«Sono state le donne
a pagare il conto più salato»
Le accuse dell’ex ministro

per i tagli e le controriforme

Raffaele Marmo

ROMA

UNA LUNGA carrellata sulle riforme e controriforme previdenziali degli ultimi 25 anni con un criterio-guida basato di fatto sull’analisi dei costi sociali e umani sopportati da intere categorie e generazioni di lavoratori che hanno pagato il conto delle operazioni di finanza pubblica realizzate in materia pensionistica. Un conto che ha visto principalmente le donne «sopportare» il fardello più pesante delle strette e dei sacrifici delle manovre di risparmio. E’ questa una prima chiave di lettura del saggio Pensioni: la riduzione del danno, scritto a quattro mani da Cesare Damiano e Maria Luisa Gnecchi. E proprio secondo quella chiave, per l’ex ministro del Welfare e attuale presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio e per la capogruppo del Pd nella stessa Commissione «i termini affrettati e confusi con cui è stata realizzata la manovra previdenziale attuata a fine 2011 dal Governo guidato da Mario Monti – quello in cui la responsabilità del Ministero del Lavoro pesava sulle spalle di Elsa Fornero – hanno creato più problemi di quelli che la manovra stessa ha risolto». Ma, in questo contesto di penalizzazioni per tutti, le donne sono state le più colpite. «Tutta la XVI legislatura – scrivono i due autori – è stata contro le donne». E gli esempi non mancano, a cominciare dall’innalzamento repentino dell’età pensionabile per le lavoratrici pubbliche all’aumento dello stesso parametro anche per quelle del settore privato. Con il corollario di tutta una serie di altri giri di vite che hanno riguardato anche gli uomini a che per le donne sono risultati più stringenti e onerosi sulla scorta del cambiamento improvviso dei punti di partenza.

IL RISULTATO (dalla riforma Amato del ’92 a quella Dini, fino a quella Fornero-Monti del 2011, passando per gli interventi dei governi Berlusconi) è stato quello della «creazione di un danno». Ed è per questo che, secondo gli autori, l’impegno primario post-Fornero è stato ispirato al principio della «riduzione del danno». Attraverso una serie di correzioni e aggiustamenti che hanno riguardato le salvaguardie per gli esodati, l’opzione-donna, le maggiori flessibilità per precoci e usuranti, il cumulo gratuito dei contributi, fino all’Ape social e a quella volontaria. Misure dagli effetti rilevanti ma in qualche modo tampone, secondo Damiano e Gnecchi, che, per questo, non devono rimanere limitate ma costituire una sorta di ponte verso quell’agenda riformista che per i due esponenti politici non può che fondarsi su quella che è la seconda chiave di lettura del loro saggio. «Occuparsi di pensioni – scrivono in premessa – non vuol dire solo, né principalmente, occuparsi dei redditi delle persone anziane. Non vuol dire dedicare la propria attenzione primaria alle questioni, pur importanti, dell’assistenza sociale. Vuol dire occuparsi di lavoro e democrazia e delle nuove generazioni». Non solo: «Proprio perché siamo con i lavoratori che ci interessiamo di pensioni. I sistemi previdenziali, infatti, costituiscono uno di quei campi in cui le questioni del lavoro si intrecciano con le questioni della democrazia».

Pensioni: risponde l’esperto

Inviare i quesiti a: angeloraffaelemarmo@gmail.com

Margherita, nata nel 1964

All’attivo 34 anni di contributi come commerciante

Quando andrò in pensione?

Mi chiamo Margherita M. Sono nata nel 1964 e ho accumulato circa 34 anni di contributi come commerciante. Vorrei sapere quando potrò andare in pensione

LA DOMANDA della signora Margherita offre l’opportunità di definire il quadro di riferimento per coloro che sono nel 1964. Ebbene, ai nati nel 1964 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni (24 se donne), la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2021 (2020 per le donne) e il 2032 quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti, si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 5 mesi o di 68 anni e 8 mesi nel corso del 2032 o del 2033 a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1963. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 65 anni e 2 mesi nel corso del 2029, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 ottobre 1964.

 

Antonia, 57 anni a luglio

Lavoro dal ’79, quando smetto?

Mi chiamo Antonia S. Sono nata nel luglio del 1960 e lavoro ininterrottamente da settembre del 1979, quindi da quasi quarant’anni. Ci sono le condizioni per poter andare in pensione? E quale sarà il sistema di riferimento, il contributivo o il retributivo?

PER IL CASO della signora Antonia utilizziamo il quadro di riferimento relativo ai nati del 1960. A loro si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 (24 se donne) anni, la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2016 (2015 per le donne) e il 2028 (2026 per le donne), quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni nel corso del 2028. Se hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint: maturano l’età richiesta di 64 e 5 mesi o di 64 e 9 mesi, nel corso del 2024-2025, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1960.

 

Giampiero, nato nel ’66, impiegato dal ’90

Quale sarà l’anno giusto per poter andare via?

Mi chiamo Giampiero Pagnini. Sono nato nel dicembre del 1966. Sono impiegato dal 1990. Ho un anno di servizio militare e 15 mesi di laurea riscattata. Potrò usufruire della pensione anticipata? Da quando? E quale sarà la decorrenza della pensione di vecchiaia?

PER I NATI nel 1966, diamo il quadro di riferimento possibile. Agli uomini nati nel 1966 si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 23 anni, la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2023 e il 2034, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti, una forbice di nove anni legata appunto al momento in cui si è entrati nel mondo del lavoro.

ALLE DONNE nate nel 1966, si applica interamente la riforma e, se hanno cominciato a lavorare tra i 14 e i 24 anni, la prima data utile per “uscire” riguarda il pensionamento anticipato, rispettivamente tra il 2022 e il 2034, quando raggiungono i requisiti contributivi previsti. Se hanno cominciato a lavorare dai 24 anni (uomini) o dai 25 (donne) in avanti si applica loro interamente la riforma e la prima data utile riguarda il pensionamento di vecchiaia: maturano l’età pensionabile di 68 anni e 8 mesi o di 68 anni e 10 mesi nel corso del 2034 o del 2035 a seconda che siano nati prima o dopo il 30 aprile 1966.

SE HANNO cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996, si applica loro interamente il metodo di calcolo contributivo e possono ottenere anche il pensionamento di vecchiaia sprint, soluzione prospettata dalle misure messe nell’ultima manovra del governo da poco perfettamente operative: maturano l’età richiesta di 65 anni e 5 mesi nel corso del 2031-2032, a seconda che siano nati prima o dopo il 31 luglio 1966.