LA STAGIONE DELLE RIFORME

Quote 100 e 41, i numeri magici
per rottamare la legge Fornero
I partiti si dividono sulle pensioni

I partiti si dividono sulle pensioni

Claudia Marin

ROMA

«QUOTA 100» e «quota 41»: sono le due formule magiche su cui principalmente Lega e 5 Stelle puntano per cambiare la legge Fornero in caso di vittoria elettorale, modificandola fin dalle fondamenta se non addirittura azzerandola. Vale la pena entrare nel merito delle proposte, anche perché si tratta di ipotesi che – nel corso della legislatura appena finita – hanno trovato più di un riscontro in ambito parlamentare, a cominciare dai suggerimenti presentati dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano. ‘Quota 100’ non è altro che la via per tornare al sistema delle quote e, dunque, alle vecchie pensioni di anzianità. In sostanza, si propone di consentire l’uscita dal lavoro a coloro che raggiungano quota 100, come somma di età anagrafica e contributi versati. Per esempio, la pensione potrebbe essere conquistata con le combinazioni 65 anni di età e 35 di contributi, 64 e 36, 63 e 37, 62 e 38, 61 e 39 o anche con 60 anni di età e 40 anni di contributi. Nella versione più secca, per 5 Stelle e Lega non ci dovrebbero essere soglie di età minime, anche se una proposta di legge presentata dal gruppo di Matteo Salvini partiva dagli almeno 58 anni.

SE SI DOVESSE passare dalle promesse ai fatti, è comunque immaginabile che un limite minimo andrebbe fissato. Per esempio, nell’ipotesi Damiano si prevedeva un requisito anagrafico base di 62 anni. E dunque, in questo caso le combinazioni 61 e 39 o 60 e 40 non sarebbero valide per il pensionamento di anzianità. ‘Quota 41’ è, invece, la versione riveduta e corretta della vecchia possibilità di uscita con 40 anni di contributi, a prescindere da età anagrafica e quote. In pratica, una volta raggiunti i 41 anni di lavoro, si dovrebbe poter lasciare l’attività per la pensione senza altri vincoli. Vale la pena di rammentare, però, che si tratterebbe di un ritorno al passato più drastico del sistema delle quote. Anche prima della legge Fornero, infatti, la soglia dei 40 anni era stata superata dalla cosiddetta finestra mobile: nel senso che, una volta raggiunti i 40 anni, per andare davvero in pensione era indispensabile lasciar passare altri 12 mesi.

VA ANCHE messo in rilievo, però, che un’apertura verso quota 41 sia avvenuta già con l’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno cominciato l’attività quando erano ancora minorenni. Ebbene, per questi ultimi, se rientranti in una categoria disagiata (disoccupati, invalidi, in attività gravose o usuranti e così via) è possibile anche ora il pensionamento con41 anni di contributi, senza dover attendere oltre. Sotto questo profilo, quindi, si tratterebbe di rendere generale quella che è ad oggi un’eccezione. Così come, d’altra parte, prevedeva anche in questo caso una proposta dell’ex ministro del Lavoro Damiano. Tanto per quota 100 quanto per quota 41, però, ci troviamo di fronte a due soluzioni dal costo elevato per la finanza pubblica: tant’è chele coperture finanziarie indicate sono largamente generiche. Senza contare che lo scardinamento della riforma Fornero aprirebbe di fatto un contenzioso non irrilevante con Bruxelles.

LA STORIA DELLA SETTIMANA

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

risponde RAFFAELE MARMO

SONO AUTISTA DI MEZZI PESANTI, LAVORO CONSIDERATO GRAVOSO POSSO LASCIARE LA PROFESSIONE PRIMA DEI 67 ANNI?

Mi chiamo Alessandro S. Sono un lavoratore dipendente e lavoro come autista di mezzi pesanti. Mi avevano detto che potevo andare in pensione a 67 anni nel 2020. Ma ho letto di recente che per chi fa un lavoro come il mio è possibile lasciare l’attività anche prima. Vorrei sapere come stanno le cose. È vero che posso andare in pensione già nel 2019?

LA DOMANDA del nostro lettore arriva tempestiva proprio a ridosso della definitiva formalizzazione in un decreto ad hoc dell’esenzione dall’aumento dell’età pensionabile dal 2019, legata all’aspettativa di vita. Il provvedimento è stato firmato qualche giorno fa dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti in attuazione di quanto previsto dalla legge finanziaria. Vale la pena, dunque, ripetere di nuovo quanto abbiamo descritto in un’altra nota relativa a un altro quesito. Ebbene, fissato il principio che dal 2019 l’età pensionabile e i requisiti contributivi aumenteranno tutti di cinque mesi, il governo ha previsto alcune eccezioni e deroghe. E così coloro che rientrano nelle 15 categorie dei lavori gravosi vedranno bloccato non solo l’aumento dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi (al posto dell’incremento dal 2019 a 67 anni), ma anche i requisiti contributivi per la cosiddetta pensione anticipata: ci vorranno 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne, senza i 5 mesi di aumento. Nei lavori gravosi rientrano: operai edili, autisti di gru e di macchine per l’edilizia, conciatori, macchinisti e personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti e camion, infermiere e ostetriche ospedaliere turniste, badanti, maestre d’asilo, facchini, personale addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici. Ma vi sono stati inseriti anche i marittimi, i lavoratori siderurgici, gli operai agricoli, i pescatori. Dunque, il nostro lettore raggiungerà l’età pensionabile per lasciare l’attività nel 2019 a 66 anni e sette mesi e non dovrà attendere il 2020 per arrivare a 67 anni. In pratica, avrà guadagnato un anticipo di 5 mesi. E come lui anche tutti gli altri lavoratori che fanno parte delle cosiddette categorie di attività gravose.

Di |2018-05-14T13:14:14+00:0007/02/2018|Previdenza|