LA SCOSSA DI ILIAD

Rivoluzione: un trentenne ai vertici
«I giovani stanno cambiando il Paese
Il tycoon Niel scommette su di me»

MILANO

«CON XAVIER NIEL il feeling è stato immediato. Il suo stile è improntato alla rivoluzione, in tutto quello che ha fatto, con l’obiettivo di cambiare le regole e dare vantaggi al consumatore. Voleva qualcuno che non venisse dall’ambiente delle tlc, che portasse un punto di vista nuovo e non avesse paura di mettere in discussione gli schemi consolidati. Per questo ci siamo trovati in sintonia». Benedetto Levi non ha ancora compiuto trent’anni, ma è già a capo di Iliad Italia, costola nostrana del colosso della telefonia d’Oltralpe. Nato a Torino, la città in cui si è laureato in Ingegneria logistica al Politecnico, Levi ha conseguito un master alla Scuola superiore di commercio di Parigi, ha vissuto tra la capitale francese e Londra e ha guidato due startup, l’ultima (Captain Train) acquisita poi da Trainline, sito di vendita online di biglietti ferroviari, di cui il manager ha seguito lo sviluppo in Italia.

Levi, non è usuale nel nostro Paese avere ceo di trent’anni. Bisognava aspettare un operatore straniero per rompere un tabù?

«In realtà non è che anche all’estero, soprattutto nel nostro settore, sia un must mettere i giovani in posizioni apicali. Anzi, le dirò che in Italia le cose stanno cambiando. Nel palazzo di fronte alla nostra sede milanese, ad esempio, c’è Satispay, poi c’è Talent Garden, aziende guidate da giovani che stanno avendo molto successo, insomma stiamo andando nella direzione giusta».

Si parla tanto di innovazione e Industria 4.0, l’Italia è pronta a questo cambiamento? Quali sono gli ostacoli da superare?

«Se c’è una cosa che non manca all’Italia è la creatività: siamo il Paese con il tasso di idee originali più alto del mondo, probabilmente. Abbiamo settori che eccellono da questo punto di vista. Quello che magari manca è l’ecosistema attorno, la disponibilità di investimenti. O il quadro legislativo per restare competitivi rispetto ai concorrenti. Però, oggi le startup hanno più facilità ad attirare fondi rispetto al passato, e anche gli spazi di coworking, dove circola la creatività, stanno crescendo. Tutto questo sta arrivando, e qualche anno fa non c’era. Insomma, non siamo un Paese fermo».

C’è qualche consiglio che si sentirebbe di dare a un suo coetaneo che volesse intraprendere una carriera in un’azienda innovativa?

«Gli consiglierei innanzitutto di fare qualcosa in cui creda, che gli dia forti motivazioni e gli permetta di fare qualcosa che ha un impatto reale sulla vita delle persone. Insomma, voler fare il manager per il gusto di farlo non credo possa dare grandi soddisfazioni».

Magari anche qualche esperienza all’estero, come ha fatto lei, non guasta…

«No, certo. Le esperienze all’estero ti insegnano a relativizzare tutto: magari in un Paese trovi qualcosa che è fatto meglio che in Italia, oppure scopri che altre cose le facciamo meglio noi». Andrea Bonzi

Di | 2018-07-31T10:44:56+00:00 31/07/2018|Primo piano|