L’anno del cumulo gratuito
Tutti i contributi riunificati senza pagare nulla all’Inps
Ecco i segreti della formula

Raffaele Marmo

ROMA

IL 2017 È L’ANNO del cumulo gratuito dei contributi, un’alternativa a costo zero rispetto all’onerosa ricongiunzione per conquistare la pensione più agevolmente nei casi di carriere discontinue o svolte con versamenti in più gestioni. Dallo scorso primo gennaio (ma le regole del gioco operative sono delle settimane scorse) è infatti possibile sommare la contribuzione cosiddetta mista per ottenere, attraverso questo canale, quella pensione che, per altra via, non si potrebbe avere. Ma quali sono le istruzioni per l’uso del cumulo gratuito? Chi può utilizzarlo e quando? Lo strumento indicato, come accennato, permette al lavoratore di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, senza oneri a suo carico, per il riconoscimento di un’unica pensione calcolata sulla base delle regole previste da ciascun fondo. Possono ricorrere a questa formula tutti i lavoratori iscritti a una o più forme di previdenza obbligatoria: compresa la gestione separata, i fondi speciali, e le casse dei professionisti. Possono utilizzare questo sistema anche nell’ipotesi in cui abbiano maturato i requisiti per il diritto a un trattamento pensionistico autonomo in una delle forme di previdenza alla quale sono iscritti. Il trattamento che si può conseguire è sia la pensione di vecchiaia sia quella anticipata. E così, per fare due esempi, il cumulo può riguardare la liquidazione di una pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi con 10 anni di versamenti alla gestione separata e 10 a quella ordinaria Inps o, magari, con 20 anni a quest’ultima e 5 a quella separata. Analogo discorso vale per il cumulo dei versamenti effettuati nella gestione Inps e nelle casse previdenziali privatizzate. Né cambia la regola per la pensione anticipata.

QUELLO CHE occorre sapere è che in tutti i casi indicati vale il criterio del perfezionamento dei requisiti anagrafici più elevati tra quelli previsti per i singoli fondi interessati al cumulo previsti per il conseguimento della pensione di vecchiaia. Ma a quanto ammonterà il trattamento pensionistico frutto del cumulo? L’importo dell’assegno è calcolato sulla base della somma dei diversi assegni propri di ogni gestione interessata. E, dunque, di volta in volta con il meccanismo retributivo o contributivo, anche se dal primo gennaio 2012, almeno per le gestioni Inps, vale solo il contributivo.

LA SOLUZIONE, come indicato, vale anche per le casse privatizzate, ma perché sia applicabile è necessario attendere ulteriori istruzioni del Ministero del Lavoro e dell’Inps, oltre che degli enti interessati: sono in corso, infatti, trattative per definire la ripartizione degli oneri. Certo è che l’attivazione della pensione cumulata è collegata a una domanda dell’interessato (o dei suoi superstiti) presso l’ente previdenziale dove risulta accreditata l’ultima contribuzione. E sarà quest’ultimo a avviare il procedimento rispetto agli altri enti presso i quali il lavoratore ha effettuato altri versamenti.

Pensioni: risponde l’esperto

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Sulla pensione anticipata è sicuro che si possa andar via con 40 anni di contributi? O per le donne serve di più?

Mi chiamo Claudia B. Lei ha parlato di pensione anticipata nel 2019 se le donne interessate hanno cominciato a lavorare tra i 14 e 24 anni. È sicuro della risposta?

LA DOMANDA della signora Claudia offre l’opportunità di definire il quadro di riferimento relativo alla pensione anticipata per coloro che sono nati nel 1963. Ebbene, ai nati nel 1963 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2020 (2019 per le donne) e il 2031 quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Come si vede la risposta va letta interamente, perché si fa riferimento a un arco temporale che va da 2020 (2019 per le donne) al 2031. Il che significa che coloro che, nati nel 1963, hanno cominciato a lavorare a 14 anni potranno andare via nel 2020 a 43 anni e tre mesi se uomini o l’anno prima se donne a 42 anni e tre mesi. Ma coloro che, sempre nati nel 1963, hanno cominciato a lavorare a 15 anni, potranno andare in pensione anticipata nel 2021-22 se uomini o l’anno prima se donne. E così via a seguire. Fino a arrivare al 2031.

 

Nata nel ’55, 29 anni di contributi Posso andar via nel 2018?

Sono nata nel febbraio del 1955. Ho maturato 29 anni di contributi. Posso andare in pensione nel 2018? Sfruttando qualche nuovo istituto previsti dalle varie riforme, come ad esempio l’Anticipo pensionistico. Potrei rientrare nei requisiti?

IL CASO dà la possibilità di definire il quadro di riferimento per i nati nel 1955. Se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 16 anni, hanno maturato i requisiti per il pensionamento di anzianità secondo le regole precedenti entro il 31 dicembre 2011 e, dunque, sono già usciti. Se hanno cominciato a lavorare tra i 17 e i 23 anni (24 se donne), si applicano le regole della riforma Fornero e la prima data utile riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2014 (2013 per le donne) e il 2022, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 67 anni e 3 mesi o di 67 e 5 mesi nel corso del 2022 o del 2023. La signora, però, come tutti i nati nel 1955, può chiedere l’Anticipo pensionistico, nel 2018, quando raggiunge i 63 anni di età. Potrà ottenerlo fino al raggiungimento dell’età pensionabile, cristallizzata a 66 anni e sette mesi.

 

Giulio, 53 anni di età, anzianità contributiva di 37 anni

Quale sarà l’anno giusto per lasciare il lavoro?

Mi chiamo Giulio. Sono nato nel marzo del 1964 Ho cominciato a lavorare da dipendente nel 1980, quindi ho 37 anni di contribuzione all’attivo.

Quando potrò andare in pensione?

LA DOMANDA del signor Giulio offre l’opportunità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nel 1964. Ebbene, ai nati nel 1964 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2021 (2020 per le donne) e il 2032 quando raggiungono i requisiti contributivi previsti.

SE HANNO cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia. Ormai gli scenari in questi casi sono diventati lunghi con l’applicazione integrale della riforma Fornero, il calcolo delle aspettative di vita, i vincoli legati all’integrale calcolo contributivo per andare in pensione. Insomma chi rientra nella succitata fascia di età, uomini e donne, matura l’età pensionabile di 68 anni e 5 mesi o di 68 anni e 8 mesi nel corso del 2032 o del 2033 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1963. Poi, altro elemento importante, ma solo sulla modalità del calcolo (contributivo o retributivo) è il momento in cui si è iniziato a lavorare. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 65 anni e 2 mesi nel corso del 2029, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 ottobre 1964.