«Partenza troppo lenta
per le ricollocazioni» Assolavoro non ha dubbi
«La ricetta è quella giusta»

Alberto Pieri

ROMA

A VENTI ANNI dall’arrivo in Italia del lavoro temporaneo, con il Pacchetto Treu del giugno 1997, il lavoro tramite Agenzia si è consolidato come leva strutturale delle nuove opportunità occupazionali. Una formula di rapporto di lavoro dipendente con tutti i diritti e la retribuzione previsti dai contratti collettivi di settore, che si caratterizza anche come baluardo contro le forme di impiego irregolari e sottopagate. E questo mentre la stessa offerta integrata di servizi (dalla ricerca alla selezione del personale, dalla formazione alla somministrazione, all’outplacement), introdotta con la legge Biagi, ha contribuito all’affermazione delle agenzie come partner consolidato delle imprese.

Presidente Scabbio, solo nel 2016 quasi 700mila persone hanno avuto una occasione di lavoro grazie alle Agenzie. E gli assunti a tempo indeterminato hanno superato quota 42mila. A che cosa si devono questi risultati pur con una ripresa limitata?

«Innanzitutto – spiega Stefano Scabbio, alla guida di Assolavoro – l’operatività del settore in Italia è ancora relativamente giovane. Va poi riconosciuta la capacità delle Agenzie di intercettare gli ambiti e le figure professionali che segnano una crescita della domanda e di rispondere in maniera tempestiva e adeguata alle esigenze delle imprese. Rappresentiamo un tessuto nei diversi distretti industriali e nelle multiformi realtà terziarie del Paese».

Domani si svolge l’Assemblea di Assolavoro. Che cosa chiederete a Poletti?

«Abbiamo immaginato un evento che prevede prima un confronto sui riflessi dell’economia digitale sul lavoro con alcuni esperti del settore. Con il ministro, così come con le altre Istituzioni, abbiamo un dialogo continuativo. La disponibilità di Assolavoro a contribuire ad analizzare gli scenari e a provare a individuare soluzioni innovative per il mercato del lavoro è una costante da sempre».

Sarà l’occasione per ribadire le criticità per l’avvio della sperimentazione della ricollocazione con l’Anpal?

«L’avvio della ricollocazione è stato lento e non sono mancate difficoltà. Si tratta tuttavia della prima sperimentazione di una politica attiva nazionale. Aver ancorato le premialità per gli operatori, a cominciare dalle Agenzie per il lavoro, al raggiungimento di un risultato tangibile è un punto di forza. Così come la responsabilizzazione dei destinatari della misura. Confidiamo che, anche grazie a una collaborazione tra istituzioni centrali e regionali, si possa dare il giusto slancio alla misura».

Quali sono le parole chiave per il lavoro nel 2017?

«Formazione, formazione, formazione: continua, efficace, orientata al placement. La formidabile velocità tipica dell’economia digitale, la stagione 4.0 nella manifattura, l’ampliamento planetario dei mercati potenziali per imprese anche di dimensioni ridotte, sono fattori che implicano flessibilità, capacità di adattamento, maggiore responsabilità anche dei singoli. Siamo fiduciosi, non solo perché le Agenzie per il lavoro fanno di questi elementi il proprio punto di forza, ma perché confidiamo che pur tra le difficoltà, saranno di sicuro maggiori le occasioni da cogliere».

Pensioni: risponde l’esperto

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

Da 36 anni nel settore pubblico, a partire dal giugno 1981 Nata nel novembre 1959 Quando potrò andar via?

Mi chiamo Sandra S. Sono nata nel novembre 1959 e lavoro dal giugno 1981 come dipendente nel settore pubblico. Quando potrò andare in pensione?

LE DOMANDE della lettrice offrono l’opportunità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nati nel 1959. Ebbene, ai nati nel 1959 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2015 (2014 per le donne) e il 2026, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 67 anni e 9 mesi o di 68 anni nel corso del 2026 o del 2027 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 marzo 1959. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 anni e 5 mesi si nel corso del 2023-2024 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio del 1959. Le penalizzazioni, non sono più previste.

 

Nato nel ’68, dipendente dall’88 Quando andrà in pensione?

Mi chiamo Roberto S. Sono nato nell’ottobre del 1968 e lavoro da dipendente privato dal giugno 1988. Quali sono le norme che mi riguardano? Calcolo contributivo o retributivo? Vorrei sapere quando potrò andare in pensione.

IL CASO del signor Roberto ci torna utile per vedere quale sia il destino previdenziale dei nati nel 1968. Ai nati nel 1968 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24, se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2026 e il 2037, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 10 mesi o di 69 anni nel corso del 2036 o del 2037, a seconda che siano nati prima o dopo il 28 febbraio 1968. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, maturano l’età richiesta di 65 anni e 8 mesi nel corso del 2033-2034, a seconda che siano nati prima o dopo il 30 aprile 1968.

 

Nilo, 60 anni di età e 45 di lavoro. Ma 7 con partita Iva Si possono unificare i contributi per la pensione?

Mi chiamo Nilo D S. Ho cominciato a lavorare a 15 anni. Ora, a 60 anni, dopo 44/45 di lavoro mi sento dire che ne devo lavorare altri sei, perché ho lavorato 7 anni con partita Iva, pagando regolari contributi. Non si possono unire con quelli da dipendente?

SÌ, SI POSSONO mettere insieme. Il 2017 è l’anno del cumulo gratuito dei contributi, un’alternativa a costo zero rispetto all’onerosa ricongiunzione per conquistare la pensione più agevolmente nei casi di carriere discontinue o svolte con versamenti in più gestioni. Dallo scorso primo gennaio (ma le regole del gioco operative sono delle settimane scorse) è infatti possibile sommare la contribuzione cosiddetta mista per ottenere, attraverso questo canale, quella pensione che, per altra via, non si potrebbe avere.

POSSONO ricorrere a questa formula tutti i lavoratori iscritti a una o più forme di previdenza obbligatoria: compresa la gestione separata, i fondi speciali, e le casse dei professionisti. Possono utilizzare questo sistema anche nell’ipotesi in cui abbiano maturato i requisiti per il diritto a un trattamento pensionistico autonomo in una delle forme di previdenza alla quale sono iscritti. Il trattamento che si può conseguire è sia la pensione di vecchiaia sia quella anticipata, come nel caso del signore che ci scrive.

CERTO è che l’attivazione della pensione cumulata è collegata a una domanda dell’interessato presso l’ente previdenziale dove risulta accreditata l’ultima contribuzione. E sarà quest’ultimo a avviare il procedimento (che poi consentirà l’ottenimento della sudata pensione, maturata in questo caso con l’attività lavorativa iniziata a 15 anni), rispetto agli altri enti presso i quali il lavoratore ha effettuato altri versamenti.