LA RICCHEZZA DELLA BIODIVERSITÀ

Inizia la caccia al tartufo bianco
«Estate piovosa, i prezzi caleranno
E un bollino garantirà l’origine»

ALBA (CUNEO)

CI SONO GRANDI aspettative sulla raccolta del tartufo bianco, iniziata la scorsa settimana ad Alba, in Piemonte. «Dopo un’estate in cui è caduto il 56% in più di pioggia, le prospettive per la raccolta sono eccellenti», ricorda la Coldiretti in occasione del primo weekend alla fine del fermo biologico che ha permesso una corretta maturazione del più prezioso frutto della biodiversità italiana. «Le condizioni climatiche dell’estate fanno infatti sperare – sottolinea l’associazione di agricoltori – in un raccolto da record per il Tuber Magnatum Pico, che si sviluppa in terreni freschi e umidi sia nelle fasi di germinazione sia in quella di maturazione». Archiviata, dunque, la disastrosa scorsa annata segnata dalla siccità, le stime positive poggiano oggi sulla neve invernale e su una estate molto umida «che dovrebbe consentire anche quotazioni più abbordabili rispetto al 2017, quanto è stato raggiunto il massimo storico di 6.000 euro al chilo per pezzature medie attorno ai 20 grammi al borsino del tartufo di Alba, punto di riferimento a livello nazionale». L’economia che gira attorno al prezioso tubero affronta quest’anno anche un’altra novità, ovvero la conferma, da parte della direzione generale Agricoltura dell’Unione europea, che funghi e tartufi spontanei raccolti in natura devono essere obbligatoriamente etichettati con il luogo di raccolta.

«UNA MISURA importante – sostiene l’associazione – per evitare che prodotti stranieri vengano spacciati per italiani come troppo spesso è avvenuto fino ad ora. Finalmente sarà possibile sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella nostra penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani, con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare ». Inoltre, una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate prevede l’aliquota Iva agevolata al 10% per il tartufo fresco o refrigerato, e anche per il prodotto sterilizzato o in olio d’oliva. Aliquota Iva ordinaria, invece, per il tartufo congelato. Praticata già dai Sumeri, la raccolta del tartufo svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive, dove rappresenta una importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia il tartufo, deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio dal tipo di albero presso il quale si è sviluppato. La forma, invece, dipende dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presenterà più liscio, se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio.

MA QUAL È la differenza tra tartufo nero e bianco? In cucina, il primo, meno pregiato e raro, viene per lo più utilizzato in cottura o per farcire ma anche a crudo, tagliato a fettine e messo su piatti di pasta fresca. Il bianco (Tuber Magnatum Pico, appunto) va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti. Per quanto riguarda i vini, il tartufo bianco esige grandi vini rossi, il nero, invece ammette anche i bianchi. E proprio in queste settimane, spuntano in tutta Italia festival e sagre dedicate al tubero. Tra queste, spicca la fiera nazionale del tartufo bianco di Acqualagna, giunta alla sua 53esima edizione. La fiera si terrà l’ultimo fine settimana di ottobre e i primi due di novembre nel cuore dell’Appennino marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino, dove si trova Acqualagna, un vero giacimento tartufigeno: la zona detiene il primato italiano nella vendita del tartufo, patrimonio fondamentale dell’economia e della cultura dell’area. Chi ha fretta e non può aspettare potrà fare un salto a Fico, il parco bolognese del cibo che il 6 e 7 ottobre, ospiterà l’evento nazionale ‘L’Italia del tartufo’: sarà l’occasione per fare il punto sulla candidatura Unesco a patrimonio immateriale dell’umanità della ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia’.

Ittica Pesca in Adriatico, semaforo verde. Coldiretti: «Grigliate a chilometro zero»

ROMA

TORNANO finalmente in mare i pescherecci in tutto l’Adriatico per rifornire dall’inizio della settimana i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco. È Coldiretti Impresapesca a dare la notizia della fine del fermo pesca che, dal 13 agosto, aveva bloccato le attività della flotta italiana da San Benedetto a Bari, dalle Marche all’Abruzzo, dal Molise alla costa adriatica della Puglia, dopo che il semaforo verde era già scattato per il tratto da Trieste a Pesaro il 10 settembre scorso. Via libera dunque – sottolinea l’associazione – lungo tutta la costa adriatica a fritture e grigliate a ‘chilometri zero’ realizzate con il pescato locale e meno rischi di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto congelato o straniero delle stessa specie del nazionale se non addirittura esotico e spacciato per nostrano. Un pericolo favorito dal fatto che «in Italia più di 2 pesci su 3 consumati nei territori interessati dal blocco vengono dall’estero», attacca Coldiretti. Resta, invece, in vigore il divieto di andare in mare per i pescherecci dello Ionio e del Tirreno fino a Roma che durerà fino al 9 ottobre dove però è disponibile pescato proveniente dalle altre zone nazionali dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo, il consiglio di Coldiretti Impresapesca è comunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa).

LE PROVENIENZE sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma ci si può anche rivolgere alle esperienze di filiera corta che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica. La prossima tappa del fermo biologico 2018 riguarderà l’alto Tirreno, da Civitavecchia a Imperia dal 1° ottobre al 30 ottobre.

Di |2018-09-24T12:13:59+00:0024/09/2018|Focus Agroalimentare|