Assegni alle famiglie
Bonus fino a 485 euro per 1,8 milioni di poveri

Claudia Marin

ROMA

IL REI, il Reddito di inclusione è pronto per l’uso: dal primo dicembre sarà possibile presentare le domande per ottenere la «CartaRei», una prepagata per fare acquisti e prelevare, in parte, anche contante. Si tratta della prima misura universale e strutturale di contrasto della povertà (con un sostegno mensile variabile da 190 a 485 euro) introdotta in Italia; anche se come sottolineano i dirigenti dell’Alleanza contro la povertà, riceveranno il Rei solo 1,8milioni di individui, cioè il 38% del totale della popolazione in condizione di indigenza assoluta, mentre il 62% dei poveri ne rimarrà escluso (il 41% dei minori). Ecco le istruzioni per l’uso. La nuova misura scatterà dal primo gennaio, ma, come spiega il ministro Poletti, sarà possibile richiederla dal primo dicembre. Potranno farlo i cittadini italiani, i comunitari e gli extracomunitari con permesso di lungo soggiorno. Il sostegno verrà riconosciuto alle famiglie con un reddito (vale l’Isee) non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro: l’accesso sarà possibile per chi è proprietario della casa in cui abita, ma versa in uno stato di povertà. A ciò si aggiunge la condizione secondo la quale il valore del patrimonio mobiliare non deve superare la soglia di 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare, fino ad un massimo di euro 10.000. Non solo, c’è l’obbligo di «sottoscrivere un patto di attivazione», sottolinea Poletti, che condiziona l’erogazione dell’aiuto a «determinati comportamenti, dall’accettare proposte per migliorare l’occupabilità a garantire la frequenza scolastica dei figli». In fase di prima applicazione sono prioritariamente ammessi i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra 55enni. Si tratta delle medesime platee che già beneficiano del sostegno all’inclusione attiva e dell’Asdi, strumenti che andranno in soffitta. In futuro c’è la promessa di un’ulteriore estensione se ci saranno le risorse economiche.

NELLA SOSTANZA, il Rei consiste in un beneficio economico erogato su 12mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a 485 euro per un nucleo con 5 o più componenti. Sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente. Il nucleo avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei) che potrà essere usata, per metà dell’importo, anche per prelevare contanti. Finora invece l’uso è stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, nelle farmacie o alle Poste. La carta darà diritto anche allo sconto del 5% nei negozi e nelle farmacie convenzionate. Al Rei si accederà attraverso una dichiarazione a fini Isee, che dal settembre 2018 sarà precompilata. Da dicembre ci saranno desk nei Comuni e pratiche velocizzate in modo da ottenere il via libera entro 20 giorni. La misura sarà compatibile con limitate attività lavorative ma non con ammortizzatori sociali. Non potranno accedere alla misura coloro che nei due anni precedenti hanno acquistato auto, moto o barche.

LA STORIA DELLA SETTIMANA

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

risponde RAFFAELE MARMO

HO 64 ANNI E LAVORO COME DIPENDENTE PRIVATO COME SI FA A FARE DOMANDA PER L’APE?

Mi chiamo Giovanni S. Sono nato nel 1953. Ho 64 anni e continuo a lavorare come dipendente di un’impresa privata. Ma vorrei riuscire a lasciare l’attività prima dell’età per la pensione. Ho sentito che poteri farlo con l’Ape. Non quella social, perché mi hanno detto che non rientro nelle categorie disagiate. Posso utilizzare l’anticipo volontario? Se sì, vorrei sapere che cosa devo fare.

DA QUELLO che scrive, gentile signor Giovanni, lei potrà utilizzare l’Ape volontario e non quello social. Dovrà attendere qualche altra settimana, però. L’anticipo pensionistico volontario, infatti, doveva essere operativo dal I° maggio scorso, ma una serie di ritardi burocratici hanno fatto sì che solo agli inizi di settembre il premier Gentiloni abbia firmato il decreto attuativo. Il provvedimento è ora all’esame della Corte dei conti: la finestra dell’Ape volontaria potrà essere aperta per i primi di ottobre. A differenza dell’Ape social, che è una prestazione assistenziale gratuita, l’Ape volontario è un prestito oneroso – con un costo del 5% per ogni anno di anticipo – erogato da una banca per 12 mensilità e garantito dalla pensione di vecchiaia che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. L’Ape volontario può essere richiesto dai dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla gestione separata. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle Casse private. I requisiti: bisogna avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; importo della futura pensione mensile pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (circa 770 euro mensili, compresa la rata di ammortamento). Il prestito è commisurato alla pensione di vecchiaia maturata: l’importo minimo è di 150 euro mensili, mentre il massimo è legato alla durata dell’Ape: se l’anticipo è superiore a 3 anni si potrà chiedere fino al 75% della pensione; se è compreso tra 24 e 36 mesi, l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85% e se meno di 12 mesi si arriva al 90%. Per ottenere l’Ape, il lavoratore chiede all’Inps la certificazione del diritto alla pensione. L’Inps verifica i requisiti e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile. Il soggetto, a quel punto, presenta all’Inps la domanda e stipula il contratto di prestito con la banca prescelta.