LA STAGIONE DELLE RIFORME

Un anticipo con Rita
La rendita integrativa
per chi perde il posto

Claudia Marin

ROMA

LA RITA (la Rendita integrativa temporanea anticipata) diventa operativa nella versione semplificata e strutturale. La Covip, l’autorità di vigilanza sulla previdenza integrativa, ha pubblicato le istruzioni per l’uso di questo strumento utilizzabile da chi sia iscritto a un fondo pensione per far fronte alla perdita del lavoro fino alla conquista della pensione vera e propria. Introdotta dal 1° maggio 2017 in via sperimentale (fino al 31 dicembre 2018), la Rita è diventata strutturale con l’ultima legge di Bilancio e, dunque, non ha più un termine finale. E questa è solo una delle novità previste per questa formula. Dal 1° gennaio può essere richiesta dai lavoratori, pubblici e privati, iscritti a un fondo pensione cosiddetto ‘a contribuzione definita’ (la Rita non opera, invece, per i fondi pensioni ‘a prestazione definita’). Per la Covip, gli iscritti devono e possono essere solo ‘lavoratori’: titolari di reddito di lavoro. Le condizioni richieste per ottenerla: in caso di cessazione dell’attività lavorativa e maturazione dell’età prevista per la pensione di vecchiaia entro cinque anni; in caso di cessazione dell’attività lavorativa, con inoccupazione per un periodo superiore a 24 mesi e maturazione dell’età prevista per la pensione di vecchiaia entro dieci anni. La documentazione richiesta per presentare la domanda di Rita può anche essere autocertificata senza che sia più obbligatorio chiedere all’Inps l’attestazione sul possesso dei requisiti. L’autocertificazione vale anche per assicurare il possesso dei 20 anni di contribuzione all’Inps o ad altre forme di previdenza obbligatoria. Se consideriamo la prestazione ottenibile ele sue caratteristiche, va sottolineato che la Rita altro non è che l’erogazione anticipata e frazionata di quanto il lavoratore ha accumulato nel fondo pensione (il cosiddetto montante, frutto della somma dei contributi, eventualmente del Tfr e dei rendimenti). E su questo dalla Covip si puntualizza che l’importo di montante destinato alla Rita è fissato dal lavoratore, il quale può decidere di destinarvi l’intero ammontare o solo una sua porzione.

IN SECONDO LUOGO, va messo a fuoco che l’erogazione della Rita è possibile dalla richiesta fino all’età per la pensione di vecchiaia: per cinque o dieci anni. E in questo ambito nella circolare Covip si spiega che va presa, come riferimento, solo la pensione di vecchiaia e non altre forme di pensionamento. Non secondaria è un’altra avvertenza della stessa Covip. Al fine di favorire la posizione contributiva del lavoratore, si stabilisce che, nel corso dell’erogazione della Rita, la porzione di montante di cui si chiede il frazionamento continui a essere mantenuta in gestione, così da continuare a fruttare rendimenti a favore del lavoratore.

PER QUANTO riguarda, infine, la cadenza dell’erogazione, si prevede che la Rita debba avere una periodicità non superiore ai tre mesi: e, dunque, la corresponsione potrà essere mensile, bimestrale o trimestrale. «La Rita – si legge, infine, nel comunicato della Covip – offre un’ulteriore opportunità, rispetto a quelle già esistenti, agli iscritti che cessino l’attività lavorativa in prossimità dell’età per il pensionamento di vecchiaia evitando loro di dover riscattare in capitale il montante accumulato».

LA STORIA DELLA SETTIMANA

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

risponde RAFFAELE MARMO

HO 64 ANNI E VORREI LASCIARE LA PROFESSIONE IN ANTICIPO DEVO ASPETTARE ANCORA PER OTTENERE L’APE VOLONTARIO?

Mi chiamo Giuseppe A. Sono un lavoratore dipendente e ho 64 anni di età. Vorrei lasciare il lavoro senza dover attendere il raggiungimento dell’età pensionabile. So che questo si può fare attraverso l’Ape volontario. Ma non so a che punto siamo, se è possibile farlo o se si deve aspettare. Insomma, quando partirà la possibilità di andare via in anticipo?

LA DOMANDA del signor Giuseppe, come quella di tanti altri, ci porta di nuovo all’Ape volontario, che doveva partire a maggio dello scorso anno e che è tuttora bloccato. Ma sembra che lo strumento possa sbloccarsi a giorni e diventare operativo tra fine febbraio e inizio marzo. L’Abi, l’associazione bancaria italiana, ha comunicato il tasso di partenza per il primo bimestre di erogazione dell’anticipo pensionistico per consentire il decollo della misura. A conti fatti, considerando anche la polizza assicurativa contro il rischio premorienza e gli sgravi fiscali, il costo effettivo per i lavoratori toccherà quota 5% del valore della pensione per ogni anno di anticipo nel caso in cui si richieda il massimo importo possibile (che, come noto, oscilla dal 75 al 90% della pensione netta a seconda di quanti anni di anticipo si chiedono; da un minimo di sei mesi ad un massimo di 43 mesi). Mala determinazione del costo dell’operazione è un passo indispensabile ma non finale: si attende la chiusura della convenzione tra Inps e ministero dell’Economia per l’attivazione del fondo di garanzia e la pubblicazione della circolare attuativa da parte dell’Inps. Se tutto andrà in porto per fine febbraio, da marzo il lavoratore potrà cominciare la trafila per la conquista dell’Anticipo. In sostanza , le prime quote di Ape dovrebbero poter arrivare in tasca al lavoratore entro maggio-giugno. Sempre all’atto della domanda, si potrà chiedere anche di ottenere gli arretrati maturati dal 1° maggio 2017. Ma questa facoltà potrà essere esercitata solo fino al 18 aprile prossimo. A meno di indicazioni differenti nella circolare Inps in arrivo.

 

Di | 2018-04-09T10:25:54+00:00 12/02/2018|Previdenza|