La concia al vegetale
«Soltanto noi artigiani garantiamo la qualità»

Pochi, rigorosamente artigiani, agguerriti grazie alla qualità della produzione e alla capacità di seguire la tradizione. I Conciatori di Vera Pelle al Vegetale si raccontano.

NEL CUORE del distretto toscano della conceria c’è una nicchia molto importante per il comparto, il ‘Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale’ che riunisce le 22 aziende che producono la pelle utilizzando solo tannini naturali, secondo antiche ricette e osservando protocolli rigidissimi. Una nicchia, appunto, che ha conqustato mezzo mondo e che rappresenta una vera e propria eccellenza delle pelle italiana nel mondo. Ne parliamo con Simone Remi, presidente del Consorzio.

Con quali numeri il comparto pelle al vegetale i ha chiuso il primo semestre del 2016?
«Il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale riunisce tutte Pmi con una media di dieci-dodici addetti ad azienda che esportano oltre la metà della loro produzione all’estero. Il fatturato totale degli associati nel 2015 ha sfiorato i 200 milioni di euro. Il 2016 è partito con buone premesse che col passare dei mesi però si sono raffreddate. L’andamento degli ultimi anni ormai è questo: il mercato si muove a singhiozzo e non si riesce a fare programmi e previsioni. I conti li faremo a fine anno».

Qual è stato l’impatto della crisi sulla pelle in questi anni?
«L’impatto della crisi è stato pressoché speculare agli altri settori. C’è stato un calo notevole nel comparto ma allo stesso tempo la crisi ha messo in evidenza delle vie d’uscita: la specializzazione e una comunicazione completa. Una comunicazione che non metta in risalto solo l’articolo ma che racconti anche i paesaggi, la cultura e la tradizione del territorio di produzione. Purtroppo, a mio avviso, il comparto generale della pelle non è ancora pronto per questa particolare tipologia di promozione ».

Una grande importanza l’ha sempre rivestita la ricerca. Sono stati individuati nuovi settori di utilizzo?
«Innanzitutto bisogna capire cosa s’intende per ricerca. Se s’intende uno snaturamento delle caratteristiche della pelle, rendendola ad esempio antimacchia e lavabile, questa è una finta soluzione perché avvicineremmo il nostro prodotto alla plastica. Se per ricerca invece s’intendono le attrezzature innovative ed i macchinari stiamo sempre parlando di strumenti acquistabili dalle altre concerie della zona e dalle multinazionali. Occorre mettere un punto forte sull’artigianato, e quindi sulla creatività e sulla tradizione: elementi impossibili da acquistare da parte della concorrenza, ma che permettono di distinguersi e di avere un vantaggio competitivo. Possono sembrare frasi banali ma vedrete che non ci sarà altra scelta, ammesso che l’obiettivo sia sempre quello di produrre in Italia».

Dopo il raffreddamento del mercato russo arrivano segnali di inversione di tendenza. Quali scenari si stanno delineando?
«In questo caso si sta parlando di macroeconomie che poco interessano gli associati del Consorzio Vera Pelle. Queste frenate e rallentamenti riguardano principalmente i grandi gruppi e non piccole e medie realtà come le nostre».

Quali aspettative avete dalle fiere e dagli eventi a cui parteciperete come Consorzio o con singole aziende?
«Le aspettative sono molto alte: si percepisce sempre più un interesse intorno all’artigiano medio-piccolo che utilizza pellami particolari e qualificati, che hanno una storia e che servono a produrre manufatti di qualità “vera”. A fine ottobre saremo negli Stati Uniti alla Rhode Island School of Design per un seminario di presentazione della concia toscana arricchito da un workshop pratico di sperimentazione sulla pelle al vegetale. A fine novembre poi abbiamo in programma l’annuale evento dedicato agli operatori di settore giapponesi: quest’anno l’appuntamento è fissato per il 25 novembre nella splendida sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo ».

Carlo Baroni

«DIVERSI DALLA PLASTICA»

Ricerca? Non può limitarsi ad antimacchia o lavabile. È una finta soluzione

«La tradizione è solo nostra»

«Creatività e tradizione non possono essere acquistati dalla concorrenza, ma ci consegnano un indubbio vantaggio competitivo»

«Qualcosa in più delle tecnologie»

«Attrezzature innovative e macchinari possono sempre essere acquistati dai concorrenti, ma noi abbiamo qualcosa in più»

«Indifferenti alle oscillazioni»

«Russia più fredda e Cina in frenata? Ne soffrono le grandi imprese non le piccole come le aderenti al nostro Consorzio»

«I nostri pellami hanno una storia»

«Abbiamo grandi aspettative visto l’interesse che il mercato rivolge a prodotti qualità autentica e che hanno un’anima»

È il solo distretto specializzato in Italia

IL CONSORZIO Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale nasce nel 1994 per volontà di un ristretto gruppo di conciatori toscani. L’iniziativa riscuote subito grande consenso e, in breve tempo, il Consorzio vede aumentare considerevolmente il numero degli associati. Questa parte di Toscana compresa fra le province di Firenze e Pisa rappresenta, infatti, l’unico distretto italiano di produzione di pellame conciato al vegetale di alta qualità. Un pellame tutto naturale che si adatta a qualsiasi tipologia produttiva. Il Consorzio ha creato un marchio di qualità a garanzia dei pellami prodotti dagli associati: Pelle Conciata al Vegetale in Toscana. Il marchio viene promosso tramite un certificato di garanzia che si propone in una veste grafica corredata di sistemi anticontraffazione e di una numerazione progressiva che permette la rintracciabilità sia della conceria fornitrice che del produttore del manufatto.