Una corsa contro il tempo per i decreti sull’Ape
Tanti nodi da sciogliere prima di partire a maggio

Claudia Marin

CORSA CONTRO il tempo per i decreti attuativi dell’Ape nelle sue diverse versioni e del canale agevolato per i lavoratori precoci. Restano pochi giorni, infatti, per il varo dei provvedimenti, pena il mancato avvio della flessibilità in uscita dal primo maggio prossimo, come previsto dalla legge di Bilancio. Ma quali sono i nodi ancora da sciogliere dopo la girandola di incontri delle settimane passate con i sindacati?

In cima alla lista delle partite aperte ci sono alcuni aspetti che riguardano l’Ape social e i precoci, coloro che hanno cominciato a lavorare durante la minore età. Ci si riferisce, per entrambi i casi, ai lavoratori che svolgono mansioni gravose, una categoria che concerne undici attività. L’appartenenza a questo gruppo, permetterà, infatti, di godere del pensionamento a 41 anni di contributi (se sussistono almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età) e dell’Ape social dai 63 anni (se ci sono almeno 36 anni di contributi), ma a condizione che le attività indicate siano state svolte in modo continuativo da almeno sei anni prima del pensionamento agevolato.

Ebbene, i sindacati chiedono che i sei anni possano essere maturati nel giro di almeno otto anni, per consentire l’accesso ai benefici anche a coloro che negli ultimi anni di lavoro hanno attraversato un periodo di disoccupazione o di integrazione salariale. Nello stesso ambito rientrano le richieste di inserire tra i disoccupati (per i quali valgono le stesse regole agevolate) anche coloro che hanno esaurito un contratto a termine, e di poter utilizzare il cumulo dei contributi per poter mettere a segno i requisiti accennati.

DA DEFINIRE meglio, sempre in materia di Ape social e precoci, le cosiddette finestre per le domande e l’avvio effettivo delle erogazioni dei trattamenti: è stato anticipato che una prima finestra dovrebbe essere tra il primo maggio e il 30 giugno, con la verifica dei requisiti entro ottobre e la prima erogazione a novembre. In autunno, però, si aprirebbe anche una seconda finestra, con inizio dei pagamenti a gennaio, salvo valutazione della cosiddetta capienza delle risorse stanziate per i diversi capitoli del pacchetto pensioni.

QUANTO ALL’APE volontario, il nodo da sciogliere tocca direttamente i costi dell’operazione. Secondo indiscrezioni il tasso di interesse concordato con le banche dovrebbe essere intorno al 2,75 percento l’anno. A questo si deve aggiungere il costo dell’assicurazione (pari a circa il 29-30 per cento del valore assicurato). A conti fatti si dovrebbe arrivare a circa il 4,7-5 per cento per ogni anno di anticipo rispetto all’età standard di uscita. Ma, prima di tirare le somme, conviene verificare i numeri che saranno effettivamente indicati nei testi del governo. Così come sarà utile mettere a fuoco anche le procedure e le condizioni di accesso al canale di uscita volontaria. E, d’altra parte, solo dall’arbitraggio sui diversi congegni dell’ingranaggio sarà possibile valutare la convenienza di un anticipo che potrebbe costare anche il 20 per cento della futura pensione netta.

 

Pensioni: risponde l’esperto

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Raffaele Marmo

Nata nell’86, un lavoro fisso Vorrei sapere quali saranno le norme nel mio caso e quando andrò in pensione

Mi chiamo Maria S. Sono una lavoratrice dipendente di 31 anni. Certo che è presto per il mio futuro. Ma vorrei sapere quando e come potrò andare in pensione?

IL CASO DI MARIA ci torna utile per vedere quale sia il destino previdenziale dei trentenni nati nel 1986. Ai nati nel 1986 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 15 e i 23 anni (24, se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2046 e il 2056, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 70 anni e 6 mesi o di 70 anni e 8 mesi, nel corso del 2056-2057, a seconda che siano nati prima o dopo il 30 giugno 1986. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, maturano l’età richiesta di almeno 67 anni e 4 mesi, nel corso del 2053-2054, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 agosto 1986.

 

Settembre ’65, lavoro dall ’83 Contributivo o retributivo?

Mi chiamo Michele S. Sono nato nel settembre del 1965 e lavoro dal 1983. Ho sentito parlare di retributivo e contributivo per il calcolo della pensione. Ma non è facile capire, districarsi su argomenti tanto importanti quanto complessi. Quale è la differenza?

IL METODO DI CALCOLO retributivo si basa sulla media degli stipendi degli ultimi cinque o dieci anni di lavoro e la pensione è pari a una percentuale di quella media. Il sistema di calcolo contributivo, al contrario, si fonda sulla somma dei contributi versati, opportunamente rivalutati, e sulla loro trasformazione, attraverso adeguati coefficienti, in rendita. I «numeri» utilizzati per la conversione sono rapportati all’età al momento del pensionamento. Il primo metodo si applica fino al 2011 a coloro che avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Si applica fino al 31 dicembre 1995 per coloro che avevano meno di 18 anni di contributi a quella data. Dal 2012 si applica a tutti il meccanismo contributivo. La pensione, dunque, a seconda dei casi sarà composta da diversi spezzoni conteggiati con congegni variabili.

 

Nato nel luglio ’60, dipendente privato Lavoro dal 1982. Quanto mi manca alla pensione?

Sono un lavoratore nato nel luglio del 1960. Sono un dipendente impiegato in un’impresa del settore privato. Ho cominciato a lavorare nel luglio del 1982. Vorrei sapere quando potrò andare in pensione.

IL CASO INDICATO ci dà la possibilità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1960. Diciamo subito che i requisiti sono uguali per uomini e donne, lavoratori pubblici e privati. Ebbene, ai nati nel 1960 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2016 (2015 per le donne) e il 2028, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni nel corso del 2028. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 anni e 5 mesi o di 64 anni e 9 mesi nel corso del 2024-2025 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1960. E, sempre per rimanere in tema di metodo di calcolo,va aggiunto che per coloro che abbiano cominciato a lavorare prima del gennaio 1996, si applica il sistema misto. E, nel caso indicato, significa che per le anzianità maturate fino al 1995 vale il meccanismo retributivo (basato sugli stipendi degli ultimi dieci anni di attività), per quelle successive vale la formula contributiva (fondata sull’ammontare dei contributi versati).