LA STAGIONE DELLE RIFORME

Bonus bebé, la beffa
Vale solo un anno
per chi è nato nel 2018

Claudia Marin

ROMA

ATTENZIONE a quando si nasce. Di solito, quando il parto è a cavallo del Capodanno, si punta a conquistare, anche solo per un minuto, l’anno nuovo. Ma non sempre questo porta benefici, anzi. Un esempio è quello che succede nel caso del cosiddetto bonus bebè da 80 euro mensili: ebbene, per i nati entro il 31 dicembre 2017 il contributo scatta in forma triennale, per quelli nati dal 1° gennaio 2018 il sostegno dura solo un anno. Con il risultato largamente paradossale che, se un genitore ha due figli, per il bimbo del 2017 continua a prenderlo anche dopo che ha esaurito quello conquistato per il figlio venuto al mondo l’anno successivo. A certificare non solo la sperequazione ma anche la paradossalità della situazione è stata l’Inps che, però, con una recente circolare, non ha potuto fare altro che dare applicazione a quanto è stato previsto dall’ultima legge di Bilancio.

LA RECENTE MANOVRA, infatti, ha modificato in senso restrittivo la misura introdotta nel 2015 per sostenere economicamente la maternità delle famiglie in condizioni disagiate. Così per i bambini nati (o adottati) dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 vale la vecchia regola del sostegno triennale. Mentre per quelli nati o adottati dal1° gennaio scorso, il bonus è solo di 12mesi. In pratica ci sono due norme, entrambe in vigore, che prevedono effetti differenti a seconda dell’anno di nascita (o di adozione) del bambino. Un paradosso, appunto. Ma quanto valgono questi bonus? Nello specifico, per i bambini nati o adottati dal 2015 al 2017 il sostegno consiste in un’erogazione di 80 euro al mese (960 euro annui) per i primi tre anni di vita del bimbo (o dalla sua adozione) a condizione che il reddito Isee del nucleo familiare non sia superiore a 25mila euro annui.

L’ENTITÀ del bonus passa a 160 euro mensili per 12 mesi l’anno se l’Isee del nucleo familiare è inferiore a 7mila euro. In sostanza, una famiglia con bimbo nato fino al 31 dicembre2017 potrà usufruire di un contributo di 80 euro (o 160 euro) mensile fino al dicembre 2020. Se, però, il bambino è nato o nascerà tra il 1° gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2018 il periodo di erogazione del contributo è ridotto dai tre anni originari a 12 mesi. Restano inalterate le condizioni e le altre caratteristiche del sostegno: requisiti, valore Isee e così via. Va sottolineato comunque che in entrambi i casi, nell’ipotesi parto gemellare o di adozione plurima o di più nascite in periodi differenti, la famiglia deve presentare la richiesta di contributo per ogni figlio, con la possibilità di cumulare il sostegno.

ATTENZIONE, infine, all’Isee. Nella circolare Inps dedicata, infatti, si prevede chela prestazione «spetta a condizione che il nucleo familiare del genitore richiedente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, sia in possesso di un Isee in corso di validità non superiore a 25.000 euro». Il che vuol dire che per poter chiedere l’assegno, la famiglia deve presentare una Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) nella quale, nel nucleo familiare, siano contemplati anche i dati del figlio nato, adottato, o in affido preadottivo per il quale si richiede il beneficio. La Dichiarazione sostitutiva unica permette all’Istituto di rilasciare l’attestazione contenente, in base a tali dati, l’Isee minorenni del bambino, in maniera da poter stabilire il diritto e la misura della prestazione.


LA STORIA DELLA SETTIMANA

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

risponde RAFFAELE MARMO

ECCO COME RICHIEDERE L’ANTICIPO INTEGRATIVO SE SI È ISCRITTI A UN FONDO PENSIONE DI CATEGORIA

Mi chiamo Francisco V. Sono un lavoratore dipendente di 63 anni di età. Ho lasciato l’attività da qualche mese e sono attualmente disoccupato. Da molti anni, però, sono iscritto al Fondo pensione della mia categoria. Vorrei sapere se posso usufruire, in attesa della pensione, della nuova formula di anticipo della rendita integrativa (Rita).

LA DOMANDA del signor Francisco V. offre l’occasione per tornare sulla cosiddetta Rita (la Rendita integrativa temporanea anticipata). Questa soluzione è diventata operativa nella versione semplificata e strutturale con l’ultima legge di Bilancio e, dunque, non ha più un termine finale. Ma vediamo meglio come funziona. Dal 1° gennaio scorso può essere richiesta dai lavoratori, pubblici e privati, iscritti a un fondo pensione cosiddetto a contribuzione definita (la Rita non opera, invece, per i fondi pensioni a prestazioni definita). Per la Covip, gli iscritti devono e possono essere solo «lavoratori»: titolari di reddito di lavoro. Le condizioni richieste per ottenerla: a) in caso di cessazione dell’attività lavorativa e maturazione dell’età prevista per la pensione di vecchiaia entro cinque anni; b) in caso di cessazione dell’attività lavorativa, con inoccupazione per un periodo superiore a 24 mesi e maturazione dell’età prevista per la pensione di vecchiaia entro dieci anni.

SE CONSIDERIAMO la prestazione ottenibile e le sue caratteristiche, va sottolineato che la Rita altro non è che l’erogazione anticipata e frazionata di quanto il lavoratore ha accumulato nel fondo pensione (il cosiddetto montante, frutto della somma dei contributi, eventualmente del Tfr e dei rendimenti). E su questo dalla Covip si puntualizza che l’importo di montante destinato alla Rita è fissato dal lavoratore, il quale può decidere di destinarvi l’intero ammontare o solo una sua porzione. In secondo luogo, va messo a fuoco che l’erogazione della Rita è possibile dalla richiesta fino all’età per la pensione di vecchiaia: per cinque o dieci anni. E in questo ambito nella circolare Covip si spiega che va presa, come riferimento, solo la pensione di vecchiaia e non altre forme di pensionamento.

Di |2018-10-02T09:24:41+00:0027/03/2018|Previdenza|