Anabasi, esperimento-pilota per dar lavoro agli immigrati
«L’accoglienza passiva genera solo intolleranza»

Raffaele Marmo

UN CASO PIÙ unico che raro. Ma ha dimostrato di funzionare. Gli immigrati che richiedono asilo in Italia possono essere formati e acquisire competenze che le imprese ricercano e non trovano. E per questa via non essere più un «costo» per le casse pubbliche ma diventare una risorsa per l’asfittico mercato del lavoro del nostro Paese. «Sì, un percorso di questo tipo è possibile ed è quello che noi abbiamo compiuto in un esperimento-pilota, chiamato Anabasi, con risultati che dimostrano come possa essere questa la via più sana per l’integrazione», avvisa Enzo Mattina, una lunga carriera come sindacalista e politico e oggi vice presidente del Gruppo Quanta, una delle principali Agenzie per il lavoro.

Da dove nasce il vostro progetto?

«Da una riflessione più generale. L’accoglienza passiva, intesa solo come l’offerta di un ricovero e di un piatto caldo, si traduce inevitabilmente in un malessere diffuso che, se lasciato a se stesso, può sfociare in episodi di intolleranza ed emarginazione sociale».

Come favorire, invece, percorsi di integrazione non assistenziali?

«E’ quello che abbiamo cercato di fare noi. Le Agenzie per illavoro associate ad Assolavoro hanno scelto, infatti, di scommettere sull’accoglienza attiva, promuovendo attraverso Forma.Temp percorsi dedicati ai richiedenti asilo basati su formazione e inserimento professionale. E, proprio dall’accordo stipulato nel 2015 con le organizzazioni sindacali nasce Anabasi, il progetto promosso a Torino da Quanta, in collaborazione con Croce Rossa Italiana, il Cnos-Fap Piemonte, il Comune di Settimo Torinese e la Fondazione Comunità solidale».

Come si è sviluppato il progetto Anabasi e con quali risultati?

«Unica esperienza in Italia, Anabasi poggia su tre pilastri: la formazione linguistica e civica dei migranti, quella professionale e l’avviamento al lavoro degli stessi. A un anno dal via possiamo affermare con orgoglio che il progetto, che ha già visto il coinvolgimento di 58 rifugiati sugli 80 complessivi, ha dato risultati molto positivi: 38, infatti, sono i richiedenti asilo politico che hanno trovato lavoro grazie ad Anabasi, oltre l’88 per cento dei coinvolti. Quarantatré, invece, sono quelli che hanno portato a compimento il percorso di formazione e hanno ottenuto la qualifica di elettricista, saldo-carpentiere, carpentiere elettrico e carpentiere tubista».

Come sono stati scelti i profili professionali da formare?

«In un mercato del lavoro caratterizzato da una disoccupazione giovanile al 40,1%, questi profili, ricercati dalle aziende, attraggono sempre meno italiani. Inoltre, si tratta di competenze indispensabili per contribuire a ricostruire quei Paesi dai quali questi ragazzi e ragazze sono fuggiti. La guerra distrugge la vita, le cose e anche i saperi. Crea il vuoto e anche la pace diventa difficile da gestire, se si distruggono mestieri e competenze».

Può essere una «buona pratica» da diffondere?

«Mi sembra un buon inizio e questi risultati non fanno che rafforzare la volontà del nostro Gruppo di proseguire lungo questa direzione. Lo faremo con le nostre forze ma mi preme evidenziare la crescita esponenziale che questi risultati potrebbero avere se potessimo accedere, con regole semplici e uniformi in tutto il territorio nazionale, a una piccola quota delle risorse già disponibili del Fondo Sociale Europeo 2014/2020».

Pensioni: risponde l’esperto

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com 

Raffaele Marmo

Nato nel ’58, ho maturato 40 anni e 6 mesi di contributi Vorrei sapere i tempi per godere della mia pensione

Mi chiamo Maurizio P. Sono nato nel 1958. Ho 40 anni e sei mesi di contributi versati. Vorrei sapere quando potrò andare in pensione

AI NATI nel 1958, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni, si applica la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2014 e il 2025, quando raggiungono i requisiti contributivi. Alle nate nel 1958, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 24 anni, si applica interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2013 e il 2025, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 67 anni e 9 mesi nel corso del 2025 o del 2026 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 marzo 1958. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 e 3 mesi o di 64 e 5 mesi, nel corso del 2022-2023, a seconda che siano nati prima o dopo settembre.

 

Quali sono le differenze tra retributivo e contributivo?

Mi chiamo Giovanna S. Sono nata nel 1963 e lavoro dal 1983. Sono impiegata in un ufficio pubblico da più di trenta anni. Ho sentito parlare di metodo retributivo e contributivo per il calcolo della pensione. Quale è la differenza?

IL METODO di calcolo retributivo si basa sulla media degli stipendi degli ultimi cinque o dieci anni di lavoro e la pensione è pari a una percentuale di quella media. Il sistema di calcolo contributivo, al contrario, si fonda sulla somma dei contributi versati, opportunamente rivalutati, e sulla loro trasformazione, attraverso adeguati coefficienti, in rendita. I «numeri» utilizzati per la conversione sono rapportati all’età al momento del pensionamento. Il primo metodo si applica fino al 2011 a coloro che avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Si applica fino al 31 dicembre 1995 per coloro che avevano meno di 18 anni di contributi a quella data. Dal 2012 si applica a tutti il meccanismo contributivo. La pensione, dunque, a seconda dei casi sarà composta da diversi spezzoni conteggiati con congegni variabili.

 

Nato nel 1960, ho iniziato a lavorare nel 1982 Con le regole vigenti quando potrò andare via?

Mi chiamo Antonio S. Sono nato nel 1960. Sono dipendente privato e ho cominciato a lavorare nel 1982. Con le norme vigenti, quando potrò andare in pensione e con quali modalità?

UTILIZZIAMO il caso del signor Antonio per dare un quadro di riferimento ai nati del 1960. Ai nati nel 1960, si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni, la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2016 e il 2028, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Alle nate nel 1960, si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 24 anni, la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2015 e il 2026, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni nel corso del 2028.

SE HANNO cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 e 5 mesi o di 64 e 9 mesi, nel corso del 2024-2025, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1960. I nati nel 1960 potranno anche decidere di rimanere, a seconda del mese di nascita, fino a 72 anni e 5 mesi o 72 anni e 8 mesi, fino al 2032-2033, e conquistare così la nuova pensione che abbiamo chiamato per stakanovisti o ritardata.