LA SPERIMENTAZIONE

Più raccolti e niente chimica
La terra promessa è bioattiva
«Come la foresta amazzonica»

Pino Miglino
FIRENZE

E’LA TERRA promessa. Una terra fertilissima che moltiplica i raccolti. Una terra che dà piante che non hanno bisogno di chimica, neanche di quel poco di verderame consentito nell’agricoltura biologica: si difendono dai parassiti con il loro vigoroso sistema immunitario. Una terra che porta in tavola vegetali più saporiti, più nutrienti e che si conservano più a lungo. E’ la terra ‘bioattiva’ figlia di una sperimentazione, unica in Italia, condotta a Firenze negli ultimi anni dall’associazione Semele.

L’AGRICOLTURA bioattiva nasce da un’intuizione di Andrea Battiata, agronomo, membro della Società toscana di Orticoltura che ha girato il mondo, soprattutto per realizzare campi da golf. In Amazzonia fu colpito dallo straordinario rigoglio della foresta fluviale. Come ricrearlo su scala ridotta? La domanda divenne il suo assillo. Più tardi a condividere l’impresa l’altro padre del bioattivo: Giovanni Petrini, giovane ingegnere, innamorato dell’ecologia che ha rinunciato a una poltrona di manager negli Stati Uniti.

BATTIATA presto scopre che l’Amazzonia è a due passi: i boschi, i nostri boschi hanno all’incirca le stesse caratteristiche. Il problema però è come replicare il terreno del bosco che impiega centinaia di anni per formarsi. La risposta è una miscela che parte dal compostaggio di scarti agricoli (quindi economia circolare, non si butta nulla), sabbia vulcanica reperita in Maremma, humus di lombrichi, spore di funghi, polvere minerali. Le radici delle piante, una volta tagliate, non devono essere estirpate perché servono all’autorigenerazione. Essenziali i lombrichi: fertilizzano con le loro feci, arieggiano e rendono friabile il terreno rendendo inutile l’aratura.

«SONO loro il trattore – sottolinea Battiata – del resto già Darwin li chiamava l’oro nero della terra». Costi dunque ridottissimi. E una produzione dalle cinque alle dieci volte maggiore di quella tradizionale. Ma soprattutto di alta qualità nutraceutica e cioè nutrimento e farmaco naturale. «I funghi che mescoliamo al terreno si attaccano alle radici e potenziano l’assorbimento di minerali: i nostri pomodori hanno il doppio di polifenoli, formidabili antiossidanti», aggiunge Petrini.

MA LA RICERCA va avanti: Semele lavora con l’istituto di nutraceutica dell’università di Pisa, ha orti sperimentali con l’ateneo di Firenze e collabora con Stefano Mancuso, lo scienziato convinto dell’intelligenza nelle piante. E per sensibilizzare a questa agricoltura senza chimica e ad alto rendimento ha regalato orti a diverse scuole primarie. Per gli adulti corsi o consulenze: semplici, visto che non si usano chimica e macchine

SEMELE è scienza ma anche economia innovativa. Ha un orto bioattivo intensivo a Firenze sulla collina di Bellosguardo e si è costituita in cooperativa di consumo. Diventando soci, con una abbordabile quota mensile, si riceve una cassetta di ortaggi una volta alla settimana.

Erba Cipollina «Con il food marketing trasformiamo i brand in tormentoni»

IMOLA (Bologna)

FAR SÌ CHE prodotti e brand attivi nel settore alimentare possano emergere; entrando in questo modo nella testa dei consumatori. L’obiettivo di Erbacipollina, la prima agenzia italiana completamente dedicata al ‘food marketing’, si può riassumere così. Fondata nel 2012 da Beatrice Vernocchi (nella foto), questa bella realtà con sede a Imola può contare oggi su un team composto da una dozzina di profili dalle provenienze più diverse: economia, comunicazione, mondo della grafica e del digitale. Erbacipollina ha chiuso il 2017 con 16 nuovi clienti, un fatturato in crescita del 45% e segue tante realtà medio-piccole, ma anche veri e propri colossi. Da Germinal Bio a Bahlsen, da Le Naturelle a Bottoli e Molino Rossetto, fino ad arrivare a Loacker: tanti lavori che hanno consentito all’agenzia, con sedi anche a Milano e Roma, di affermarsi in maniera decisa nel panorama nazionale come riferimento per tutti coloro che vogliano far emergere il proprio marchio. «Ormai l’80% della comunicazione viaggia sui social – spiega Vernocchi, oggi Ceo di Erba Cipollina, una laurea in Economia e un master in comunicazione e management alle spalle –. Facebook e Instagram, se ci si deve rivolgere al consumatore; Linkedin per il business con le altre aziende».

IL LAVORO di Erbacipollina è però a tutto tondo: la pianificazione di una strategia di marketing complessiva comprende infatti, oltre all’utilizzo dei social, il packaging design, la grafica, e la realizzazione di siti web. E ancora il marketing digitale, l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi. Il tutto declinato con attenzione per il mondo (molto poco immateriale) dell’alimentare e del vino. «Il food marketing in Italia riveste un ruolo strategico e di estremo valore – prosegue Vernocchi –. Le aziende italiane sono caratterizzate da prodotti con qualità elevate, frutto di esperienze uniche, tutte d a raccontare e da trasmettere ai consumatori, sempre più attenti e preparati. Il ruolo del marketing in questo specifico settore negli anni si è completamente modificato e ora siamo in una fase nella quale le aziende che si concentrano sull’innovazione devono affermarsi, facendo comprendere al mercato i valori della loro marca e dei loro prodotti». Ma qual è l’errore che un’azienda attiva in questo settore, oggi, non deve proprio commettere? «Non investire in comunicazione – avverte la fondatrice di Erba Cipollina –. Perché realizzare un prodotto non vuol dire lanciarlo. E questo in Italia, a parte i grandi marchi, si fa fatica a capirlo».

Enrico Agnessi

Di |2018-12-03T14:29:54+00:0003/12/2018|Focus Agroalimentare|