LA REGINA DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Hu Weiwei, la cronista imprenditrice che ha inventato il fenomeno MoBike
«Il segreto? Pagamenti smart e gps»

Elena Comelli
MILANO

A HU WEIWEI piace andare in bicicletta, anche se la sua carriera è iniziata in una rivista di automotive. La fondatrice di MoBike, il servizio di bike sharing più grande del mondo, operativo in Italia a Firenze, Milano, Bergamo, Torino, Cremona, Reggio Emilia e Bologna, è una grande ammiratrice di Oriana Fallaci e si considera una giornalista più che un’imprenditrice. La sua società, però, è già entrata nel mito: in meno di due anni è esplosa con 10 milioni di utenti registrati in un centinaio di città cinesi, oltre a Singapore, Manchester e ora in Italia. Solo nel 2017, MoBike ha attirato quasi un miliardo di finanziamenti da grandi investitori, di cui 600 milioni dal colosso cinese di internet Tencent, raggiungendo una valutazione di 2 miliardi di dollari e battendo la rivale Ofo.

NATA NELLA PROVINCIA di Zhejiang, alle porte di Shanghai, Hu Weiwei si è laureata per fare la giornalista, lavorando poi in diverse testate di tecnologia e automotive. «Il giornalista e l’imprenditore fanno mestieri molto simili, per cui non c’è bisogno di cambiare per passare dall’uno all’altro», secondo Hu. «Per me sono più importanti le domande delle risposte», precisa. Fare domande porta a scoprire le esigenze degli utenti e questo è essenziale per un imprenditore. Proprio partendo dalle domande giuste è nata l’idea di MoBike. Hu ha capito che c’è molto bisogno di trasporto sostenibile nelle città, per coprire l’ultimo miglio dalla metropolitana alla porta dell’ufficio o di casa. La risposta di Hu discende da tre constatazioni: date le crescenti limitazioni alle auto, l’ideale è avere una bici a disposizione, solo per il tragitto necessario. La filiera della bici cinese è la più sviluppata del mondo: su una produzione globale di 80 milioni di bici, nel 2016 la Cina ne ha prodotte 20 milioni. Il pagamento mobile, poi, in Cina è molto sviluppato: anche le nonnine usano le applicazioni di e-payment sul cellulare.

DA QUI LA NASCITA di MoBike, un servizio di bike sharing a flusso libero, quindi senza agganciare la bici a una rastrelliera a fine viaggio, com’è già molto comune in Germania, dove il bike sharing della Deutsche Bahn, chiamato Call-a-Bike, funziona così da anni in una decina di città tedesche. Le smart bike di MoBike possono essere lasciate in un punto qualsiasi e sono rintracciabili per gli utenti grazie a un chip via Gps: per sbloccare il lucchetto intelligente è sufficiente scannerizzare il QR-code della bici con l’applicazione sul cellulare.

IL BOOM è stato immediato. Per i cinesi, già grandi utilizzatori di biciclette ma afflitti dai continui furti, passare al bike sharing è stato del tutto naturale. Oltre a MoBike, sono spuntati altri servizi e 10 milioni di bici condivise hanno invaso le strade delle città cinesi in pochi mesi, con Shanghai in testa a quota 450mila bici. Ora MoBike, guidata dall’ex capo di Uber in Cina, Wang Xiaofeng, vuole espandersi all’estero: il primo sbarco in Europa è stato a Manchester, poi a Firenze e, in ottobre, sarà il turno di Londra e Milano. Il mercato globale del bike sharing, secondo Roland Berger, è destinato a crescere del 20% all’anno e a generare 6 miliardi di ricavi nel 2020, ma per MoBike, ad oggi, di profitti non si parla. Gli investitori, però, accorrono lo stesso. E non è un caso che il fenomeno si stia espandendo. Non a caso vi è entrato anche Uber: lo scorso aprile ha comprato la startup californiana Jump Bikes, e con le bici eletriche sbarcherà in Europa

Il mercato I mezzi elettrici tirano la volata alle vendite: +48%

MILANO

IL MERCATO DELLE BICI (quelle elettriche e quelle più tradizionali) ha sfiorato in Italia 1,7 milioni di pezzi venduti nel 2017 con un aumento dell’1% rispetto al 2016. L’industria delle due ruote a pedali, impiega circa circa 20mila dipendenti diretti e fattura 5 miliardi di euro. Il fenomeno degli ultimi mesi sono le e-bike: nel 2017 ne sono state vendute 148.000, pari al 19% in più rispetto al 2016. Sulla spinta di questo nuovo modo di andare in bicicletta sorprendono i numeri della produzione italiana di e-bike: si passa dai 23.600 del 2016 ai 35mila veicoli dello scorso anno con un +48%.

IL FENOMENO ha contribuito a formare una filiera intera di veicoli Made in Italy, dall’assemblaggio alla costruzione di motori e componentistica elettrica ed elettronica. L’Italia esporta persino le e-bike: 8mila nel 2016, ben 19mila nel 2017 . Da una prospettiva tecnica di prodotto, le bici elettriche, sono ormai veicoli che non si distinguono quasi più da una bicicletta tradizionale essendo, ormai, diventati sempre più piccoli i motori e integrate nel telaio le batterie. La velocità di questi veicoli (25chilometri all’ora) permette di spostarsi rapidamente nel traffico urbano. Un discorso a parte merita la Mountain Bike elettrica, segmento di mercato leader indiscusso (il 65% delle vendite totali).

«I DATI DI MERCATO 2017 confermano il grande cambiamento in atto: le e-bike stanno cambiando il modo di andare in bici – ha detto Andrea Dell’Orto, presidente di Ancma Confindustria – al punto che in Ancma abbiamo creato, insieme alle moto a ai quadricicli, un Gruppo veicoli elettrici per dare il corretto supporto a questa nuova mobilità». «L’agilità e la riduzione della fatica negli spostamenti – prosegue Dell’Orto – sono solo due fra gli indicatori positivi di questa crescita sia nella produzione sia nell’export. Con l’avvento delle e-road assisteremo ad una aumento ancora più significativo».

Di |2018-10-02T09:24:28+00:0012/06/2018|Imprese|