vuoto che deve essere tempestivamente riempito con una strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione degli spezzoni lavorativi altrimenti condannati alla sommersione. Non è ragionevole pretendere gli adempimenti ordinari anche per i rapporti di lavoro brevi e occasionali».

DA QUI la proposta di «due vie complementari per la agevole regolarizzazione delle prestazioni di breve durata». La prima fa riferimento al «lavoro breve», con cui si intendono tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno. Una soglia che, con più committenti, può raggiungere 2mila euro se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici. Si precisa comunque che il lavoro breve può essere svolto, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali: è vietato nell’ambito di appalti nei cantieri edili. Ma per attivare lo strumento è necessaria l’iscrizione del lavoratore in via telematica su piattaforma dell’Inps da parte del committente, «che ne indica i dati anagrafici o codice fiscale e comunica, almeno 60 minuti prima, il luogo, il giorno, l’ora di inizio e di fine della prestazione». La comunicazione di fatto determina l’accreditamento dei contributi previdenziali dovuti all’Inps in misura pari al 13 per cento del valore orario minimo e, per fini assicurativi contro gli infortuni, all’Inail al 7 per cento del valore orario. Il valore orario del lavoro breve è fissato in 10 euro, comprensivo degli oneri previdenziali e assicurativi. E rimane esente da imposizioni fiscali, non incide sullo stato di disoccupato del prestatore o su indicatori di reddito ed è computato ai fini della determinazione del reddito necessario per permessi di soggiorno.

PER LE SITUAZIONI lavorative di breve durata, ma più strutturate, la proposta Sacconi contempla la via del rilancio del lavoro intermittente o a chiamata. Di quel rapporto attraverso il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione in modo discontinuo o intermittente. Una sorta di ritorno alle origini con la sottrazione dello strumento «alla preventiva definizione dei casi di impiego da parte della contrattazione collettiva» e la «liberazione dai vincoli delle fasce di età dei prestatori» (sotto i 24 anni e sopra i 55) e di alcuni settori. E, dunque, con l’eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il ricorso al lavoro a chiamata è ammesso per un periodo non superiore a 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di 3 anni solari, superato il quale il rapporto si trasforma in lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Pensioni: risponde l’esperto

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Giacinto, nato nel gennaio ’63 Ho cominciato a lavorare da dipendente nell’aprile 1980 Quando andrò in pensione?

Mi chiamo Ombretta A. Sono nata nell’agosto del 1963; ho cominciato a lavorare come nel giugno del 1979. Quando potrò andare in pensione?

LE DOMANDE che precedono offrono l’opportunità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1963. Ebbene, ai nati nel 1963 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2020 (2019 per le donne) e il 2031 quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 5 mesi nel corso del 2031 o del 2032 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1963. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 65 anni nel corso del 2028.

Militare nel ’77, contributi dal ’78 Ho 60 anni, quanto mi manca?

Mi chiamo Stefano e sono nato a agosto del 1957. Nel 1977 ho svolto il servizio militare e dal 12 maggio 1978 lavoro nel pubblico. Quale calcolo dovrò fare? Retributivo o contributivo? Oppure dovrò contare sul sistema misto? Quando potrò andare in pensione anticipata?

IL CASO indicato ci dà la possibilità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1957. Se hanno cominciato a lavorare a 14 anni, hanno maturato i requisiti per il pensionamento di anzianità secondo le regole precedenti entro il 31 dicembre 2011. Se hanno cominciato a lavorare tra i 15 e i 23 anni (24 se donne), si applicano le nuove regole e la prima data utile per uscire riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2014 (2013 per le donne) e il 2024, con i contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 67 anni e 5 mesi o di 67 e 9 mesi nel corso del 2024 o del 2025 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1957. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint.

Pago contributi come artigiano dal ’91, ho 50 anni Quanto tempo mi manca per la pensione?

Mi chiamo Maurizio M. Sono nato il nell’aprile del 1967. Ho cominciato a lavorare dal 1983 sino al 1991. Da allora sino a oggi faccio l’artigiano con pagamenti regolari dei contributi. Quando potrò andare in pensione?

PER I NATI del 1967, sia del settore privato sia di quello pubblico, le regole sono uguali. Vediamole. Agli uomini nati nel 1967, si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni, la prima data utile per uscire riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2024 e il 2035, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Anche alle donne nate nel 1961 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 24 anni, la prima data utile per uscire riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2023 e il 2035, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (se uomini) o dai 25 (se donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 10 mesi nel corso del 2035 o del 2036 a seconda che siano nati prima o dopo il 28 febbraio 1967. Insomma, sull’applicazione integrale della riforma, poco si sfugge per queste classi di età. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 65 anni e 5 mesi o di 65 anni e 8 mesi nel corso del 2032-2033, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1967.