Più anziani, più ricchi
La terza età è un tesoro
da 620 miliardi di euro

Raffaele Marmo

ROMA

TRASFORMARE l’invecchiamento della popolazione in un’opportunità per l’economia.È questo il senso di quella che è stata ribattezzata silver economy o anche economia della terza e quarta età. Un ambito di sviluppo che trova l’Italia più che pronta in termini di condizioni di partenza. Un concittadino su quattro ha oggi più di 65 anni, ma nel 2050 gli over 65 saranno addirittura uno su tre. E, dunque, nel Paese più anziano d’Europa, secondo nel mondo soltanto al Giappone, ci sono tutti i presupposti per sviluppare una silver economy che trasformi l’invecchiamento della popolazione in un’occasione di crescita economica. In questa direzione, d’altra parte, vanno le conclusioni del workshop ‘Silver economy: l’invecchiamento come risorsa’, organizzato qualche giorno fa da Assoprevidenza in collaborazione con Itinerari Previdenziali. «L’Italia – spiega Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza – può diventare per gli altri Paesi che invecchiano un modello di iniziative e di soluzioni, un vero e proprio benchmark europeo sul quale misurare l’efficacia degli investimenti in prodotti e servizi innovativi pensati per le esigenze degli individui che hanno più di 50 anni. In questo può anche divenire un polo di attrazione per molti anziani di altri Paesi dell’Unione». Le fasce più anziane della popolazione godono di redditi mediamente più alti e dei maggiori patrimoni. Tra i 55 e i 64 anni il 40% delle famiglie dispone di una ricchezza netta superiore a 250mila euro, percentuale che resta superiore al 30% per le famiglie i cui componenti hanno da 65 anni in su. Dalle ricerche presentate al workshop è emerso una sorta di identikit dell’italiano over 65: vive in una casa di proprietà, i mezzi e il tempo di cui dispone gli consentono di aiutare economicamente i familiari (30% dei casi), di avere una vita sociale più ricca frequentando più spesso gli amici, di fare sport (il 14,4% tra i 65 e i 74 anni) e vacanze. In crescita anche le attività di volontariato. I consumi restano più alti della media per casa, salute e alimentari, ma rispetto a dieci anni fa gli anziani spendono di più per internet (utilizzato da quasi il 30% dei 64-74enni), per attività culturali e per lo sport. L’impatto della ‘silver economy’ in termini di Prodotto interno lordo è stimato per l’Italia intorno a 620 miliardi di euro.

LA CONFERMA del trend arriva anche da un recente studio dell’Ocse. Il tasso di occupazione dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni, grazie anche alla stretta sui criteri per l’accesso alla pensione, è cresciuto di 23 punti percentuali tra il 2000 e il 2016 a fronte di un aumento di un solo punto per la fascia tra i 25 e i 54 e di un crollo di 11 punti per la fascia più giovane. Questo ha significato un invecchiamento della forza lavoro bloccando di fatto il turn over in fabbriche e uffici. Rispetto alla metà degli anni Ottanta il reddito di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% in più rispetto a quello di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni con un ritmo quasi doppio rispetto alla media Ocse (13%). E la situazione si riverbera sul versante previdenziale dato che le riforme delle pensioni hanno legato più strettamente i guadagni durante la vita lavorativa con l’importo della pensione al momento del ritiro.


LA STORIA DELLA SETTIMANA

SETTIMANA risponde RAFFAELE MARMO

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CASALINGA, 65 ANNI, CON SOLI 15 ANNI DI CONTRIBUTI ESISTE UNA SOLUZIONE PREVIDENZIALE PER CASI COME IL MIO?

Mi chiamo Anna S. Ho lavorato per quasi 15 anni e dopo sono rimasta a casa come casalinga per poter assistere i miei genitori anziani e far crescere i miei figli. Oggi mi trovo a 65 anni senza i contributi necessari per avere diritto alla pensione. Quale forma di assistenza posso chiedere? Esiste una soluzione per un caso come il mio?

LA RISPOSTA è sì. E vediamo di che cosa si tratta. Avrete sicuramente sentito parlare della vecchia pensione sociale e dell’attuale assegno sociale, introdotto dalla riforma del 1995. Ebbene, diciamo subito che si tratta di una prestazione che ha ben poco a che fare con tutte quelle che di solito chiamiamo pensioni in senso stretto. La sua natura è tipicamente assistenziale e non previdenziale, nel senso che non trova il suo fondamento né nell’aver svolto attività lavorative né nell’aver versato i relativi contributi pensionistici ma nell’essere in uno stato di povertà relativa. Si tratta, insomma, di un intervento finalizzato a fronteggiare una situazione di bisogno di coloro che, in età avanzata, dovessero trovarsi al tempo stesso privi di redditi e senza neanche quella copertura economica assicurata dalla normale pensione. Si può ottenere e mantenere l’assegno sociale se si è: cittadini italiani; cittadini della Repubblica di San Marino; cittadini dell’Unione europea; rifugiati politici; extracomunitari o apolidi con permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo o carta di soggiorno. È richiesto ancora: la residenza in Italia e, dal 2009, la residenza da almeno dieci anni continuativi; il raggiungimento dei 65 anni e sette mesi di età nel 2017 (destinati a salire a 66 anni e sette mesi nel 2018 e a 67 anni nel 2019, in relazione all’aumento della speranza di vita); l’assenza di altri redditi o la disponibilità di redditi non superiori allo stesso importo annuo dell’assegno, se non coniugati; o di redditi cumulati con quelli del coniuge non superiori a due volte l’ammontare annuo dell’assegno. L’importo dell’assegno sociale spettante in misura intera per il 2017 è confermato in 448,07 euro mensili, erogato per tredici mensilità ed esente da imposta.