LA SFIDA DEL FUTURO

Medicine orfane e marijuana terapeutica
Il Farmaceutico dichiara guerra ai costi

FIRENZE

ESATTAMENTE cento anni fa il Regno d’Italia decise di acquistare una piantagione di china sull’isola di Giava per produrre il chinino di Stato e spezzare il monopolio dell’Olanda che imponeva prezzi astronomici per la materia prima. La produzione era affidata alla Farmacia centrale militare che allora si trovava a Torino. Un secolo dopo la storia si ripete: il ministero della Salute affida allo stabilimento Chimico farmaceutico Militare l’esclusiva della coltivazione della cannabis terapeutica proprio per contrastare i prezzi elevati della materia prima che arriva, guarda caso, dall’Olanda. Questioni di economia, ma anche di welfare. Ma non solo, perché questa eccellenza con le stellette, che ha sede a Firenze, produce anche i farmaci orfani, ossia quelle medicine che le case farmaceutiche non commercializzano più non portando reddito. Il Chimico farmaceutico militare se ne è fatto carico.

LA STRUTTURA fa parte di Agenzie industrie difesa, guidate da Gian Carlo Anselmino, l’organismo che si occupa della gestione delle unità industriali del ministero della Difesa. Abbiamo fatto il punto con il comandante del farmaceutico, colonnello Antonio Medica. Fiorentino, il colonnello Medica è arrivato in istituto nel 1990 da soldato semplice per la naja. Dopo la laurea in chimica e tecnologia farmaceutica, ha proseguito la carriera militare fino a diventare direttore dell’istituto. È stato l’artefice delle tappe più epocali, come l’attuazione del progetto cannabis e l’industrializzazione dei farmaci orfani. «Per quanto riguardala cannabis terapeutica – dice il colonnello Medica – l’obiettivo era mantenere il prezzo più basso possibile, garantire il massimo livello di qualità e garantire la disponibilità. Dopo la fase sperimentale la coltivazione è entrata a regime a metà 2016. La produzione iniziale era di 100 chili, il primo prezzo è stato di 5,93 euro al grammo assestati a 6,88 con le spese di confezionamento e gestione. (contro i 9 di quella acquistata sul mercato privato). Le talee arrivano gratis da un centro del Cnr di Rovigo. L’obiettivo è raggiungere l’autosufficienza; si sta lavorando per far crescere le coltivazioni in un fabbisogno sempre più in crescita. Nelle serre si coltiva una cannabis di qualità, a costi ridotti. Al momento commercializziamo le infiorescenze, ma stiamo lavorando a degli estratti che renderebbero più facile il processo». Nel 2017 sono stati consumati 380 chili di cannabis terapeutica. Le regioni che ne fanno uso sono passate da 5 a 12,la previsione è che il fabbisogno sia in aumento. Negli altri Stati dove c’è un impiego medico si parla di alcune migliaia di chili. Chiaro che la sfida del futuro è aumentare i quantitativi.

UNA SFIDA che invece è stata superata con i farmaci orfani. «Abbiamo sempre collaborato per le esigenze sanitarie del Paese – ha aggiunto il colonnello Medica – già negli anni ’50 si facevamo micro produzioni di farmaci normalmente non reperibili sul mercato. Nel 2007 c’è stato il salto con l’industrializzazione della produzione. Attualmente realizziamo 5 farmaci orfani per il trattamento di circa 2000 pazienti che soffrono di patologie croniche fortemente invalidanti. La produzione viene gestita con l’Agenzia italiana del farmaco. Nel 2017 il ricavo da questo settore è stato di un milione e 700mila euro, con un margine di circa 200mila euro. Denaro che ci permette di mantenere le linee produttive in efficienza». I farmaci orfani vengono spediti alle farmacie degli ospedali che provvedono a darli agli ammalati; ma dove la terapia non è riconosciuta è il paziente stesso a farsene carico. Al farmaceutico militare si producono anche gli zaini coi presidi che vengono distribuiti ai militari impegnati nel servizio (in patria e nelle missioni all’estero) ma anche gli antidoti per la difesa nbcr (epica la distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio dopo il disastro nucleare di Chernobyl). Ultimo l’aspetto ‘brand’, con il cioccolato, l’elisir di china e i distillati come cordiale o la grappa, ricordo di notti di guardia o di assaggi grazie all’amico furiere. Tempi andati: oggi abbigliamento, cioccolato e liquori sono in boutique.

Fabrizio Morviducci

 

IL DENARO NON DORME MAI
di GI– USEPPE TURANI

DOPO IL VOTO L’ITALIA SMETTA DI SOGNARE

ORMAI gli italiani hanno votato e quindi si può commentare liberamente quello che c’era scritto nei programmi senza timore di fare propaganda. Bene, va detto che dentro quell’ammasso di promesse (dalla flat tax all’abolizione della legge Fornero) c’era una logica. Sul Paese si sarebbe riversata una tale somma di denaro che la crescita ne avrebbe avuto come una scossa benefica, quasi meglio di un elettroshock. Serissimi istituti internazionali (Oxford economics) hanno calcolato che con quella massa di doni il Pil italiano, che oggi viaggia sull’1,5 per cento, sarebbe volato addirittura al 3 per cento in più; una festa, un sogno. Purtroppo, sono gli stessi ricercatori che hanno fatto questa scoperta a spiegare che la cosa sarebbe durata poco, alcuni mesi o forse appena alcune settimane. Il perché è presto spiegato. I soldi per fare tutti quei meravigliosi regali natalizi agli italiani non ci sono. Il ricorso all’indebitamento sarebbe stato quindi inevitabile e massiccio. Cosa molto pericolosa perché l’Italia, insieme alla Grecia, ha già uno dei debiti più alti di tutta l’Europa. Inevitabile, quindi, immaginare un rapido intervento dei mercati.

LO SPREAD, che oggi naviga tranquillo sul livello 130 comincerebbe a decollare verso l’alto. E contro lo spread, che viene fissato minuto per minuto dai mercati in modo autonomo e non manipolabile, c’è poco da discutere. Proprio Berlusconi, che del centrodestra afferma di essere il regista, ha già fatto questa esperienza del 2011 e alla fine ha dovuto andarsene, lasciando il governo nelle mani di Mario Monti, al quale sono poi succeduti sempre governi a trazione Pd. Questa volta è difficile che si commetta lo stesso errore. E quindi è assai probabile, già oggi o nei prossimi giorni, che tutte queste promesse di grandi spese e di grandi doni al popolo vengano lasciate cadere per la semplice ragione che si tratta di cose irrealizzabili. Questo per quanto riguarda il centrodestra. I 5 Stelle, secondo la loro natura, sono ancora più di manica larga con le spese. Ma le loro fantastiche promesse sono destinate a finire nello stesso cestino si quelle del centrodestra. Insomma, per chi vi ha creduto è stato bello, anche se solo per qualche settimana, ma già da oggi si torna con i piedi per terra. E chi governerà dovrà cercare di farsi dare dai mercati i consueti 400-500 miliardi che ogni anno ci servono per tirare avanti, quindi profilo basso. Per i sogni, attendere la prossima campagna elettorale.

Di |2018-05-14T13:14:09+00:0006/03/2018|Primo piano|