LA STAGIONE DELLE RIFORME

Cenerentola italiana
Il lavoro domestico
è un affare da donne

Claudia Marin

ROMA

LA CRISI economica ha avuto effetti anche sul divario di genere nel lavoro: il tasso di occupazione femminile italiano raggiunge il 50%, avvicinandosi a quello maschile. «Ma che succede quando varchiamo le pareti di casa? – si domanda in un suo recente contributo Maria Letizia Tanturri, docente di Demografia a Padova –. Il gap nel lavoro domestico e di cura si riduce specularmente a quello dell’occupazione o la donna occupata continua a fare Cenerentola? Gli uomini diventano finalmente corresponsabili della gestione della famiglia, o continuano a comportarsi secondo ruoli di genere tradizionali?». Ebbene, secondo la ricercatrice «i dati sull’uso del tempo ci svelano una realtà composita. I giovani aderiscono a modelli di coppia più egalitari, ma nell’ambito domestico il divario di genere è ancora ampio. Cenerentola è a metà del guado, il suo Principe si impegna un po’ di più per i figli, ma pare ancora riluttante a lavare i pavimenti».

MA VEDIAMO i capitoli principali dello studio quali tendenze indicano. «L’Italia – spiega la Tanturri – in effetti è uno dei Paesi Ocse, assieme a Portogallo e Irlanda, con le più ampie differenze di genere nel lavoro familiare: nel 2014 le donne che vivono in coppia a doppio reddito, ne continuano a portare sulle spalle più del 70%. Venticinque anni fa però lo squilibrio era decisamente più marcato e non scendeva in nessuna tipologia di coppia al di sotto dell’80%». Lentamente, insomma, ma qualcosa cambia. E cambia specialmente nelle coppie più giovani. In queste ultime (25-44 anni) il peso delle attività domestiche portato dalle donne si è alleggerito di quasi cinque punti percentuali rispetto a6 anni prima, arrivando al 67,3% (secondo l’Istat). Mentre l’indicatore è maggiore per le coppie meno giovani e supera ancora l’80% per le famiglie monoreddito. In realtà, però, «negli ultimi 25 anni, le donne occupate – spiega la professoressa – hanno sì ridotto le attività di lavoro domestico di oltre un’ora, ma per dedicare più tempo alla cura dei figli (+ 41 minuti) e agli spostamenti (+ 35minuti) e non per attività ricreative. Mentre, nello stesso periodo gli uomini dedicano un po’ più tempo al lavoro domestico (+ 13 minuti) e soprattutto a quello di cura (+ 33 minuti), riducendo invece il loro tempo libero». Un sacrificio minimo. In 25 anni l’aumento medio annuo è stato dimeno di due minuti.

DUNQUE, Cenerentola abita ancora qui. Eccome. Se consideriamo il tempo dedicato al lavoro domestico da uomini e donne che vivono in coppia a seconda del numero di figli e dell’età del bambino più piccolo, scopriamo che «le italiane non dedicano mai meno di3 ore e20minuti al lavoro casalingo, quale che sia la loro tipologia familiare, mentre i padri mai più di 1 ora e 20. Il divario di genere è sempre di almeno 2 ore. Le donne per gestire il caso più faticoso di una famiglia con tre figli, di cui almeno uno tra 6 e 12 anni, devono dedicare 4 ore e 36minuti alle faccende domestiche, gli uomini 1 ora e 20, come chi non ha figli». In Francia le cose vanno diversamente, ma non perché i padri francesi siano più interessati attivi sul fronte domestico, ma perché sono le madri francesi che non dedicano mai più di tre ore ai lavori domestici: questo perché possono contare su servizi esterni più diffusi e efficienti e perché sono più propense a delegare. In Italia «la cura dei figli non si negozia» perle madri. Sono queste ultime «che perlopiù gestiscono la vita dei bambini e si occupano dei loro bisogni primari, delle cure fisiche, di sorvegliarli, mentre i padri sono più coinvolti in attività più gratificanti come il gioco».

 

LA STORIA DELLA SETTIMANA

risponde RAFFAELE MARMO
Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

TUTTI I SEGRETI DELLA PENSIONE ANTICIPATA DAL VOLONTARIO AL SOCIAL E AI LAVORATORI PRECOCI

Mi chiamo Agostino Di M. Sono un dirigente di un’azienda privata manifatturiera e ho quasi 40 anni di contributi e 62 anni di età. Vorrei sapere se vi siano forme di pensionamento anticipato rispetto alle soluzioni ordinarie. In sostanza, che modalità esistono, se esistono, per lasciare l’attività prima dell’età pensionabile.

LA DOMANDA del signor Agostino offre l’occasione per fare un sintetico punto sulle possibilità esistenti per lasciare in anticipo il lavoro verso la pensione. Innanzitutto c’è l’Ape volontario (anche nella versione Ape aziendale): è lo strumento che permette di anticipare l’uscita dal lavoro fino a 3 anni e 7 mesi prima dell’età pensionabile. Si basa su un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale che scatta con la pensione ordinaria. L’accesso all’Ape volontario è previsto per chi abbia almeno 63 anni di età e 20 anni di contribuzione. In secondo luogo c’è l’Ape social. È una prestazione assistenziale gratuita, che consente, dai 63 anni di età, di anticipare l’uscita dal lavoro o comunque di ottenere un sussidio-ponte fino alla conquista della pensione. Possono chiederla disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità pari almeno al 74 per cento e coloro che svolgono una delle 15 attività gravose.

ARRIVIAMO, così, all’Anticipo per i precoci. Possono andare in pensione in via anticipata, con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, i cosiddetti lavoratori precoci: coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni per almeno 12 mesi. La possibilità è prevista per disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità al 74 per cento, lavoratori che svolgono attività usuranti e coloro che svolgono attività gravose. Gli addetti alle cosiddette mansioni usuranti o che svolgono lavoro notturno, anche non precoci, possono uscire comunque con requisiti ridotti. Il 2018, infine, è l’anno del cumulo gratuito dei contributi: lo strumento permette al lavoratore di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, senza oneri a suo carico, per il riconoscimento di un’unica pensione calcolata sulla base delle regole previste da ciascun fondo.

 

Di |2018-10-02T09:24:41+00:0012/03/2018|Previdenza|