LA RIPRESA CHE NON C’E’

La calda estate delle crisi aziendali
Da Whirlpool a Mercatone Uno
Giorni difficili per 280mila lavoratori

Andrea Bonzi
MILANO

È UN’ESTATE calda, rovente, quella che attende lavoratori e sindacati. Sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio ci sono 160 vertenze aperte, che coinvolgono fino a 280mila persone. Un numero in crescita, visto che a inizio anno le crisi da scongiurare erano 138: ai nuovi casi si sono aggiunte situazioni che sembrano risolte ma che si sono riaperte, come Whirlpool, ArcelorMittal e Mercatone Uno. Tanti gli incontri al Mise in settimana, pochi quelli risolutivi.

CASSA AL MERCATONE Partiamo proprio dal Mercatone Uno, la catena con 55 punti vendita che ha chiuso a pochi mesi dall’acquisto della proprietà Shernon Holding, fallita. La mattina del 25 maggio, i 1.800 addetti hanno trovato le serrande abbassate, increduli come i clienti che avevano dato l’acconto per i mobili e i fornitori che aspettano i pagamenti per la merce realizzata. Ci sono volute nove ore di discussione al Ministero, ma alla fine i lavoratori – che non percepivano la paga intera da marzo – avranno la cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre. Famiglie e sindacati, però, non esultano: l’importo dell’assegno di cassa integrazione sarà calcolato sugli stipendi della gestione Shernon Holding, l’ultima, e non su quella precedente, meccanismo che li avrebbe resi più sostanziosi.

WHIRLPOOL SLITTA Braccio di ferro in corso anche su Whirlpool. La ‘bomba’ è stata sganciata a fine maggio: l’azienda, di proprietà americana, che pure a ottobre aveva firmato per un piano di investimenti da 250 milioni nel nostro Paese, annuncia l’intenzione di cedere lo stabilimento di Napoli, che dà lavoro a 430 operai, su cui erano previsti 17 milioni per il rilancio. Il ministro Di Maio – che pure avrebbe saputo in anticipo la volontà dell’azienda – ha minacciato di ritirare 15 milioni di incentivi: la proprietà si è detta disposta a ragionare su un’eventuale mantenimento dell’impegno a Napoli. Ma la trattativa è ancora lunga: il prossimo incontro è slittato a domani, perché lo stesso Di Maio vuole avere un colloquio faccia a faccia, «non solo telefonico», con i vertici di Whirlpool Emea prima di riaprire il tavolo.

LE NOZZE AUCHAN-CONAD Altra vertenza importante – parliamo di 18mila lavoratori coinvolti – è rappresentata dall’acquisizione da parte di Conad dei supermercati del colosso francese Auchan in Italia. Si tratta di 280 punti vendita a marchio Auchan e Sma. La firma sul passaggio è prevista entro fine ottobre, ma l’obiettivo di Conad, che pure non nasconde la difficoltà dell’operazione, è chiudere entro il 31 luglio, anche se serve il parere dell’Antitrust. L’ultimo incontro al Ministero si è tenuto giovedì scorso. Al momento non si è parlato di esuberi, l’obiettivo di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs è di «evitare lo spezzatino» dei vari negozi.

I TORMENTI DELL’EX ILVA «Interlocutorio» è stato anche l’incontro di giovedì sulla cassa integrazione ordinaria chiesta da ArcelorMittal per i circa 1.400 dipendenti dello stabilimento di Taranto per 13 settimane, a partire dal 1° luglio. L’azienda ha confermato la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali, ma le parti si rivedranno domani. Sulla vicenda pesa l’aspetto sanitario e politico, con il braccio di ferro fra il governo, deciso a cancellare, nel Decreto Crescita, le clausole di immunità penale e amministrativa che ArcelorMittal aveva ottenuto al momento della firma, per attuare gli investimenti del piano ambientale.

COMMESSE A PIAGGIO AERO Situazione delicata anche quella di Piaggio Aero – oltre mille lavoratori negli stabilimenti di Sestri Levante e Villanova d’Albenga –, in amministrazione controllata e con una richiesta di aumento della cassa integrazione che coinvolgerà 527 addetti. Nell’incontro di giovedì, però, il ministero della Difesa ha confermato gli impegni sulle commesse, con stanziamenti previsti fino al 2032 per un importo complessivo di 700 milioni di euro.

TREOFAN E BLUTEC Niente summit al ministero neppure per Treofan, circa 220 dipendenti tra Battipaglia (già chiuso) e Terni. «Un’eccellenza nella realizzazione di film di plastica», spiega Sergio Cardinali (Filctem- Cgil nazionale). L’azienda è stata venduta nove mesi fa agli indiani di Jindal (diretti concorrenti nel settore), ma i sindacati nutrono molti dubbi sulla volontà reale di reale di rilancio da parte dei proprietari, che si sono accollati i debiti della gestione precedente. «Il timore è, come accade spesso con le multinazionali – semplifica Cardinali –, che si sia acquistato per poi dismettere». Per quanto riguarda l’ex Fiat di Termini Imerese, la cui conversione è stata bloccata dal crac di Blutec, la Regione Sicilia si è detta disponibile a pagare la cassa integrazione straordinaria per il 2019. Ma il confronto col governo è stato durissimo e la vertenza non è certo finita qui.

Di |2019-06-24T09:46:25+00:0024/06/2019|Imprese|