LA RIVOLUZIONE CHE CI ASPETTA

Un Paese a trazione elettrica
La scommessa di Enel X:
«Siamo il futuro dei trasporti
Anche i costi sono crollati»

Alessia Gozzi
MILANO

«L’ITALIA parte da quota 2% di mobilità elettrificata, in linea al resto dell’Europa. In realtà, quel 2% contiene una grandissima percentuale legata alle Ferrovie dello Stato, mentre molti Paesi hanno il trasporto su rotaia ancora alimentato a diesel. Nel trasporto su gomma siamo indietro». Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel X, la divisione del gruppo incaricata di sviluppare i nuovi business legati alla digitalizzazione e alla mobilità elettrica, non ha dubbi: «Il futuro è elettrico». Quindi, bisogna recuperare il terreno perduto.

In Italia le cose si muovono, ma perché siamo così in ritardo?

«C’è stata una gran confusione nella visione sul trasporto. Il concetto della neutralità tecnologica, dove tutto si demanda al mercato e nulla si decide, sembra per fortuna decaduto: la Pubblica amministrazione ora sembra più orientata a spostarsi sul trasporto elettrico. Adesso c’è un governo che parla di mobilità sostenibile e in questo momento ci sono già più tavoli sul tema. Dobbiamo fare molto di più per quanto riguarda il trasporto pubblico su gomma, dove siamo in ritardo, mentre siamo praticamente a zero sul trasporto pesante. Per quanto riguarda, invece, le auto ce ne sono circa 15mila tra puramente elettriche che elettriche plug in».

Le case automobilistiche sembrano ormai indirizzate verso un futuro elettrico.

«Prima lo era un po’ a parole, ora sempre di più con i fatti. Per spingere sulla mobilità elettrica, abbiamo un’associazione, Motus-E, che raggruppa società elettriche, case automobilistiche, società che producono componentistica, università e centri studi. Devo dire che alcune realtà sono molto attive, in particolare Mercedes e gruppo Volkswagen, ma anche Nissan-Renault e Volvo. Fca si sta iniziando ad affacciare in maniera importante e adesso devono iniziare a lavorare sui modelli, stiamo lavorando anche con loro».

I costi possono rappresentare una barriera alla diffusione su larga scala?

«I costi sono in crollo verticale, in questo momento vengono tenuti più alti dalla carenza di disponibilità di batterie. Nel momento in cui si costruisce capacità manifatturiera, i costi si abbassano. Si parla già di prezzi attorno ai 100 dollari per Kwattora nel settore manifatturiero dell’automotive, la metà di quelli attuali che vediamo sul mercato, dal 2020-2021, quando usciranno molti nuovi modelli. Nel 2019 vedremo il passaggio della Smart a totalmente elettrica, sarà la prima casa all’interno del gruppo Mercedes ad abbandonare totalmente la combustione interna».

Il Dieselgate ha contribuito a dare una spinta…

«Se tutto si traduce a pagare una multa non vai molto lontano, devi avere piani commerciali e crederci. E le aziende iniziano a crederci sempre di più. Negli Stati Uniti è in atto un progetto gigantesco di elettrificazione del Paese. Anche in Europa i target al 2030, in termini di emissione di CO2, sono molto stringenti e spingono verso una mobilità più sostenibile ».

Poi, però, le persone devono convincersi a passare all’elettrico…

«Per questo servono informazione ai cittadini e regole certe, perché la macchina rimane uno dei grandi investimenti delle famiglie».

A che punto è l’installazione delle colonnine sul territorio?

«Siamo un privato che si muove sul territorio con un interlocutore pubblico fatto di 8.100 Comuni e 20 Regioni, i primi momenti di education sono stati fondamentali. Dopo i primi mesi di difficoltà dove abbiamo dovuto inventarci un approccio al mercato, abbiamo una serie di accordi con enti locali e catene commerciali. Siamo arrivati a una media settimanale di 60-80 colonnine installate, contiamo di arrivare a 100-150 a fine anno per raggiungere il target di 2.000-2.500 nuove installazioni o upgrade tecnologico (siamo alla quarta generazione) entro fine anno. Di cui 120-200 solo a Roma, che per una casa come la Smart è uno dei maggiori mercati».

L’elettrico è entrato anche in pista, con gare di auto a emissioni zero: cosa ha portato FormulaE a un gruppo come Enel?

«È nata tre anni fa, dopo un lungo dibattito, perché non eravamo abituati a quel tipo di target. Invece, è stata una scelta azzeccata con un ritorno d’immagine gigantesco. L’investimento iniziale è stato già ripagato di 4-5 volte. Il nostro obiettivo era dimostrare che siamo un’azienda elettrica che non vende solo energia ma fa anche tecnologia, e la Formula Uno è un concentrato di tecnologia. Quando siamo entrati in MotoE, tutti hanno capito che facevamo sul serio. Tra i nuovi progetti in vista, a fine ottobre la e-Mobility Revolution partirà in Spagna, dove annunceremo anche lì il programma di infrastruttura pubblica, e due settimane dopo anche in Romania, che si sta cercando di proporre come il paese dove andare a produrre auto elettriche con una politica di forti incentivi ».

Di |2018-10-02T09:24:16+00:0001/10/2018|Primo piano|