Viaggiare sicuri e con la rete
Uirnet, la piattaforma digitale darà 100mila posti di lavoro

RENDERE EFFICIENTE e sicura la logistica in Italia significa liberare percentuali significative di prodotto interno lordo e, in conseguenza, posti di lavoro. È stato calcolato che le due cose insieme produrrebbero 15 miliardi l’anno di Pil e centomila occupati in più. Sapere che le merci viaggiano sicure e che tutta la movimentazione è tracciabile, su strada, soprattutto, su ferrovie, su navi e aerei  produrrebbe un salto di qualità definitivo per tutto il sistema Paese.

Non è che non ci si sta pensando. Da tempo è stata istituita Uirnet (Sistema nazionale della logistica integrata e intermodalità), società pubblica di cui è presidente e amministratore delegato Rodolfo De Dominicis, chiamato a realizzare la «Piattaforma logistica nazionale» alla quale, entro poco tempo, dovranno agganciarsi tutti gli operatori del traffico merci in Italia.

SECONDO LO STUDIO di The European House Ambrosetti le aziende avrebbero benefici per 2,5 miliardi l’anno e ci sarebbero minori costi ambientali per 2,5 miliardi di euro con minore inquinamento dovuto, in primo luogo, alla minore congestione del traffico. Perché la «Piattaforma logista nazionale» garantirebbe riduzione di costi, tempi e spostamenti inutili; maggiore sicurezza, con aumento di safety e security; più qualità con aumento del servizio, dell’accessibilità e dell’inclusività; maggiore fruibilità.

La questione è talmente centrale che, per la prima volta, è stato realizzato il «Piano nazionale della logistica 2012-2020», che indica le politiche da seguire nelle diverse modalità di trasporto a livello nazionale e locale. Da qui passa maggiore competitività.

In Italia la logistica è strategica, generando il 5% del Pil nazionale, pari a 85 miliardi di euro. «La Banca mondiale ha evidenziato come a parità di reddito pro capite riporta lo studio Ambrosetti – i Paesi con una migliore prestazione logistica sperimentano una maggiore crescita, nella misura dell’1% del Pil e del 2% nell’interscambio commerciale». Il caos attuale determina un minor flusso di 2,6 milioni di container all’anno rispetto alle potenzialità di mercato. Il fatturato perso dalle imprese del setto re per questi disservizi si stima tra i 4,6 e i 6,5 miliardi di euro l’anno: una mancata attivazione nel sistema di un valore tra 10-15 miliardi di euro l’anno.

Ogni giorno di ritardo nel transito di un prodotto corrisponde una flessione del commercio di almeno l’1% in un anno. Proiettato sull’Italia, ogni giorno di ritardo determina un danno sul commercio internazionale di quasi 8 miliardi di euro l’anno.

UIRNET GIÀ COINVOLGE attori

di primo piano dell’economia, che hanno cofinanziato i 50 milioni finora investiti sul progetto. Ci sono i 21 Interporti italiani più rilevanti, la Selex, Telespazio, Autostrade, Telecom Italia, Almaviva, Insis, Sinelec e Vitrociset, Assoporti l’Ap di Ravenna, la Fai Service, Confapi Trasporti, Anita servizi, Confartigianato Trasporti Servizi, Trasportounito Fiap, Cna-Fita, Assotir).

Per la gestione della piattaforma, sono in corsa HP Enterprise Services Italia S.r.l., Vitrociset S.p.A. e Fai Service Società Cooperativa. Obiettivo. «Secondo il Transport outlook dell’Ocse, il trasporto merci delle economie avanzate – riporta sempre Ambrosetti – è previsto in crescita tra il 50% e il 130% da qui al 2050». La sfida della piattaforma, dunque, sarà decisiva.