Prendo la pensione e fuggo
Due italiani su tre pronti
a trasferirsi all’estero

Portogallo e Canarie in testa

Claudia Marin

ROMA

DUE ITALIANI su tre, una volta in pensione, si dichiarano pronti a trasferirsi all’estero. Grazie ai benefit fiscali attrattivi sempre più diffusi in numerosi Paesi stranieri, cresce la voglia di fare le valigie per pensionati e pensionandi di casa nostra. A confermare la tendenza emersa da qualche anno è una ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua dedicata al welfare. Di fronte alla prospettiva di assegni sempre più bassi, quasi due italiani su tre (64 per cento) si dicono disposti a trasferirsi per poter mantenere uno stile di vita simile all’attuale e trovare ambiente e servizi più adatti alla terza età, senza trascurare la possibilità di fare nuove esperienze. Molteplici le mete dei 500mila connazionali che passano fuori d’Italia almeno sei mesi l’anno per incassare tutto l’assegno senza decurtazioni fiscali: in testa alla lista il Portogallo e le Canarie, la Bulgaria o la Tunisia, ma vanno bene anche la Polonia, l’Ucraina o la Romania, l’Asia o l’Oceania, il Nord o il Sud America. Dietro la grande fuga reale o potenziale c’è sia l’obiettivo di vedere crescere il potere d’acquisto della pensione sia il timore (principalmente per i potenziali pensionati) che in futuro la rendita previdenziale sarà sempre più modesta. Più della metà degli italiani (55 per cento), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato, e un ulteriore 26 vede molta incertezza all’orizzonte.

FRA I PRINCIPALI timori, sempre secondo la ricerca, quello di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (45 per cento), o persino cadere in povertà assoluta (33), non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (32) e dover gravare sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (26). Non si tratta solo di pessimismo. A gettare ombre sul futuro pensionistico degli italiani sono anche le difficoltà del presente, a partire dal timore di imprevisti e spese straordinarie, che costringano a metter mano al portafoglio (45 per cento) o una difficoltà a risparmiare per la vecchiaia (41). Preoccupano anche la precarietà del lavoro (38) e l’instabilità dello scenario economico (44) e normativo (36). Ma quali sono le misure di welfare a cui guardano gli italiani per integrare la pensione? Più della metà dei connazionali (55 per cento) punterebbe alla previdenza complementare: di questi, il 52 con un fondo pensione, il 37 con un piano individuale di risparmio e il restante 11 stipulerebbe una polizza assicurativa. Ciò che conta è pensarci per tempo, fin da giovani (33) o da quando si inizia la carriera lavorativa (38). Solo un italiano su tre (34 per cento) investirebbe i soldi nel mattone. Per il 25 per cento infine la soluzione è tenere i soldi sul conto corrente, per una quota analoga la soluzione è investire suo mercato finanziari. «Integrare la pensione di base con una rendita complementare è sempre più una necessità per gli italiani – conclude Marco Mazzucco, direttore marketing e brand di Reale Mutua – Occorre essere lungimiranti, giocare d’anticipo e comprendere l’importanza di costruire per tempo, con una forma di welfare appropriata, una vecchiaia serena».

Pensioni: risponde l’esperto

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Mio marito è nato nel ’61 Al lavoro da 41 anni, prima come dipendente, poi autonomo Quando andrà in pensione?

Mio marito è nato nel novembre del 1961 e ha cominciato a lavorare nell’agosto del 1976 prima come dipendente e poi dal 1982 autonomo. Quando andrà in pensione?

DA QUEST’ANNO è possibile sommare gratuitamente i contributi versati in più gestioni attraverso la formula del cumulo contributivo. Per i requisiti di accesso alla pensione si applicano quelli della gestione che li ha più elevati. Ma nel caso di versamenti Inps le condizioni sono uguali nei differenti regimi. Ai nati nel 1961 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, tra il 2016 (2017 per le donne) e il 2029, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 2 mesi nel corso del 2029 o del 2030 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 ottobre 1961. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint.

 

Nato nel 1962, lavoro dall’87 Quando potrò andare via?

Sono nato a maggio del 1962. Ho lavorato dal 1987 come agente di commercio fino al 1999 e dal 2000 come dipendente. In relazione a questa diversificata situazione lavorativa, con divesra situazione contributiva. Vorrei sapere quando potrò andare in pensione.

PER QUESTI casi diamo il quadro di riferimento per i nati del 1962, avvertendo che nel secondo caso vale l’osservazione fatta nella precedente risposta sul cumulo contributivo. Ai nati nel 1962 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2018 e il 2030, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se, invece, hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (dai 25, se donne) in avanti si applica la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 2 mesi o di 68 anni e 5 mesi nel corso del 2030 o del 2031 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 ottobre 1962. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint.

 

Nato nel ’57, commerciante dall’età di 20 anni Quando andrò in pensione con le nuove regole?

Sono nato nel 1957, ho 60 anni compiuti, e ho lavorato come commerciante dall’età di 20 anni. Vorrei sapere quando potrò andrò in pensione e come sarà calcolata, con le regole precedenti la Fornero o con quelle attuali

IL CASO INDICATO ci dà la possibilità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1957. Ebbene, se hanno cominciato a lavorare a 14 anni, hanno maturato i requisiti per il pensionamento di anzianità secondo le regole precedenti entro il 31 dicembre 2011 e, dunque, sono già usciti.

SE HANNO cominciato a lavorare tra i 15 e i 23 anni (24 se donne), si applicano le nuove regole della riforma Fornero e la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2014 (2013 per le donne) e il 2024, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti.

SE HANNO cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 67 anni e 5 mesi o di 67 e 9 mesi nel corso del 2024 o del 2025 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1957. L’ultima casistica chiude il cerchio per i nati bel 1957 e sembra, solo apparentemente, un caso più vantaggioso.

SE HANNO cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 anni e 3 mesi nel corso del 2021-2022 a seconda che siano nati prima o dopo il 30 settembre 1957.