Patate, è ora di cambiare. La sfida di Romagnoli

L’imprenditore: il mercato chiede nuove prospettive

«Lo spazio esiste, oggi il consumatore è più attento e sta tornando a emozionarsi nel far da mangiare»

BOLOGNA

Cambia il mercato, cambiano i consumatori e deve cambiare, inevitabilmente, anche il mondo del prodotto principe dell’ortofrutta italiano: le patate, che da sole valgono circa il 10% delle vendite di orticole nei reparti ortofrutta dei supermercati. Ne è convinto Giulio Romagnoli, imprenditore alla guida dell’azienda di famiglia – Romagnoli F.lli Spa – che con i suoi circa 43 milioni di euro di fatturato e 60 dipendenti è tra i principali operatori del settore. Basata a Bologna, Romagnoli F.lli Spa conta centinaia di aziende agricole sul territorio nazionale delle quali organizza la produzione e a cui fornisce l’assistenza tecnica e le sementi, prendendosi cura dei processi industriali. «Ogni anno compaiono sugli scaffali prodotti nuovi, che normalmente non rientravano nell’offerta e nel consumo – è il ragionamento di Romagnoli –. Questo sottrae spazio alle patate e agli altri prodotti». Questa evoluzione, inevitabilmente, impone di ricalibrare l’offerta. E quindi di abbandonare la strada che negli ultimi anni ha visto ampliarsi solo il tipo di ‘prestazioni’: prodotti sfusi, locali, dal mondo e così via, senza una vera distintività nel valore. Negli ultimi anni, sostiene Romagnoli, «non è mai stata rivista la vecchia segmentazione per funzione d’uso, oramai di fatto abbandonata perché impraticabile con le dimensioni delle confezioni utilizzate, quasi mai sotto il chilo e mezzo». Insomma, secondo Romagnoli serve un cambio drastico nel modo di proporre l’universo della patata al consumatore finale, ottimizzando gli spazi progressivamente in calo nei reparti ortofrutta: «Dobbiamo rivedere la segmentazione del prodotto, non più in orizzontale ma in verticale: puntare sulle varietà che siano di facile utilizzo, con patate sempre più adeguate a tutti gli usi». Non limitarsi più, quindi, ad avere un’unica qualità di prodotto, ma proporre varietà diverse, che possano distinguersi anche per il valore – e quindi per il prezzo proposto – sugli scaffali dei supermercati. Lo spazio per uno sviluppo del genere, secondo l’imprenditore, c’è. Anche perché è il mercato stesso a chiedere un cambio di prospettiva in questo senso: «Oggi il consumatore è più attento, sta tornando a emozionarsi nel far da mangiare. Dobbiamo insegnargli a riconoscere anche la varietà delle patate, come per gli altri prodotti. Arrivare a garantirgli conoscenza e consapevolezza di ciò che sta acquistando. Spesso ci si dimentica che il cibo è fatto per essere mangiato, al di là di salubrità e sostenibilità che certamente sono importanti». E riuscire a diversificare sulla qualità porta ritorni, sotto il profilo dei margini, anche alle aziende come Romagnoli: «Il recupero della sostenibilità economica per la produzione è fondamentale – è la considerazione dell’imprendiotre –. Parliamo spesso di sicurezza alimentare, ma serve una giusta remunerazione per la produzione agricola. I maggiori rischi, nell’alimentare, si verificano quando lo stress nella produzione porta sottocosti. E nelle patate, spesso, la differenza tra un prodotto migliore e uno medio è in pochi centesimi di euro». I risultati nella diversificazione orizzontale già si vedono, assicura Romagnoli: «Abbiamo notato, con le insegne e i distributori che hanno adottato e accolto questo nostro modo di lavorare, un incremento silenzioso, ma significativo nei consumi». Ma, avverte l’imprenditore, la collaborazione con il mondo della distribuzione, per portare avanti l’evoluzione del modo di proporre le patate al consumatore finale, è «indispensabile ».

Riccardo Rimondi

Poker di varietà alla prova degli scaffali

Una nuova generazione di tuberi

BOLOGNA

Quattro nuove varietà di patate, lanciate nel 2019, per rispondere a due sfide fondamentali per tutta la filiera: quelle della sostenibilità e dell’efficienza. Le quattro rappresentanti della nuova generazione di tuberi proposte da Romagnoli si chiamano Alouette, Carolus, Levante e Twister e sono già disponibili sia per le produzioni biologiche sia per quelle convenzionali. La forza di queste quattro varietà è nella resistenza alle principali fitopatie: in particolare hanno un’elevata tolleranza alla peronospora, la malattia delle patate che fu alla base della grande carestia irlandese che nella seconda metà degli anni ’40 dell’Ottocento causò un milione di morti e un altro milione di emigrati. Ma tutte e quattro sono anche tolleranti ai virus. Portare sugli scaffali nuove varietà di patate è un lavoro che parte da lontano, un percorso più che decennale: «Siamo partiti una ventina di anni fa, il lavoro della genetica tradizionale chiede tempi lunghissimi – spiega Giulio Romagnoli –. Per dare un’idea della complessità di questo processo, consideriamo che da circa due milioni di incroci all’anno, dopo dieci anni, ci aspettiamo di ottenere, al massimo, una varietà o due». Nei mesi scorsi, è arrivato lo sbarco sul mercato: «Dal punto di vista agronomico, c’è un impatto favorevole e un vantaggio ambientale per i consumatori. Una varietà resistente non richiede l’utilizzo di trattamenti fitosanitari». Si tratta di un vantaggio economico, certamente, ma in grado anche di favorire un’agricoltura più green. Le patate di nuova generazione sono già presenti sul mercato da qualche mese, anche se, per ora, restano disponibili in quantità limitate. Ma, almeno negli auspici di chi le ha create, non sarà così troppo a lungo: «Oggi usciamo differenziando il prodotto, il sogno è che più avanti, un domani, tutte le patate presentino queste caratteristiche», sottolinea Romagnoli.